“Multiculturale” non è più cool…

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Non sono più solo i popoli dei Paesi PIIGS a ribellarsi, a bruciare dal 22 maggio sono le strade di Stoccolma, fino ad oggi un insospettabile. L’ennesima prova di come il loro multiculturalismo (non) crea ricchezza e sviluppo.

(Wall Street Italia) – La situazione sta diventando insostenibile e ad alimentarla è sempre la crisi. Ma stavolta il teatro della violenza per le strade non è Atene, o Roma, o Parigi.

Il focolaio dell’insoddisfazione europea porta infatti il nome di Stoccolma, la capitale della Svezia, paese scandinavo poco avvezzo a essere al centro dei riflettori, ora oggetto di dibattito. E’ almeno dallo scorso 22 maggio che la città, infatti, brucia, con le gang che seminano distruzione, manifestando tutta la loro rabbia.

A Husby, periferia a nord di Stoccolma dove il 60% dei residenti non è nato in Svezia e dove la disoccupazione è due volte quella media nazionale, diversi ragazzi hanno appiccato il fuoco contro veicoli, scuole e altri edifici; i disordini si sono propagati in altre periferie della capitale.

“Il senso di esclusione, di povertà e di disoccupazione” è tra i motivi principali delle rivolte – ha commentato in una intervista a Bloomberg Yves Zenou, professore presso laStockholm University – Questi giovani si sentono esclusi dalla società svedese. Molti non hanno un lavoro, sia per motivi di discriminazione, sia per i bassi livelli di istruzione”.

La rabbia è esplosa la scorsa domenica, quando la polizia ha aperto il fuoco, uccidendo nel suo appartamento un uomo di 69 anni, che nel corso di una discussione aveva iniziato a brandire un machete.

Ma il problema non risiede certamente solo nell’immigrazione. Il tasso di disoccupazione giovanile della Svezia si è attestato l’anno scorso al 23,6%, ovvero tre volte tanto la media nazionale.

Un dato comunicato questo mese ha mostrato poi come 77.000 persone tra i 16 e i 29 anni non abbiano studiato o lavorato nel corso degli ultimi tre anni, entrando così a far parte della categoria dei Neet, ovvero dei giovani che lavorano e non studiano.