Burattini all’ombra delle piramidi

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Il neo-presidente egiziano Morsi esponente del partito dei fratelli Musulmani eletto lo scorso weekend, sta adottando la politica di un colpo al cerchio ed uno alla botte. Quando parla con le agenzie di stampa iraniane dice che vuole rivedere i trattati con Israele e riprendere i rapporti con tutti i Paesi musulmani; quando invece parla con i media occidentali dice che i trattati non saranno discussi e che nessun rapporto sarà avviato con l’Iran in quanto l’Egitto tiene molto ai rapporti con l’Arabia Saudita, Stato sunnita nemico giurato dell’Iran e gendarme del padrone d’oltreoceano. Che sia l’ennesimo fantoccio del grande burattinaio Made in USA? Sembrerebbe proprio di si…

«Morsi è il primo civile a essere presidente in Egitto», titolava il quotidiano Al Masry El Youm il giorno dopo la vittoria del candidato dei Fratelli musulmani.

Ieri, Mohammed Morsi, un tempo detenuto nelle carceri dell’ex regime, è entrato per la prima volta nell’ufficio che è stato di Hosni Mubarak, l’ex raìs oggi prigioniero e condannato all’ergastolo.

Dalla sua nuova scrivania Morsi, l’ingegnere di 60 anni che ha studiato negli Stati Uniti e si è formato politicamente nei meandri della burocrazia della Fratellanza, ha iniziato le consultazioni per la formazione di un nuovo governo, dopo le dimissioni del premier Kamal Ganzouri. Il neo presidente ha anche incontrato i generali, alla guida dell’Egitto da febbraio 2011. Nei giorni prima della sua elezione, dopo aver creato una coalizione con alcuni gruppi rivoluzionari e figure liberali e laiche della società egiziana, Morsi ha promesso che il suo sarà un esecutivo di unità nazionale. Nel suo primo discorso alla nazione, la debole retorica del neo presidente ha cercato di rassicurare tutti gli attori politici e sociali e di smussare le preoccupazioni di molti per una vittoria islamista, in Egitto e all’estero. Morsi ha parlato di unità, cooperazione tra le forze politiche nazionali e rispetto degli accordi internazionali, compreso quello con Israele. Le congratulazioni al nuovo presidente sono arrivate da diverse parti dal mondo, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, passando per la Turchia e l’Iran.

Ed è proprio da Teheran che potrebbe giungere uno dei primi problemi diplomatici della nuova leadership. Ieri sera infatti il nuovo ufficio della presidenza ha negato che Morsi abbia dato mai un’intervista – poi ripresa da tutti i media nazionali – all’agenzia semi-ufficiale iraniana. La Fars, considerata vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha pubblicato parole del nuovo presidente che hanno preoccupato la comunità internazionale, impegnata nel tentativo di isolare la Repubblica islamica a causa del suo programma nucleare. L’agenzia ha scritto che il nuovo presidente sarebbe pronto a dedicarsi «alla ripresa delle relazioni diplomatiche e strategiche con tutti i Paesi islamici, incluso l’Iran». I rapporti tra Cairo e Teheran sono interrotti dal 1979, con la firma del Trattato di pace tra Egitto e Israele, non accettata dagli ayatollah. Secondo la Fars, Morsi avrebbe anche detto che le relazioni internazionali dell’Egitto durante l’era Mubarak erano basate sugli interessi di Israele e Stati Uniti e che il Trattato di Camp David sarebbe da rivedere. Nonostante le dichiarazioni riportate dalla Fars, e poi smentite meno di 12 ore dopo dalla presidenza, Morsi domenica sera ha rassicurato sia Israele sia gli Stati Uniti sul rispetto di tutti gli accordi internazionali.

Meir Javedanfar, tra i maggiori esperti di Iran, spiega sul sito di politica mediorientale «Al Monitor» come Teheran attraveso i suoi mass media di Stato «crei false speranze» sulla ripresa delle relazioni con l’Egitto. Durante la campagna elettorale Morsi ha infatti più volte preso le distanze dall’Iran sciita. Parlando a un giornale del Kuwait il neo presidente ha definito i rapporti con Teheran e con le milizie sciite di Hezbollah «ingannevoli, calunniosi, senza basi», e ha parlato del suo rifiuto di incontrare diplomatici iraniani al Cairo a causa dell’appoggio di Teheran al regime di Bashar El Assad. I Fratelli musulmani, spiega Javedanfar, sanno che un riavvicinamento all’Iran può compromettere i loro solidi rapporti con il regno sunnita dell’Arabia Saudita – in confronto aperto con Teheran – causando danni anche alle importanti relazioni economiche dell’Egitto con il Golfo.

Fonti diplomatiche occidentali a Teheran, citate dalla Reuters, sono inoltre convinte che un riavvicimanento tra Egitto e Iran sia al momento improbabile.

Fonte: Il Giornale