I nuovi ‘reality’ di Mtv: quando la bestialità diventa ‘esempio’

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Un tempo i bambini crescevano con i racconti dei nonni, le fiabe, gli antichi miti, le storie delle grandi e piccole patrie coi loro eroi, i loro martiri ed i loro santi. Una vicenda perenne, i cui echi sono giunti fino a noi, in qualche modo, con il romanzo d’avventura, le guerre dei bottoni, le gesta dei padri della (moderna) nazione.

Questo fino a che la tramandazione orale e poi scritta ha avuto un qualche senso nella formazione dei giovani che si apprestavano così ad entrare nel mondo degli adulti. L’avvento della generazione video-elettronica, standardizzata, uniformata dalla scolarizzazione di massa, ha distrutto tutto questo. Oggi l’oracolo è la televisione, i social network, le chat in tutte le loro declinazioni. Mamma e papà degli amici a cui confidarsi e trattare da pari, i nonni dei vecchi bacucchi che vanno bene finchè sganciano a Natale salvo poi smollarli in qualche centro per la terza età al primo segno di (fisiologica) senilità.

Non è una scoperta perciò notare come la Sovversione monopolizzi tutti questi medium (cioè strumenti di comunicazione e di socializzazione) per farne dei canali di propaganda che sedimentano, giorno dopo giorno, automatismi e comportamenti, credenze e modi di fare, impensabili anche solo per la generazione precedente perchè più giovane di soli 2-3 anni.

Fatta questa doverosa premessa, vogliamo attenzionare il lettore sulla nuova generazione di reality pensati e realizzati in seno ad Mtv, la (purtroppo) celebre tv musicale nata negli Stati Uniti negli anni ’80 ed ormai sbarcata con versioni nazionali in tutto il mondo, evolvendosi in un vero e proprio laboratorio della Sovversione contemporanea. 

Parlavamo di una vera e propria ‘nuova generazione’ di reality dovuta probabilmente al fatto che i primi avessero ormai esaurito la loro appetibilità e forza propulsiva nei confronti di un pubblico ormai saturo e abituato al ‘livello’ di questi ultimi: piccoli tradimenti, vip ridotti a cibarsi di insetti, fobie e debolezze piccole e grandi riprese h24 dall’occhio onniscente della produzione. Troppo poco. Dallo sbarco del ‘Grande Fratello’, infatti, ce ne sono stati di involuzioni nel costume e nei modi dei popoli occidentali, per questo era necessario premere un poco più a fondo l’accelleratore.

Ed ecco così nascere una lunga serie di reality a base ‘etnica’, che riuniscono cioè giovani ragazzi e ragazze sulla base della loro analoga provenienza nazionale e locale.

Il loro intento è, anzitutto, sminuire il dato ‘nazionale’ dei vari gruppi protagonisti del programma: far apparire scemi o depravati un intero gruppo etnico-nazionale mostrando i loro peggiori rappresentanti all’interno del reality in questione. Emblematico è il caso dell’antesignano di questo nuovo genere di show: ‘Jersey Shore’. In esso un gruppo di italo-americani di seconda/terza generazione sembra messo apposta in scena per confermare il carattere para-mafioso, brutale e ignorante degli italiani. Delle controfigure di mandolinisti palestrati e coi capelli impomatati, come neanche nell’immaginario collettivo che portò alla condanna a morte di Sacco e Vanzetti, danno sfogo ai loro appetiti, dividendosi tra risse, ubriacature e sesso. Tanto sesso.

La trama dei successivi reality riprende così la formula vincente del primo. I vari ‘Geordie Shore’ (ispirato alle vicende di ragazzi di Newcastle, in Inghilterra) e poi ‘The Valleys’ (con ragazzi gallesi) hanno semplicemente ripreso quella trama potenziandone, per ognuno, i difetti caratteristici (leggasi gli stereotipi) dei vari gruppi così riuniti, aumentando però esponenzialmente la dose di sesso al suo interno.

I dialoghi tra i protagonisti raramente arrivano a parlare di qualcosa che travalichi il sesso (in tutte le sue declinazioni), con dialoghi ed immagini che lasciano veramente poco anche al pubblico più adulto, ed esprimendo dinamiche sociali in cui l’unico collante/legame è il sesso. Il quadro che ne deriva assume dei livelli di tale saturazione da provocare una sostanziale anestetizzazione del pubblico (in media tutti under20…) sotto il profilo sessuale o, nel migliore dei casi, inducendo a ritenere che l’unica forma di socializzazione (in senso lato) con un tuo simile passa quantomeno per un rapporto orale con uno sconosciuto. Dopodichè si può essere ‘amici’…

Ma la vera intelligenza di questa emittente, che riesce così a dribblare ogni tipo di controllo (ma li faranno davvero?) per la tutela del pubblico di minore età, sta nel mandare le puntate in prima visione ad orari serali (nella c.d. ‘fascia protetta’) salvo poi mandare le repliche di quelle stesse puntate a qualunque ora del giorno, dopo e nei successivi. Come e perchè non intervengano le autorità competenti, le associazioni delle mamme e dei papà, e tutte le altre istituzioni così solerti a rompere il cazzo quando una qualunque voce dissenziente di alzi a dire qualcosa di ‘diverso’ (es. Pippo Baudo sulla strage di Via Rasella), resterà sempre un mistero. Forse perchè queste entità esistono solo per formalizzare le denunce che servono così a processare le idee… L’importante, e qui sta tutta l’ipocrisia di Mtv e di tutte le autorità preposte, è che prima di ogni puntata appaia per circa 15 secondi un messaggio che ci illustra come i contenuti che stiamo per visualizzare siano adatti solo ad un pubblico adulto.

Peccato che: 1) già nella grafica utilizzata, come ‘bollino’ è utilizzato un teschietto nella forma che tanto va di moda negli ultimi anni, quasi a sbeffeggiare il messaggio informativo che si dovrebbe presupporre serio e in grado di inibire il giovane spettatore… In questo modo, invece, lo si stimola ad andare avanti ed osare nella visione; 2) Mtv sia una televisione guardata per il 90% da minorenni (cioè da utenti che non dovrebbero/potrebbero guardare queli spettacoli vietati): perché dunque nel suo palinsesto ha una quantità di programmi ben maggiore della quota di pubblico adulto (10%) che invece avrebbe ‘titolo’ per guardare quei reality?!…

Andreia Nikelaos