La lezione dell’ “Antigone” di Sofocle: seppellire i propri morti.

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Riscoprire i classici. Se non altro per trarne lezioni d’estrema attualità.
Oggi rileggiamo l’Antigone.
Il poema narra di una giovane donna greca cui un bando del governo di Creonte impedisce di dar sepoltura a Polinice, fratello morto e dichiarato nemico della patria.
Antigone, nei passi che segue, annuncia alla sorella Ismene che contravverrà al bando e darà sepoltura al fratello, pur sapendo che verrà uccisa per tale violazione del diritto degli uomini.
Antigone risponderà a Creonte: “non credevo che i tuoi bandi avessero tanta forza da far sì che un mortale potesse soverchiare le leggi dei Celesti, non scritte, ed incrollabili: perché non adesso furono sancite, né ieri: esse vivono per l’eternità; e nessuno conosce il giorno in cui nacquero.Potevo io sfidare degli dèi la punizione per avere avuto paura di un uomo che nulla vale?”. 
Chi ha orecchie per intendere, siamo certi, intenderà.

ANTIGONE

Rifletti un po’ se vuoi darmi una mano.

ISMENE

Dimmi prima che cosa intendi fare.

ANTIGONE

Mi aiuterai a dare sepoltura?

ISMENE

Vuoi seppellirlo, e la città lo vieta?

ANTIGONE

Sì, andrò a seppellire mio fratello

che è anche il tuo, tu lo voglia o no.

Nessuno potrà dir che l’ho tradito.

ISMENE

Lo farai a dispetto di Creonte?

ANTIGONE

Strappar non mi potrà da chi m’è caro!

ANTIGONE

[…]

Sepolcro io gli darò; bella, se l’opera

avrò compiuta, mi parrà la morte:

cara con lui a me caro, giacerò

ad una sacra colpa consacrata.

Più che ai vivi, piacer devo ai morti,

che in eterno con loro rimarrò.

Se lo credi, puoi anche disprezzare

le cose che gli dèi hanno in onore.