“Fuori dal giro” (13.12.2013) – recensione

120
Il traffico del periodo natalizio rallenta, ma non sfiducia coloro i quali lentamente raggiungono la sede di Raido per assistere alla presentazione dell’ultimo libro di Cesare Ferri, “Fuori dal Giro”. Anche noi ci sentiamo così, fuori dal giro, perché invece di essere trascinati nel turbinio accennato poc’anzi, decidiamo di uscirne, rallentandone il ritmo fino a fermarci e scegliere uno dei posti migliori per poter godere di questa presentazione.
Introdotto dal moderatore della Comunità Militante di Raido, Ferri ci svela qual è stato il moto creativo che lo ha guidato verso la realizzazione del libro. Tutto nasce da un viaggio, in una città a lui cara, Parigi, la quale purtroppo, come altre sue sorelle europee, continua a perdersi e a crogiolarsi nel suo decadimento. Durante una visita al Centro Pompidou, luogo destinato all’arte contemporanea, Ferri condivide con il pubblico, con ironia, la perplessità e lo sdegno, tanto comprensibili quanto condivisibili, provati passando davanti ad oggetti e/o cose definite “opere d’arte”. 
Non possono essere considerate espressioni artistiche, dice Ferri, l’arte è creazione, è armonia, è bellezza ispirata da un alto sentire. Il protagonista di “Fuori dal Giro” diventa quindi il personaggio con il quale l’autore parla di una rafforzata presa di coscienza ovvero riconoscere che il mondo della sovversione,  per soggiogarci al pensiero omologato,  ci sta abituando al bruttezza.
L’oggettivamente bello, la Bellezza, non esiste più, essa è stata soppiantata da estenuanti “secondo me… secondo… te, secondo l’opinione pubblica” i quali non fanno altro che accrescere il relativismo dilagante. Il “tutti possono far tutto” ha preso il posto di “ognuno faccia secondo propria vocazione”. Anche noi potremmo diventare artisti per un giorno, basterebbe prendere un oggetto della vita di tutti, metterlo in una posizione non usuale e affibbiargli un titolo ad effetto e voilà ecco pronta la nostra installazione! Quasi più semplice che montare un mobile dell’Ikea!
Perchè è importante non far sparire la Bellezza? L’annientamento del concetto di Bellezza porterebbe alla cancellazione del percorso che conduce al bene di cui ancora permangono deboli tracce. Nelle epoche e civiltà passate, l’arte non è mai stata così slegata dall’etica quanto ai nostri giorni. Plotino, sulla scorta di Platone, chiarisce ancora meglio questo percorso. Infatti, l’anima riconoscendo la bellezza della realtà sensibile, ne ricerca l’origine innalzandosi verso il mondo delle forme spirituali fino a raggiungere quello stadio superiore in cui è capace di riconoscere nella bellezza, il Bene, che è senza forma e va al di là di ogni concetto formale.
La bellezza quindi è soggetta di per sé a mutamenti quello che cambia è il grado di approssimazione al bene dell’osservatore.
L’artista quindi, per aiutare l’approssimazione dell’osservatore, deve mettersi alla ricerca della Bellezza e farsi strumento di una realtà superiore. Guénon ci ricorda che:
l’ “artifex” è per gli antichi, indifferentemente, l’uomo che esercita un’arte o un mestiere; non artista né artigiano, nel senso che queste parole hanno oggigiorno, egli è qualcosa di più dell’uno e dell’altro perché, originariamente almeno, la sua attività è connessa a principi di un ordine molto più profondo. Infatti, in tutte le civiltà tradizionali, qualsiasi attività umana è considerata sempre ed essenzialmente come derivante dai principi; in tal modo essa risulta come “trasformata”, e, in luogo d’essere ridotta alla sua sola manifestazione esteriore (quale, tutto sommato, la riduce ad essere il punto di vista profano), appare integrata alla tradizione e costituisce, per colui che la compie, un mezzo di partecipazione effettiva a quest’ultima.
Il protagonista (Adriano) quindi di Fuori dal Giro si mette alla ricerca al fine di farsi strumento. In questo viaggio, in cui incontrerà diversi personaggi che lo metteranno alla prova, emerge una figura femminile forte e decisa la quale viene tratteggiata dall’abile penna di Ferri come Donna e non come femmina.
Adriano compie un atto di volontà e perseveranza verso il riconoscimento e l’applicazione di quell’Ordine superiore che è superiore all’Uomo e che ne può “in-formare” l’opera. Un Ordine che è precondizione affinché una forza sia creativa anziché distruttiva. Questa ricerca di volontà e perseveranza fanno di Fuori dal Giro un romanzo “aperto” diverso dai precedenti Vite di cristallo o Una sera d’inverno. Tuttavia la natura essenziale dei romanzi di Ferri non viene tradita. I suoi romanzi non sono romanzi di evasione, l’inchiostro che anima queste pagine ha la precisa funzione di portare il lettore a scontrarsi con ciò che lo circonda e riflettere.
L’ Editore, Enzo Cipriano, che affianca Cesare Ferri nella presentazione del libro, riconosce “In Fuori dal Giro” l’evoluzione, la crescita da un punto di vista letterario di Ferri. Lo esorta a lasciare meno tempo possibile i suoi lettori “orfani” dei suoi libri e Cesare Ferri sembra accettare la proposta. Chissà magari ci incontreremo tra un anno nuovamente a Raido ad assistere ad una nuova presentazione!