Il “Filo”

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Siamo andate a cercare il simbolismo della parola “filo”… e non a caso abbiamo trovato svariati spunti di riflessione! Buona lettura!

1.                  Il simbolismo del filo è essenzialmen­te quello del mezzo che «collega tutti gli stati dell’esistenza, fra loro e al loro Principio» (Guénon). Questo simboli­smo si esprime soprattutto nelle Upa­nishad, dove si dice che il filo (sutra) collega effettivamente «questo mondo e l’altro mondo e tutti gli esseri». Il fi­lo è sia Aima (il Sé) sia prâna (il sof­fio); per collegarsi al centro principale, talvolta rappresentato dal sole, è neces­sario che «si segnano le tracce del filo in tutte le cose»: è qui evocato il sim­bolismo del filo di Arianna, mezzo di collegamento con il centro del labirin­to e che conduce dal mondo delle tene­bre a quello della luce. Sono da citare ancora, a questo proposito, i fili che col­legano le marionette alla volontà cen­trale dell’uomo che le anima.

Sul piano cosmico occorre distinguere il filo dell’ordito e il filo della trama: (v. Tessitura): l’ordito collega fra loro i mondi e gli stati, il cui sviluppo con­dizionato, temporale, è invece rappre­sentato dalla trama. L’insieme del tes­suto è detto i capelli di Shiva. Lo svol­gimento del solo filo della trama è rap­presentato dalle Parche con la filatura del tempo o del destino.

2.            Per ritornare al soffio, notiamo che, nel Taoismo, è associato all’andirivie­ni della spola sul telaio: stato di vita, stato di morte, espansione e riassorbimento della manifestazione. La tessitu­ra compiuta di giorno e disfatta di not­te (il mito di Penelope) è utilizzata dal Rig Veda per rappresentare il ritmo vi­tale, l’alternarsi indefinito della respi­razione, assimilato a quello del giorno e della notte.

Nel mito giapponese della Dea solare, la tessitura di Amaterasu è distrutta da Susano-wo-no-Mikoto; diverse inizia­zioni femminili soprattutto in Cina, pre­vedevano una tessitura rituale associa­ta alla reclusione, alla notte, all’inver­no, poiché la partecipazione alla tessi­tura cosmica la rende pericolosa e ri­chiede il segreto. D’altra parte, i lavori del giorno, dell’estate, sono lavori dei campi, lavori maschili. L’incontro ce­leste della Tessitrice e del Bovaro è l’e­quinozio, l’equilibrio e l’unione del yin e dello yang.

3.            Abbiamo già osservato che il signi­ficato di filo si applicava alla parola sutra che designa i testi buddhistici; ag­giungiamo che la parola tantra deriva egualmente dalla nozione di filo e di tes­situra. In cinese il carattere ching, com­posto da mi (filo grosso) e ching(corso d’acqua sotterraneo) designa sia l’ordito del tessuto sia i libri fondamentali; wei è sia la trama sia i commentari ditali libri. Ordito e trama sono rispettiva­mente ciò che l’India denomina shruti smriti: i frutti della facoltà intuitiva e della facoltà discorsiva. Nel caso dei tantra, la tessitura è quella dell’interdi­pendenza di tutte cose, delle cause e de­gli effetti, ma il filo tantrico è sempre quello della continuità tradizionale, fi­lo di Arianna nel labirinto della ricerca spirituale, collegamento al Principio di tutte le cose.

4.            Infilare l’ago nella cruna è simbolo del passaggio attraverso la porta sola­re, cioè l’uscita dal cosmo; lo stesso si­gnificato simbolico si ritrova nella frec­cia che colpisce il centro del bersaglio. Il filo appare qui come il legame fra i diversi livelli cosmici (infernale, terre­no, celeste) o psicologici (inconscio, conscio, subconscio) ecc.

5.             Per ritornare al livello elementare, al­la nozione del filo del destino, notiamo che in Estremo Oriente il matrimonio è rappresentato dalla torsione, fra le di­ta di un genio celeste, di due fili di seta rossa: i fili del destino degli sposi diventano un solo filo. In altri paesi del Sud- Est asiatico, si annoda ai polsi degli spo­si uno filo di cotone bianco: il filo del destino comune (DURV, ELIM, GOVM, GUEC, GUES, SILI).                                                          

6.            Nel bacino mediterraneo, in partico­lare in tutta l’Africa del Nord, filare e tessere sono per la donna quello che la­vorare la terra è per l’uomo: così ella si associa all’opera creatrice. «Attraver­so il mito e le tradizioni, la tessitura si trova assimilata al lavoro dei campi, ma essa stessa è un atto creativo da cui esco­no, fissati nella lana, i simboli della fe­condità e la rappresentazione dei cam­pi coltivati.» Porfirionell’Antro delle Ninfe dice: <(Quale simbolo converreb­be più della tessitura alle anime che scendono nella generazione?» (SERP,132-136).

(Tratto da Dizionario dei Simboli, J. Chevalier – A. Gheebrant, BUR, 2005)