AAA Italia vendesi

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Zitti zitti, quatti quatti, ecco che ti svendono uno dei “gioielli” d’Italia: Telecom. Inutile dire che chi doveva sapere, sapeva. Nonostante ciò, il top manager di Telecom, Franco Bernabé, si permette di raccontarci che ha saputo della svendita dai “comunicati stampa”. Poverino.

(Il Tempo) – Letta allarga le braccia. «Siamo in un mercato europeo e Telecom è una società privata». Al massimo quindi, quello che il governo può fare è «vigilare sui profili occupazionali e sugli aspetti strategici per l’Italia». Non solo. Il passaggio di mano agli spagnoli di Telefonica, per il presidente del Consiglio potrebbe anche essere un affare. Dal momento che «di tutte le privatizzazioni italiane quella di Telecom non è stato uno dei più grandi successi, se arrivassero dei capitali europei, credo che potrebbero aiutare Telecom a essere migliore rispetto a come è stata in questi 15 anni».

Come dire: l’azienda è talmente mal ridotta che chiunque arriva è il benvenuto. Insomma Letta benedice l’acquisizione da parte di Telefonica come il minore dei mali dimenticando forse che l’azienda spagnola non è un campione quanto a solidità finanziaria, che la Spagna è un Paese a rischio e che con l’addio a Telecom, l’Italia rischia di salutare anche lo sviluppo della banda larga che potrebbe dare al Paese una spinta importante. L’indebitamento di Telefonica rende poco credibile la prospettiva di investimenti elevati che sono indispensabili. La rete, asset strategico passa in mani straniere. Lo scorporo di cui si parla da anni e che solo di recente è stato avviato dal presidente Franco Bernabè, è ancora al palo.

È in questa cornice che si inquadra l’operazione di acquisizione di Telecom da parte di Telefonica formalizzata ieri. L’azienda spagnola salirà dal 46 al 66% di Telco che controlla il 22,4% di Telecom Italia per incrementare a breve la partecipazione al 70% e successivamente acquisire il 100%. Senza l’approvazione del regolamento sulla golden share nei settori dell’energia e delle telecomunicazioni, la cui bozza è pronta da mesi, oggi il Governo non può esercitare i poteri speciali su Telecom. Le regole attuali, che sono quelle indicate dalla legge che il 9 maggio del 2012 ha convertito il decreto varato dal Governo Monti, volto a chiudere la procedura d’infrazione aperta dalla Ue nei confronti dell’Italia, non sarebbero sufficienti per lo Stato italiano ad opporsi ad un acquirente. Inoltre Telco è un soggetto europeo e la stessa azienda telefonica non è del settore della difesa o rilevante per la sicurezza nazionale. Le norme contenute nella legge del maggio 2012, prevedono che il Governo possa esercitare il potere di opposizione a un’eventuale acquisizione, che possa compromettere gli interessi nazionali, esclusivamente nei settori della difesa e nella sicurezza nazionale. Insomma l’addio a Telecom non solo è impossibile da contrastare ma sembra che in un certo senso sia stato favorito a livello legislativo.

Comunque sulla questione Letta riferirà martedì prossimo alla Camera, come deciso dalla conferenza dei capigruppo mentre oggi il presidente di Telecom, Franco Bernabè, si presenterà per un’audizione davanti agli uffici di presidenza delle commissioni Lavori Pubblici e Industria del Senato. Intanto ironizza: lo spagnolo è una lingua che non conosco. Telecom non è diventata spagnola, l’operazione riguarda solo Telco, che ha avuto un riassetto azionario.

Nel frattempo Cesar Alierta, presidente di Telefonica, si sfrega le mani e può dirsi almeno in parte soddisfatto, pagando per il 12% circa di Telecom Italia meno della metà di quanto gli costò nel 2007 il primo 10%. Fra aumenti di capitale di Telco e titoli che acquista Telefonica spenderà, complessivamente 3,8 miliardi circa tra azioni e debito. Una valutazione implicita di 17 miliardi contro una capitalizzazione di mercato scesa ormai sui 10,5 miliardi scarsi.

La politica sembra accorgersi ora che c’è un caso Telecom. Il Pd chiede «spiegazioni al governo» e il Pdl denuncia: «Non si può restare inermi a guardare».

Anche i sindacati sono sul piede di guerra. A rischio, secondo le stime di Michele Azzola della Slc Cgil, ci sono fino a 16mila posti.

L’operazione non è dispiaciuta alla Borsa. Il titolo ha guadagnato l1,69% a 0,6 euro. Sono passati di mano quasi 512 milioni pezzi, pari al 3,8% del capitale, rispetto a una media a 30 giorni di circa 143 milioni. Brillano anche gli altri soci di Telco, in particolare Mediobanca, che con l’operazione realizza una plusvalenza di circa 60 milioni. Punita Telefonica, che termina in ribasso la giornata. Da parte sua Telefonica assicura la non interferenza nelle decisioni di Telecom, di cui garantisce l’indipendenza, soprattutto nei mercati in cui entrambe le compagnie sono presenti.