“Ritorno a Roma”: le recensioni dei partecipanti all’evento

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Riceviamo e pubblichiamo due recensioni scritte da partecipanti alla visita guidata da Mario Polia al Museo della Civiltà Romana di Sabato scorso. Non avendo l’odioso vizio di autoincensarsi, pubblichiamo questi contributi perché pensiamo sia positivo e opportuno dare ai lettori – soprattutto a tutti quelli che non erano presenti – degli spunti di riflessione maturati proprio da chi a quell’evento ha partecipato da spettatore (e non da organizzatore). Buona lettura!

di AzionePuntoZero

Ore 9 del mattino, incontro alla “postazione del camerata” a Santa Marinella, la comunità si mette in marcia verso Roma, appuntamento ore 10,00 per la visita guidata al museo della civiltà romana. E’ sabato e il tempo non promette niente di buono, mentre ci avviciniamo alla zona E.U.R. 42 di Roma si notano i palazzi in  costruzione, palazzi moderni, grattacieli di specchi che nulla trasmettono all’animo umano. Giunti finalmente in via della civiltà romana, si staglia innanzi ai nostri occhi un edificio immenso, quadrato, adornato di colonne. La bellezza e la potenza di Roma irrompono nei cuori!

Le possenti colonne bianche attraverso cui si raggiunge l’ingresso, trasmettono un senso di forza ed eternità, fanno pensare a un qualcosa  che dura nel tempo, attraversa lo spazio, così come il mito di Roma, che riviviamo quest’oggi e che non si spegnerà mai. L’edificio che ospita il museo e trasmette elevata bellezza, non è moderno, nemmeno antico, è stato costruito durante il ventennio fascista, così come l’intero quartiere che lo circonda – eppure ci avevano detto che il fascismo aveva fatto solo danni in Italia! Un quartiere residenziale come quello dell’Eur, con il verde non adibito all’edilizia selvaggia, con edifici in marmo, carichi di splendore, costruito e progettato dall’ingegno del popolo italiano ormai circa 80 anni fa, riesce ancora oggi a trasmettere fierezza, orgoglio, bellezza… non certo come i grattacieli squallidi e i centri commerciali che si affacciano  intorno alla zona, ai quali venti anni di fiducia strutturale sembrano anche troppi e che trasmettono solo tanta tristezza. Tornando alla nostra giornata, ci avviciniamo all’ingresso, dove troviamo ad attenderci i ragazzi di Raido, dobbiamo a loro i ringraziamenti per avere organizzato questa visita nel migliore dei modi. Il nostro Cicerone attraverso il mito di Roma sarà nientemeno che il Prof. Mario Polia (chi non lo conosce vada ad informarsi on line) incredibile oratore che con le sue spiegazioni riesce a toccare le corde dell’animo e a trasmettere sensazioni che difficilmente si riescono a spiegare. La visita inizia quasi puntualmente, dopo le 10, per un primo gruppo di persone (il nostro), ed alle ore 12 per il secondo gruppo. Si parte con il mito di Enea, Polia ci descrive la figura di Enea che fugge da Troia con indosso l’ armatura, il figlio Ascanio per mano, il padre Anchise in spalla, portando con sé gli Dei e la moglie. Enea che porta con sè le sue radici, che pensa al suo futuro, non dimenticando il presente e dando fondamentale importanza al culto religioso. Enea figlio di Venere dea dell’amore, non di quello coi cuoricini ma del vero Amore, per l’universo  e la volontà divina, Enea dalla quale discende Rea Silva, che insieme al dio Marte, dio della guerra e della fertilità da alla luce Romolo e Remo. Romolo che traccia il solco attraverso il rito sacro, fonda Roma ed accende il fuoco sacro ed eterno di Vesta. Roma quindi che viene fondata per mano dell’uomo ma per volere degli Dei, Roma che trasmetterà il mito eterno, Roma che sarà luce e faro di civiltà per il mondo. Il Prof. Polia ci illustra i riti sacri che venivano fatti dai vincitori, i riti che venivano fatti nel tempio di Vesta nel quale veniva ricoperto un ruolo fondamentale dalla donna romana. Cionondimeno i Riti che si svolgevano nel Pantheon. Ancora il l’eccellente guida, ci porta alla riscoperta del vero significato di Roma, dell’esempio della civiltà romana, del mito attraverso il tempo. Con parole semplici che arrivano dritte al cuore, quel cuore nel quale rimane acceso un fuoco che non dobbiamo far spegnere e che dobbiamo alimentare. Un fuoco eterno così come il fuoco di Vesta, che ci tiene vivi e ci lega sempre più, quel fuoco che consolida la parola data e la fedeltà.  La giornata vana e piovosa, non è stata vana, è stata utile per alimentare quella fiamma profonda, con cui alimentiamo il nostro fuoco e quello del camerata in difficoltà che possiamo trovare al nostro fianco, oggi e per l’eternità. Nel concludere ringraziamo i ragazzi di Raido che hanno organizzato la giornata, il prof. Polia che ci ha istruiti togliendo spazio a sè per donarlo a noi e i ragazzi del Nis che altrettanto si sono impegnati per la riuscita della manifestazione.

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di Paolo G.

Lo scorso sabato 14 aprile ho avuto l’onore di essere tra i partecipanti alla visita guidata con il professor Mario Polia al Museo della Civiltà Romana, organizzata da Raido. Come già segnalato nella recensione della visita e come d’altronde è noto a chi ha già avuto la possibilità e la fortuna di assistere ad altre conferenze o incontri con il professore, l’esposizione di Mario Polia non si incentra mai, se non in via puramente strumentale, su disquisizioni di tipo meramente archeologico o storicistico. L’ossatura delle sue “lezioni”, come credo sia giusto definirle, è invece sempre di tipo diverso: Polia cerca infatti di ricostruire la forma mentis che caratterizzava uomini e donne delle civiltà tradizionali, in primis di quella romana ed indoeuropea in genere, e di descrivere, di conseguenza, la concezione organica, spirituale e rituale dell’esistenza che ne derivava, al contrario di quanto viene fatto dalla maggioranza degli addetti ai lavori che continuano a descrivere le civiltà tradizionali utilizzando, ottusamente, gli schemi mentali dell’uomo moderno.

Quella forma mentis potrebbe essere teoricamente fatta rivivere in qualunque epoca, in quanto emanazione di una Tradizione primordiale che si manifesta ciclicamente in modi e forme diverse, mantenendo però intatta la propria sostanza assoluta ed atemporale. Tutto ciò a patto di riuscire a depurare l’animo da tutte le superfetazioni e le devianze indotte dal pensiero unico modernista.

Durante la visita, tra i tanti intervenuti, tra cui molti militanti o amici di Raido, sicuramente già avvezzi allo stile oratorio del professor Polia, ho notato con curiosità anche la presenza di alcuni studenti intervenuti con la propria insegnante: avranno avuto 14-15 anni. Probabilmente si aspettavano di trovare la consueta guida che li avrebbe sommersi di date, cifre, cronache storiche e così via. Invece alcuni di loro hanno scoperto un altro modo di raccontare la storia: alcuni di loro, perché altri, purtroppo, non hanno saputo cogliere la grande opportunità e, come spesso accade in queste occasioni, hanno preferito scherzare, chiacchierare, distrarsi con gli immancabili smartphone e quant’altro. Tra i ragazzi che hanno cercato di seguire con più attenzione, alcuni mi sono sembrati sorpresi, attratti probabilmente da qualcosa di nuovo, di inatteso. Spero non sia stata solo una mia sensazione, spero che le parole di Mario Polia abbiano realmente fatto accendere una scintilla nei loro cuori, che li spinga ad approfondire, a cercare di capire qualcosa in più, anche se certamente non sarà facile per loro trovare gli ambienti, le persone e gli strumenti più adatti per riuscirci. Chissà, magari alcuni di loro potrebbero contattare Raido e partecipare al corso di formazione che da un paio di anni la comunità organizza con grande impegno.

Basterebbe poco per far capire a molti di questi ragazzi in quale direzione andare, per ridare dignità alle loro vite svuotate dall’inconsistenza di quest’epoca, per dare forma compiuta alle loro potenzialità. Si tratterebbe, come detto, di far riaffiorare schemi ed archetipi atavici, ormai sprofondati negli antri più reconditi delle loro menti e dei loro cuori, ma ancora presenti.

A questi ragazzi, sperando che riescano a vincere la propria battaglia, vorrei idealmente dedicare le parole intramontabili che Leon Degrelle fece incidere sul caminetto della sua casa di Malaga durante gli anni dell’esilio:Un po’ di fuoco in un angolino del mondo e tutti i miracoli di grandezza restano possibili. Tutto è possibile, ragazzo o ragazza che mi ascolti, fede nella vita!