Escursione Monte Calvo 25.03.2012 – recensione

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 A cura di GEO

Anche a Marzo GEO è salito in vetta e, per salutare la primavera, ha scelto il monte Calvo: il più elevato dell’omonimo complesso montuoso nella provincia de l’Aquila. L’appuntamento è alle 7:30 ad Antrodoco, ridente cittadina del reatino attraversata dal fiume Velino, che vede incontrarsi gli escursionisti venuti da Roma e quelli giunti dal confine con l’Abruzzo; questa volta non sono molti, ma hanno tutti qualche esperienza di montagna. Riprese le macchine viene abbandonata presto la via Salaria procedendo in direzione l’Aquila per raggiungere Rocca di Corno, da dove parte  il nostro sentiero. La bella giornata promette bene, nonostante le previsioni meteo, ed il percorso tortuoso fa salire velocemente il gruppo attraverso una povera boscaglia, ancora provata dall’inverno, fino alle radure che la sovrastano. Ad ogni curva ampie macchie di neve ricordano la rigidità della brutta stagione appena passata a chi si è già abituato alle confortevoli temperature dell’ ultimo mese.

 Proseguendo il cammino, sopra i partecipanti si delinea una formazione montuosa arrotondata e senza vegetazione; qualcuno si chiede se non sia quella la cima, ironizzando sul nome del monte: “calvo”. Ma la vetta è oltre, ed una distesa di neve in cima alla vallata per essere aggirata impone una larga deviazione; i costoni ripidi sono caratterizzati da un terrazzamento, dovuto all’azione del ghiaccio, che sembra fatto dall’uomo per quanto appare regolare: ora che il sentiero non è più ben definito, essi offrono la possibilità di effettuare la salita in maniera più graduale, mentre chi tenta di affrontare il pendio in maniera diretta paga presto pegno con le difficoltà di un terreno sassoso e friabile.
Raggiunta la cresta gli escursionisti si lasciano dietro il tratto più difficile per trovare dei bellissimi panorami ed un vento che, per forza e temperatura, non riesce ad essere eccessivamente fastidioso pur mettendocela tutta. L’aprirsi di una radura li fa imbattere in due cavalli ed un puledro, di una razza agricola molto diffusa nelle campagne del centro Italia, il più vicino dei quali si allontana verso gli altri due facendo risuonare forte il campanaccio che ha al collo, visibilmente infastidito dalla presenza umana. Presto si inizia ad intravedere in alto una grande croce metallica, lì è la vetta che viene raggiunta poco dopo. Come accade spesso vengono scambiate alcune parole con chi si incontra in cima scambiando l’esperienza dei vari versanti e percorsi. La vista da ogni lato offre grandi bellezze, oltre ad un’ ampia visuale sulla valle dell’Aterno, la cosiddetta Conca Aquilana.
Senza troppi indugi comincia la discesa, interrotta soltanto da una breve pausa all’ombra di un solitario alberello al di sotto del punto più ripido. Il silenzio e la sensazione di essere distanti chilometri da ogni modernità impone delle riflessioni, ma c’è anche chi sogna di schiacciare un pisolino in quella assoluta pace.
Riprese le automobili in fondo al sentiero, non resta che raggiungere il punto stabilito per il lauto pasto che attende gli stanchi, ma felici, partecipanti all’escursione.

Gruppo Escursionistico Orientamenti