I doni del Sole – II parte

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Continua la nostra scoperta della simbologia legata agli alberi da frutta che caratterizzano le stagioni del Sole… Buona lettura!


Il Pesco

1. Il pesco in fiore è per la sua fioritura precoce un simbolo della primavera. La Cina ne fa anche, perché esprime rinnovamento e fecondità, un emblema di matrimonio. Le feste celebrate in Giappone in onore dei fiori di pesco (Momo) sembrano aggiungervi la doppia nozione di purezza e di fedeltà: il fiore di pesco rappresenta la verginità.
Il frutto si ricollega al mito di Izanagi che grazie ad esso si protesse dal tuono. Possiede un ruolo di protezione contro le cattive influenze, un valore di esorcismo che si ritrova distintamente in Cina. L’esorcismo è praticato per mezzo di un bastone di pesco, forse perché Yi l’Arciere fu ucciso da un bastone simile che è un’arma reale. Per l’anno nuovo delle figurine di legno di pesco sono messe sulle porte per elimi-nare le influenze malvagie.
Spesso il pesco e la pesca sono simboli d’immortalità. Il pesco della Hsi-wang mu, la Madre Reale dell’Occidente, produce ogni tremila anni delle pesche che conferiscono l’immortalità. Gli immortali si nutrono di fiori di pesco (e di susino) o, come Ko-you, delle pesche del monte Sui. La linfa del pesco, riporta lo Pao-p’u tzû, rende il corpo luminoso. Il pesco porta mille primavere, secondo l’iconografia popolare.
Le leggende delle società segrete cinesi riprendono simbolicamente il tema storico del Giuramento del giardino dei peschi. Certe versioni ne fanno un giardino di immortalità, sorta di Eden della nuova nascita; ciò identifica il pesco con l’Albero della Vita del Paradiso terrestre, compimento del viaggio iniziatico. La vista dei fiori di pesco fu la causa dell’illuminazione del monaco Ling yun, perché produsse spontaneamente il suo ritoino al centro, allo stato ede¬nico (CUOS, DURV, GRAD, HERS, KALL, LECC, RENB).
P.G.

2. Secondo il Libro dei monti e dei mari, piccola opera di geografia mitologica composta verso il III secolo avanti la nostra era, c’era un pesco colossale con un tronco dalla circonferenza di 3000 li (circa 1500 metri), sui rami del quale si apriva la Porta degli spiriti. I guardiani di questa porta erano incaricati di catturare gli spiriti malefici edi darli in pasto alle tigri perché le tigri non si nutrono che di individui tarati. L’imperatore Huang-Ti ebbe l’idea di non utilizzare più guardiani ma di appendere semplicemente la loro immagine in legno di pesco sulle porte. Anche i pennelli di divinazione, Chi-pi, sorta di forcelle laccate di rosso i cui movimenti disegnando i caratteri, danno l’oracolo, devono essere fatti di legno di pesco.

(Tratto da Dizionario dei Simboli, J. Chevalier – A. Gheebrant, BUR, 2005)