“La rivolta ideale” – recensione

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Ci siamo nutriti di quelle pagine e consideriamo Alfredo Oriani come un Poeta della Patria, come un anticipatore del Fascismo, come un esaltatore delle energie italiane. Oso affermare che, se Alfredo Oriani fosse ancora fra i vivi, egli avrebbe preso il suo posto all’ombra dei gloriosi gagliardetti del littorio“. Con questa frase, estrapolata da un discorso di Mussolini tenuto il 27 aprile 1924 in onore di Alfredo Oriani (1855-1909), si apre il libro che sabato 27 ottobre è stato presentato nei locali di Raido dall’autore Rodolfo Sideri, “La rivoluzione ideale di Alfredo Oriani”. Ospite a sorpresa anche l’amico e collaboratore di numerosi scritti, Mario Michele Merlino che non si è tirato indietro all’invito di partecipare alla presentazione.

Le parole di Mussolini servono ad inquadrare il personaggio di cui si è parlato sabato ma che per decenni il nostro, forse troppo spesso smemorato, ambiente non ha saputo ricordare: Alfredo Oriani fu un pensatore, scrittore, poeta, critico e romanziere romagnolo dal carattere elitario ed aristocratico che illuminò la parentesi grigia della borghese italietta giolittiana. Nonostante la prematura scomparsa rispetto all’avvento del Fascismo fu tenuto in alta considerazione da Mussolini che lo ritenne un eroico precursore del ventennio, tanto da renderlo nel 1933 argomento obbligatorio nell’insegnamento didattico. Le sue parole contenute nel volume “Rivolta ideale” riecheggiano i discorsi dei fondatori dei movimenti fascisti della prima metà del secolo scorso, come quelle di Jose Antonio Primo De Rivera che auspicano la rinascita in seno ai loro popoli di un nuovo fuoco che illumini e forgi i loro spiriti, come ci ha fatto notare Mario.


“Astro luminoso anche quando i tempi sembravano oscuri”, sognò l’Impero italiano, presentì la necessità di opporsi alla globalizzazione, perché “un uomo senza radici diviene inintellegibile”, aspro nemico della politica degli interessi e degli affari, critico della massoneria a cui rispedì al mittente le offerte di adesione, auspicò la rinascita di un’aristocrazia dello spirito, di “un popolo nuovo” e di una “nazionalizzazione delle masse”. Oriani sapeva bene che un popolo nuovo non si costruisce attraverso crocette da mettere ogni cinque anni su dei menù prestampati ma per mezzo di un legame empatico tra le masse e la comunità nazionale, attraverso la partecipazione ad un “comune destino vettoriale”, come ci ha ricordato Rodolfo. La partecipazione ad un comune cammino comporta appartenenza e viceversa, come la dottrina politica tradizionale ci insegna.

La lucidità di questo profetico personaggio è inoltre stravolgente per il periodo: la visione positiva del Risorgimento, in quanto necessario per la costituzione di quella comunità nazionale, è accompagnata da una critica costruttiva in riferimento al Brigantaggio che fu un fenomeno di guerra civile e lotta di popolo non presa in considerazione dall’invasione sabauda e dalla cultura dominante; la quiete grigia di quegli anni non gli impedì di prevedere, dimostrando ottime attenzioni geopolitiche, il primo conflitto mondiale con i suoi schieramenti che qualche anno dopo la sua morte sarebbe scoppiato. Amato dal capo del Fascismo e studiato dalla Scuola di Mistica Fascista, colpito dalla cultura politicamente corretta del dopoguerra sui cui testi si era formata, finì tra gli autori di libri da dimenticare, tanto che in occasione del centenario dalla sua morte un istituto romano a lui intotalato ha deciso di cambiare nome preferendo quello di Machiavelli.

Purtroppo anche il nostro ambiente ha subito l’operazione di cancellazione di questo autore tanto da non inserirlo nei testi di formazione della cultura controcorrente. Ricordarlo attraverso un libro che ripercorre tutte le sue opere e un incontro come quello di sabato non è mero intellettualismo ma un giusto passo in avanti che ci permette di recuperare gli impulsi e le suggestioni positivi che le parole di Oriani possono generare nelle giovani generazioni: “la vita è una battaglia – ammonisce Oriani – e ogni giorno perduto è un soldato in meno”.