Il perchè dell’attacco all’Iran, per provare a capirne di più (2)

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Dopo aver dedicato una prima analisi ai possibili motivi determinanti un intervento militare contro l’Iran, continuiamo ad occuparci dell’argomento. Per contribuire ad un maggior approfondimento, onde così offrire ai lettori tutti gli strumenti necessari a farsi un’idea autonoma e scevra di pregiudizi, pubblichiamo questa interessante intervista all’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede.

Intervista Esclusiva a Sua Eccellenza l’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede Hujjatulislam Ali Akbar Naseri

a cura di: Agenzia Stampa Italia

Abbiamo deciso di fare uno speciale sull’Iran non solo perché lo consideriamo un paese stupendo: ogni sua pietra è ricca di storia, cultura, arte, in particolar modo di tradizione e di civiltà. In seconda istanza vogliamo far conoscere il vero volto della Repubblica Islamica dell’Iran, che dal 1979 governa il popolo iraniano.

Lo vogliamo fare, soprattutto perché abbiamo notato che spesso i media occidentali nei confronti dell’Iran si mostrano parziali. In sintesi, poco ossequiosi della verità o non riferiscono correttamente i fatti; dunque è nostro dovere deontologico conoscere in prima persona più approfonditamente e compiutamente la realtà, onde fornire gli strumenti e le informazioni utili a far scoprire cos’è davvero la Repubblica Islamica dell’Iran.

Ricordiamo che l’Iran ha oltre 68 milioni d’abitanti, è dal 2011 presidente dell’OPEC (Organizzazione Paesi Esportatori di Petrolio), svolge nello scacchiere mondiale una funzione geopolitica importante: anche per questi motivi riteniamo che sia utile che gli italiani lo conoscano meglio.

Nell’ottobre 2009, all’atto della presentazione delle sue lettere credenziali presso la Santa Sede, papa Benedetto XVI le ha detto: “L’Iran è una grande nazione che ha importanti tradizioni spirituali e il suo popolo ha una profonda sensibilità religiosa (…) La Santa Sede è sempre pronta a lavorare in armonia con coloro che servono la causa della pace e che promuovono la dignità di cui il Creatore ha dotato ogni essere umano”. Sua Eccellenza ha risposto al Pontefice: “L’Iran e la Santa Sede hanno posizioni comuni nella lotta contro l’ateismo, il materialismo, l’idolatria, i mali morali e sociali, l’oppressione, l’ingiustizia, la discriminazione, l’ineguaglianza”. In che modo possono le due religioni intervenire per arrestare la progressiva secolarizzazione della società?

Nel nome d’Iddio clemente e misericordioso, vi ringrazio per questa intervista in quanto ha lo scopo di raccontare la realtà della Repubblica Islamica dell’Iran. Riguardo alla domanda, Islam e Cristianesimo sono due grandi religioni Abramitiche, le quali raccolgono molti fedeli. Esse hanno preponderanti punti in comune: la dignità dell’uomo, l’idea di giustizia, il valore della famiglia, la difesa dell’ambiente, l’eguaglianza nel mondo. Pensiamo che sulla base di questi argomenti comuni possano collaborare a livello mondiale. Noi lavoriamo per il dialogo, per l’edificazione di rapporti diplomatici da costruire anche attraverso viaggi reciproci in Iran e nella Santa Sede. Io stesso mi sto molto adoperando per avvicinare questi due grandi centri spirituali. E’ il lavoro comune tra queste due religioni ciò che può impedire il processo di secolarismo, i mali morali e sociali, l’oppressione e l’ingiustizia che sono presenti nella società.


Il dialogo tra religioni è da molti considerato l’antidoto alle diffidenze tra culture diverse. Non tutti sanno o ricordano che in questo senso, durante il mese di ottobre scorso, Ahmadinejad ha svolto un importante gesto nei confronti del Pontefice. Vuol parlarcene? In qualità di Ambasciatore del suo Paese presso la Santa Sede, può chiarire i rapporti tra la Repubblica Islamica dell’Iran e il Vaticano?

Le relazioni tra Iran e Santa Sede sono buone. Il presidente iraniano Ahmadinejad e il Pontificio si sono scambiati dei messaggi per via epistolare. Crediamo che il dialogo possa aiutare a conseguire una comprensione reciproca, per questo cerchiamo di attuarlo a ogni livello.

Nella Costituzione iraniana è previsto il rispetto per queste quattro religioni: Islam, Cristianesimo, Ebraismo e Zoroastrismo, le quali hanno tutte e quattro lo stesso diritto di cittadinanza ed hanno propri rappresentanti nel Parlamento. Le minoranze – come i Cristiani – hanno strutture di cui hanno bisogno, quali chiese e propri centri d’aggregazione, e possono svolgere liberamente tutte le attività previste dalle loro religioni. Significativo in questo senso è il fatto che in Iran vi è convivenza pacifica tra concittadini di diverse confessioni.

La popolazione dell’Iran è di circa settantotto milioni di persone e meno dello 0.5% di questa popolazione, in altre parole 300 mila persone, è formato dalle minoranze religiose. La comunità armena ha 80 mila anime, ed ha 2 deputati al parlamento, 200 chiese sparse nel territorio, 102 giornali e periodici, 50 club culturali e sportive, 50 scuole, cimiteri autonomi . La minoranza assira con venti mila membri hanno un deputato, sessantacinque chiese, ventisette giornali e periodici e venti centri culturali e didattici. I cristiani cattolici che ammontano a 5000 seguaci, di rito caldeo, armeno, latino, hanno otto chiese, quattro centri di formazione, sei centri didattici e un cimitero autonomo. La comunità dei cattolici assiri-caldei ha otto chiese. Le minoranze religiose sono libere di stampare i propri testi sacri nelle loro lingue e diffonderli. Le agevolazioni e i diritti riconosciuti alle minoranze dalla Repubblica Islamica sono senza eguali nella regione.


La parola religione viene dal latino religio, ossia “legame”. Ogni religione deve dunque unire e avvicinare la gente a Dio e non dividerla nel Suo nome. Tuttavia Samuel P. Huntington, lo storico, filosofo e politologo statunitense, nel suo libro “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale” ammonisce ed esorta l’Occidente a rafforzarsi al suo interno, sul piano culturale e religioso, al solo scopo di rispondere alla presunta sfida dell’Islam. A chi giova la strumentalizzazione delle religioni e perché si vuole evocare la paura del fondamentalismo islamico, senza condannare o addirittura assolvendo altri fondamentalismi?

Noi, sulla base dell’Islam puro, non abbiamo alcun contrasto con altri popoli e altre culture. Rifiutiamo ogni forma di violenza. Esistono, al contrario, poteri che vogliono dominare altri popoli e promuovere le contrapposizioni; noi naturalmente condanniamo questo sistema di prevaricazione, ma non sentiamo di dover avere contrasti con altre culture, anzi cerchiamo di promuovere il dialogo tra i popoli.

Il modello di sviluppo ultraliberista ha fallito, gli effetti negativi sono percepibili in tutto l’Occidente “geografico”. Mentre siamo entrati nel 33° anno della rivoluzione islamica iraniana, può il modello islamico essere emulato dai paesi occidentali?

Il modello di sviluppo liberista è fallito perché non è un’espressione del popolo, in quanto esso è contro la natura dell’uomo e ne calpesta la dignità. La dimostrazione risiede nel fatto che il liberismo non è nato assolutamente per rispondere a delle giuste rivendicazioni – anche morali – degli esseri umani. La rivoluzione islamica è invece il prodotto di un’esigenza che nasce dal popolo iraniano e che ha origine nella sua cultura antica: è un Repubblica popolare e religiosa. Il fatto che il modello islamico si appoggi dunque su un’armonia tra le necessità materiali del popolo e la sua cultura religiosa lo rende un valido esempio anche per altri paesi. La Repubblica Islamica, malgrado il mondo sia pieno di contrasti, è riuscita a perseguire una stabilità e ad ottenere un successo tale da renderla una potenza nell’Golfo Persico e nel mondo.


Dopo Afghanistan, Iraq, Libia e le varie “missioni” all’estero dell’Onu e della Nato, ci sono le concrete avvisaglie che la prossima tappa possa essere la Repubblica islamica dell’Iran? Se sì, chi trama contro la sovranità del vostro paese e con quali obiettivi? La Repubblica Islamica è pronta e in grado di fronteggiare militarmente ogni attacco, anche qualora esso arrivasse senza preavviso?

L’Iran è una paese grande e forte, una potenza anche militare che gode dell’appoggio del suo popolo il quale ne abbraccia la confessione religiosa. Questa unità spirituale e politica tra l’autorità e il popolo rende l’Iran ben diverso dai paesi che lei ha citato. Le superpotenze atlantiche non possono dunque permettersi di attaccare l’Iran. Tuttavia, anche là dove dovessero commettere questa leggerezza e decidere di muovere guerra all’Iran, troverebbero un paese pronto a confrontarsi militarmente con loro, come è avvenuto già nel recente passato durante la guerra imposta di Saddam Hussein che è durata otto anni. Il popolo iraniano, grazie all’aiuto di Dio, saprà in ogni caso rispondere ad eventuali attacchi futuri.

Venendo alla sua domanda sulle trame che avvengono a discapito dell’Iran, noi riteniamo che siano Stati Uniti e il regime sionista coloro i quali tramano contro la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran. Il motivo per cui loro ci avversano risiede nella nostra volontà di affermarci come indipendenti. Gli Stati Uniti, infatti, intervengono solitamente dovunque trovino le condizioni per perseguire la loro politica di dominio. Sono più di trent’anni che l’Iran si oppone all’egemonia di Stati Uniti e Israele: fino ad ora siamo riusciti a contrastarli e dunque ad esistere, ma confidiamo di continuare a farlo anche nel futuro con l’appoggio del nostro popolo.

In Italia, da parte dei media, dopo ogni discorso ufficiale del presidente Ahmadinejad si assiste ad un travisamento delle sue parole: classico esempio è la presunta volontà di distruggere Israele che emergerebbe ogni volta.

Quando il Presidente Ahmadinejad parla di distruzione di Israele, non intende l’eliminazione della popolazione, nel senso letterale di un suo annientamento fisico; noi crediamo che tutta la popolazione lì, sia i musulmani, sia i cristiani, sia gli ebrei, cioè tutti quelli che vivono lì e quasi cinque milioni di rifugiati palestinesi, debbano poter formare uno Stato democratico, ed essere loro a sceglierne la Costituzione. Noi avremo il massimo rispetto per quel paese.

Anche nel giugno 2009, durante le manifestazioni a Teheran della cosiddetta “onda verde”, i media occidentali diffusero la notizia della morte di una ragazza per mano della polizia iraniana, tale Nada Aghan Soltan, suscitando costernazione nell’opinione pubblica. Tuttavia, successivamente si diffusero diversi dubbi circa l’autenticità della notizia a causa delle tante zone d’ombra sollevate intorno all’identità di questa ragazza e dell’autenticità del video della sua morte diffuso attraverso internet. Quale è la posizione del governo iraniano su questa vicenda?

Nella politica iraniana, il contrasto agli oppositori non prevede l’uso della violenza. Noi abbiamo della documentazione, da cui si evince che questa ragazza è stata uccisa dagli altri; le forze di sicurezza non hanno avuto nessun ruolo nell’uccisione di questa ragazza. L’hanno uccisa coloro che oggi la usano in modo strumentale; sono loro che in realtà l’hanno uccisa.


L’Iran viene spesso accusato dall’Occidente di non rispettare i diritti umani e l’Islam di essere una religione che non favorisce l’emancipazione delle donne. Sono fondate queste accuse?

Questa accusa di non rispettare i diritti umani è puramente politica. L’Islam garantisce i diritti delle donne, sia quelli materiali sia quelli morali. L’Islam dà un rilievo particolare alle donne; garantisce tutti i diritti delle donne. Le donne, come gli uomini, possono studiare senza limiti, ed anche a livello sociale hanno un ruolo molto importante. Ci sono molte donne medico, così come in Parlamento; esse hanno una funzione importante a tutti i livelli.


Dopo quasi un anno dal radicale cambiamento politico avvenuto in Egitto, il cosiddetto governo transitorio si trova a dover attuare nuove strategie con i paesi esteri, fatto questo che potrebbe stravolgere assetti consolidati negli ultimi decenni. Prevede che ciò possa concernere un riavvicinamento tra Egitto e Iran dopo un lungo periodo di gelo?

Iran ed Egitto sono due grandi paesi musulmani nel Medio Oriente e nell’Africa, ed hanno molte cose in comune. Il regime filoamericano di Mubarak è stato in passato la causa di un certo allontanamento tra i due paesi.

Ora, è stato per noi interessante che proprio nel giorno 22 Bahman del calendario persiano – giorno in cui è avvenuta trentadue anni fa la Rivoluzione Islamica in Iran – è stato rovesciato in Egitto il regime di Mubarak. Noi interpretiamo questa coincidenza nel calendario come un segno di affinità tra le due rivoluzioni. In entrambi i popoli è molto radicato il desiderio di riavvicinarsi reciprocamente, e per questo noi sosteniamo un lavoro diplomatico con l’Egitto.


Risoluzione Onu 1973: quale è stata la posizione ufficiale del suo Paese e come considerato l’intervento militare atlantico in Libia?

Noi sosteniamo le popolazioni che avanzano legittime richieste ai propri governanti, condannando inoltre la pratica dell’uccisione da parte di questi ultimi. In questo caso specifico tuttavia abbiamo più di un dubbio circa le reali motivazioni che stanno dietro all’intervento militare. Riteniamo che dietro una propaganda fondata su cause nobili vi siano in realtà interessi privati.