Delle Chiaie a Catanzaro: chiamati estremisti per la nostra coerenza. Presentato alla Provincia ‘L’Aquila e il Condor’: la storia di Avanguardia Nazionale

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«Spesso la moderazione ha chiamato estremismo la coerenza». Stefano Delle Chiaie – impegnato venerdì nella presentazione de ‘L’Aquila e il Condor’ presso la Provincia di Catanzaro – dixit. Ed è forse riassumibile in questa frase la vita di chi, da sempre, l’accusa di estremismo l’ha sentita sulla pelle e per questo ha passato l’esistenza tra sbarre, fughe e tribunali. Qualcuno che, oggi, sulla soglia degli ottant’anni e con l’incubo di non aver affrontato «la bella morte» sul campo, ha deciso di dire la sua; e non per difendersi – tiene a sottolineare – quanto per consegnare alla storia alcune verità e, semmai, per difendere la memoria della ‘sua’ Avanguardia Nazionale e dei suoi «camerati».
È Valerio Bagnato, portavoce dell’associazione culturale Furor, organizzatrice dell’incontro, a spiegare il perché dell’invito. «Non si può scrivere la storia – ha chiarito – senza ascoltare tutti quelli che hanno contribuito a scriverla». Un monito accolto pienamente da Wanda Ferro, coordinatrice provinciale del Pdl: «non si ripeta più quanto è accaduto nel dopoguerra, con le foibe e il triangolo rosso nascoste dalla storia. Questo testo, che intendo portare nelle biblioteche delle scuole catanzaresi, è una testimonianza importante».
Presente al dibattito anche Giorgio Alfieri, militante di sinistra, che si è speso in un autentico elogio di Delle Chiaie («ha fatto cose che solo un rivoluzionario può fare») e del suo testo («la vera storia di quegli anni»).
«E’ la storia di una passione e di una generazione», ha riassunto Saverio Loiero, che ha orgogliosamente ricordato il suo passato missino suscitando, però, la reazione stizzita di un Delle Chiaie non così convinto che la destra sarebbe uscita dall’ombra senza «mutazioni genetiche», memore delle prese di distanza missine rispetto al suo movimento e poco convinto, soprattutto, della stessa definizione di ‘destra’. «Noi non fummo destra: il nostro sogno era un movimento generazionale», ha esordito infatti il fondatore di AN.
Stragismo e collusione con i servizi segreti, queste le consuete accuse, «mosse per prima dalla destra stessa». «Noi attaccavamo la Resistenza – ha spiegato – per aver combattuto senza una divisa, per aver coinvolto i civili: mai ci ha sfiorato la mente la volontà stragista. I processi, del resto, hanno dimostrato la nostra estraneità e le deviazioni, semmai, di apparati dello Stato. Il piano fallito di ucciderci, d’altronde, dimostra il tentativo di insabbiare la verità». Sorride alle accuse di conservatorismo, affermando che la rivoluzione è per natura altra cosa, ed inaspettatamente auspica un futuro superamento delle contrapposizioni nate con il crollo del Fascismo e la creazione di un vero movimento generazionale. Dopo tutto, rivela, vi erano «compagni che stimavo per il loro sognare, diverso dal mio sognare, mentre tutti gli altri erano svegli».

Info: [email protected] – 338.3663396 (Pierluigi Nicoletti, presidente Furor)