Crac Alitalia e il solito prestigiatore Colaninno

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A cura della Redazione di At.com

Ormai si perde il conto di banche, imprese (l’ultima il Pastifico Amato) controllate dal PD e fallite in questi anni, oppure di cooperative datesi a gambe coi soldi dei soci che, in teoria, dovevano favorire e salvaguardare.
In ultimo assistiamo al crac annunciato di Alitalia dove però una grossa, anzi enorme, responsabilità ricade anche sul PDL e Silvio Berlusconi in particolare, oltre che sulla triade sindacale, tutti uniti nello sbattere la porta in faccia ad Air France e consegnare la compagnia di bandiera ai soliti quattro sciacalli nazionali.

Sciacalli che hanno costituito una cordata, oseremmo definirla “dei falliti”, ricevendo in regalo la compagnia aerea nazionale per quattro gusci di noci oltre ad ampi favori fiscali e finanziari.. “Cordata dei falliti” guidata dal solito Colaninno, l’autore del grande furto legalizzato di capitali pubblici dalle casse Telecom che ha poi portato al crac Seat-PG e in questi giorni Telecom Stessa.
Non un furbetto del quartierino (quelli sono finiti in galera) ma una vecchia volpe dei salotti finanzari che contano, padre del figlio Matteo Colaninno depuato del Partito Democratico. In confronto i furbetti del quartierino erano dei dilettanti allo sbaraglio scaraventati nella polvere dalle vecchie volpi veri padroni dello Stivale.

Ricordiamo come Alitalia abbia una storia perfettamente simile a quella di Telecom, anch’essa utilizzata per decenni dalla politica e dai sindacati come serbatoio di voti per sistemare il parente del solito amico di turno o come banca di finanziamento dei partiti.
Questa malagestione all’italiana porterà la compagnia al crac nel 2008 quando figurò all’orizzonte Air France che era disposta ad accollarsi gli ingenti debiti e rilevarla pagando due miliardi. Per qualsiasi imprenditore, degno di tale nome sarebbe stato un ottimo affare, ma non per Berlusconi, all’epoca primo ministro, e per i sindacati.
La strana coppia fece muro, all’ora si disse per difendere l’italianità della compagnia ed evitare il licenziamento di 1600 esuberi proposto da AirFrance.

La strana coppia a trazione integrale, Berlusconi & Epifani (ieri leader CGIL oggi segretario del PD) preferirono dividere in due la compagnia tenendo i debiti in seno alla bad company ovvero gravanti sulle tasche dei cittadini e consegnare la nuova compagnia libera da gravami a una cordata di imprenditori (si fa per dire) italiani senza il becco di un quattrino capitanati dal solito Colaninno e supportati dall’onnipresente Banca Intesa (anch’essa nella tresca del PD), denominata CAI. E qui già il dramma è preannunciato dai nomi scesi in campo e dal regalo fatto da Berlusconi alla sinistra. Ma non finisce qui perchè lo stesso esecutivo infiocchettò il regalo con un prestito-ponte di 300 milioni pubblici che la CAI avrebbe dovuto restituire nel tempo alle casse pubbliche. Inutile dirlo: neanche un euro ad oggi è stato restituito.

In queste ore il dramma si ripete paradossalmente con gli stessi attori. Alitalia è di nuovo nel baratro, deve trovare in fretta 500milioni altrimenti l’ENAC gli bloccherà i voli. AirFrance già possessore del 25% vorrebbe rilevare la compagnia a costo zero (reale valore di mercato) e i debiti ma Colaninno ed i soci bancari non vogliono tirarsi indietro invocando ancora una volta  l’italianità del vettore e il suo status di azienda strategica.
Ovviamente corrono in aiuto di questi anche i sindacati e la politica, stavolta a fare le veci del trombato Berlusconi c’è il suo ministro dei Trasporti Lupi, battagliero come non mai.

E in queste ore hanno trovato la soluzione. Poste Italiane entrerà nell’azionariato versando 75milioni facendo da prestanome per la Cassa Depositi e Prestiti.

Non c’è che dire ottima strategia! Praticamente altri soldi pubblici per il portafoglio di Colaninno che metteranno in difficoltà una delle rare aziende statali in buona salute (Poste Italiane) che tra l’altro non avrebbe neanche bisogno di una compagnia aerea avendo già la sua Mistralair.

Sappiamo già il risultato dell’operazione: tra qualche anno saremo nuovamente qui a parlare del nuovo fallimento Alitalia che nel frattempo avrà sconquassato anche i bilanci di Poste Italiane mentre Colaninno ed i soci bancari avranno intascato i 75milioni rubati ai cittadini dalla politica ma che in buona percentuale arriveranno sotto forma di donazione nelle casse del Partito Democratico. Mentre il PDL avrà fatto la solita parte di utile idiota.

L’ennesimo salvataggio di un’azienda privata fatto coi risparmi di anziani e lavoratori che riscuote il silenzio assordante di Consob, Banca d’Italia, Corte dei Conti e istituzioni europee.