Racconto di un fine settimana al femminile – Le impressioni…

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Con molto piacere oggi pubblichiamo le “impressioni” di una delle ragazze, proveniente da un’altra realtà romana, che è stata al nostro II campo Femminile organizzato a maggio.
Le abbiamo volute chiamare impressioni – e non recensione – perchè l’impressione lascia un segno, un’impronta…e crediamo che l’importante di esperienze come queste sia proprio ciò che ci lasciano dentro. Buona lettura!
Roma 12 Maggio ore 6.00. Sveglia! Si parte per un nuovo campo.

La borsa pronta già dalla sera prima. Non posso proprio dimenticare nulla: le scarpe da montagna, il sacco a pelo, spazzolino e giacca a vento. Cavolo è prevista pioggia. Chissà che spettacolo quelle montagne con il sole nascosto tra le nuvole. Sudare con il sole a picco o gocciare per una noiosa pioggia?
Sono in ritardo. Accidenti il primo appuntamento è proprio con le ragazze nuove. Corri dai. I semafori di Roma sembrano finti, una volta erano lampeggianti anche a quest’ora del mattino, ma che gli è preso a questo mondo? Ho fretta di arrivare puntuale al 2° campo femminile di Raido. L’attesa di rinnovare le sensazioni vissute il precedente anno mi costringe a guardare sempre l’orologio della macchina. In effetti però ho la percezione di essere partita, con la mente, già da qualche giorno.
Alle otto sono già nel pieno del viaggio, caffè e partenza per un altro mondo.
Il casale nel paesino dei vecchi briganti, un po’ in disparte di fronte alla montagna è proprio quello per il quale diresti ecco fatto, ora mi tocca stare qui per sempre!
“C’è UN TUBO ROTTO! Non abbiamo acqua in casa. Prova a chiudere, apri! Vabbè chiudi.”
Da dove sono usciti quei secchi tutti colorati, vallo a capire, ma che uno in casa tiene dieci secchi colorati? Quella dell’acqua è stata la più bella avventura piovutaci addosso. Catapultate improvvisamente indietro di ottant’anni. Una volta alla fonte si andava per incontrare l’innamorato ora non si sa più neanche dove sono le fontane. Perché è cambiato così il mondo? E due!
Ma che razza di fame mette la montagna, quando fa freddo a certe temperature viene una fame da lupo eppure c’è un sole che spacca le pietre, e giù musica per sistemare la casa. Va pulita perché è stata chiusa, così mi sono venute in mente le volte che ho accompagnato mia nonna nella nostra casa di montagna. Oh Signore mi faceva lavare anche i lampadari oltre a tutte le lenzuola perché sennò ingialliscono.
Ma oggi la casa va resa solo un po’ più ospitale per accogliere nove donnine di città.
Chi fa il caffè? Io porto il secchio della vernice in piazza, prendi il righello… e via ad imparare a scrivere come i giganti. La R è senz’altro la più difficile per chi non deve scrivere parole con la O intendo.  Sotto il sole di una giornata qualunque di Maggio ho imparato quello che non avrei detto mai di non saper fare.
Fame e poi fame. Quando si farà la brace mi piace tantissimo vedere le fiamme che si alzano al cielo speriamo di poter fare il barbecue di fuori.
La lettura del Capo di Cuib è spunto per parlare della vocazione alla tradizione. Quanto dentro di noi ci sentiamo parte di un mondo tradizionale, e quanto lo siamo pur non percependone completamente il significato.
Ed ecco le fiamme partire per l’unica direzione possibile. Starei ore davanti al fuoco. La scelta della legna è la parte più creativa, ci sono pezzettini di legno belli e utili e altri un po’ meno, deve essere proprio un peccato essere un pezzettino di legno e non servire per fare il fuoco. Mi viene in mente che la volta scorsa abbiamo raccolto la legna con gioia e fatica. Chissà se ci andremo anche quest’anno, io voglio stare in prima linea, le attività cittadine sono così monotone, traffico lavoro, spesa, file alla posta, mi viene la noia solo a scriverne, la natura invece ti regala le cose più inconsuete. Un sasso o un ramo possono assumere le forme più stravaganti che la nostra mente vuole dargli.
Buoni gli arrosticini cotti alla brace. Le nostre donnine di città hanno pensato proprio a tutto non si fanno mancare nulla, neanche un bel dolce fatto in casa e la cena è servita!
Dormirò della grossa stanotte sono stanca e affrancata nello spirito dopo questa prima giornata trascorsa.
Dai alzati, aspetti da secoli la passeggiata in montagna. Lo so è presto ma ne vale la pena vedrai riempirai le tasche di nuove emozioni.
Mille percorsi potrebbero farsi per andare a spasso tra queste montagne, mille sentieri nascosti agli occhi meno allenati. Chissà quale panorama potrò vedere oggi salendo. Certo speriamo che l’incontro con gli animali della fattoria per questa volta si sia esaurito con la povera mucca intrappolata nella rete di recinzione della montagna, e per fortuna che stavamo in macchina. E ho detto tutto.
Certo che imbranata, sono proprio una brava cittadina, ho paura degli animali al pascolo. Vorrei incontrarli ma nello stesso tempo vorrei siano al sicuro, “loro”, in un recinto impossibile da scavalcare. Sono proprio l’egoista dell’ultima ora, se non fosse stato inventato avrei creato un bel safari, tutto italiano intendiamoci.
E così eccoli lì i nostri cavalli. Stupendi maestosi, a metà tra il prato e il cielo tra il verde e il blu. Mentre salgo su per il sentiero quasi mi dimentico del fiatone e di avere paura. Mi fermo a guardare per un po’ come a cercare che quell’immagine possa restare viva per molto tempo. Guarda! Guarda fin che puoi, tra poco intorno, avrai nuovamente solo lamiere e cemento.
Ulteriori letture, nel bel mezzo della natura, sono spunto di riflessioni altrimenti sopite nel mio animo.
Cosa vedo all’orizzonte? Quelle sono proprio le nuvole che mi hanno fatto faticare a fare la valigia, pioverà o non pioverà! Stanno proprio lì e vengono verso di noi, ma tanto abbiamo già deciso di prendere la strada di ritorno.
Con la discesa mi godo di più il panorama del bosco anche se questi sassi insidiosi mi vorrebbero tenere sul sentiero per sempre a fargli compagnia. Ma resisto ed eccoci giunti alla fine. Lo so questa è sempre la parte più triste di un viaggio. I Saluti, gli abbracci e le ultime parole…
Che strano ma il bagaglio è più pesante. C’è dentro tanta roba che prima non c’era: condivisione, lavoro, risate, natura, pensieri, spirito, amicizie, canzoni cantate e balli brevi davanti al fuoco.
Ho fatto proprio bene a non mancare questo appuntamento e già sto aspettando quello del prossimo anno.