Per qualche ora di notorietà

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Nel mondo “del successo ad ogni costo” non ci si ferma neanche davanti alla vita delle persone per ottenere qualche ora di notorietà e qualche riquadro di rivista pseudo-scientifica. Si arriva anche a proporre l’infanticidio equiparato, da due ricercatori italiani, all’aborto. Il tutto grazie ad un escamotage linguistico-filosofico diventa un “aborto post natale”. Sebbene la nostra posizione contro l’aborto è netta in quanto è palese, tranne ai malintenzionati, che l’embrione è già persona dal momento del concepimento, a maggior ragione rimaniamo scioccati da chi propone l’uccisione del neonato con la scusa del bene superiore della madre o della famiglia adducendo che “il fatto che siano persone in potenza – si legge nell’articolo – è moralmente irrilevante perché manca loro la consapevolezza e quindi non sono ‘persone'”. Questo è il mondo dove si difendono i “diritti” degli animali fino allo stremo ma, si consente di uccidere i bambini direttamente nelle loro culle.

Roma – Sdegno dei siti cattolici sul cosiddetto “aborto post-natale”: una interpretazione ardita di bioetica che porterebbe a giustificare l’infanticidio e che riapre il dibattito filosofico su cosa vuol dire essere una “persona”.

La questione è stata sollevata da un articolo scientifico pubblicato sul Journal of Medical Ethics da due ricercatori italiani: Alberto Giubilini e Francesca Minerva.

Secondo i due autori, lo status morale di un neonato è equiparabile a quello di un feto: nessuno dei due è in grado di attribuire un valore alla propria esistenza, “il fatto che siano persone in potenza – si legge nell’abstract – è moralmente irrilevante” perché manca loro la consapevolezza e quindi non sono “persone”.

Di qui l’uso dell’espressione “aborto post natale” al posto di infanticidio: perché, “come l’aborto è permesso in alcuni casi, inclusi quelli in cui il neonato non è disabile, per tutti gli stessi dovrebbe essere autorizzata l’eutanasia dei neonati”.

L’articolo ha acceso un dibattito etico soprattutto sui social media e siti Web, e scatenato la reazione dei cattolici. “Il vaso di Pandora, una volta aperto, fa uscire di tutto – ha scritto Avvenire in un editoriale intitolato “Le invasioni barbariche” – giustificando le decisioni più barbare e inumane come il legittimo prevalere degli interessi di chi è persona rispetto a chi lo sarebbe solo in modo potenziale o non lo sarebbe più per le sue condizioni di malattia.

Secondo questa logica: l’interesse della società prevale inevitabilmente su quello di ciascun essere umano. È il “crepuscolo disumano della civiltà occidentale” per il quotidiano cattolico.

Si parla di “aborto post natale” su Twitter: in tanti la definiscono una questione “interessante e delicata”, ma c’è pure chi bolla i due ricercatori come “ignoranti” e il loro articolo come un “delirio”.

Il direttore della rivista scientifica Julian Savulescu ha elencato sul blog del Journal una serie di commenti e attacchi particolarmente aggressivi e offensivi e spiegato che gli autori hanno ricevuto violente minacce personali.

“Come direttore del Journal, voglio difendere la pubblicazione dell’articolo. Le opinioni esposte sono in gran parte non nuove e sono state avanzate piu’ volte nella letteratura accademica e in occasioni pubbliche dai più eminenti filosofi e bioetici mondiali, tra cui Peter Singer, Michael Tooley e John Harris in difesa dell’infanticidio, che gli autori chiamano “aborto post-natale”.

“Il contributo nuovo di questo articolo non e’ una posizione a favore dell’infanticidio – sono ripetuti gli argomenti resi famosi da Tooley e Singer – ma piuttosto la loro applicazione rispetto al bene della madre e della famiglia. L’articolo segnala anche che l’infanticidio e’ praticato in Olanda.

“Molti sono e saranno in disaccordo con queste posizioni. Ma lo scopo del Journal of Medical Ethics non e’ affermare la Verita’ o promuovere qualche legge morale. E’ di presentare opinioni ragionevoli basate su premesse diffusamente accettate”.

Fonte: WallStreetItalia