Il FMI minaccia l’Italia. E Letta se la ride…

384

saccomanni-alfano-letta-262866

In queste ultime ore si è fatto sempre più insistente il pressing del Fondo Monetario Internazionale e di Standard&Poor’s che minaccia il declassamento dell’Italia. Ovviamente, viene riproposta la solita ricetta: privatizzazioni del patrimonio pubblico a tutti i costi.
Il messaggio per Letta è di parlare di meno di “fine della crisi” e privatizzare di più.
Gli sciacalli hanno bisogno di banchettare sui resti della vittima Italia e il mondialista Letta non esiterà a contentarli.

(la Stampa) – L’Italia resta sotto osservazione per le incertezze sulla direzione presa dai conti pubblici, con il debito atteso ancora in rialzo quest’anno al 134% del Pil e la crescita al rallentatore fino al 2016. Il verdetto è di Standard & Poor’s che così spiega il permanere della prospettiva sul rating nazionale a “negativa”. Intanto, però, il tesoro colloca con facilità i Ctz segnando un minimo record dei tassi, lo spread si mantiene sotto 220 e la borsa recupera.

«Siamo ancora incerti se i trend economici e nelle decisioni politiche reggeranno» in Italia, spiega S&P in un rapporto sull’Eurozona: il rating potrebbe subire una bocciatura se il governo non riuscirà a rilanciare la crescita e impedire un peggioramento ulteriore del debito. Ma le prospettive negative sul “BBB” italiano potrebbero migliorare a stabili, invertendo la tendenza, se il governo facesse «riforme strutturali del lavoro» e liberalizzazioni, entrambe in grado di rilanciare la crescita.

Il contesto europeo non è dei migliori: vi sono «segnali secondo cui l’Eurozona sta cominciando a superare lo stress economico, finanziario e di bilancio» ma finora, dice l’analista Moritz Kraemer, «crediamo che la regione abbia fatto pochi passi avanti per indebolire il legame fra Stati e banche vulnerabili». S&P valuta comunque che i Diciotto «continueranno nell’attuale lenta ripresa, come sembra confermato dagli indicatori economici», e puntualizza che la Germania potrebbe fare di più indirizzando parte del suo surplus al rafforzamento della domanda interna. Nel complesso, dice S&P che mantiene in negativo il suo “outlook” sui rating di Belgio, Italia e Portogallo, «è prematuro dire che i problemi dell’Eurozona sono finiti». Il risultato è che, anche quest’anno, difficilmente i miglioramenti dei rating supereranno i “downgrade”.

L’Italia sembra spingere l’ago della bilancia in questo senso. Il suo “BBB”, spiegano gli analisti di S&P, riflette l’incertezza. Nonostante i segnali di ripresa la bassa domanda di occupati, assieme alla stretta creditizia, la crescita dal 2014 al 2016 non dovrebbe andare oltre lo 0,5% annuo. A fine anno, secondo S&P il debito salirà al 134% del Pil. Tutto dipenderà dalle decisioni politiche che verranno prese quest’anno. Una governabilità migliore sarebbe d’aiuto sui conti pubblici e il rilancio della crescita. «Senza un nuovo regime elettorale – avverte S&P – le prossime elezioni rischiano di farsi sotto una legge pienamente proporzionale», con il rischio di risultato politici «deboli».

A dispetto di un atteggiamento vigile delle agenzie di rating, gli investitori continuano però a comprare debito italiano. Lo spread chiude oggi a 217 punti base, in calo da 223 di ieri. La borsa di Milano recupera (+0,91%) assieme alle altre piazze europee dopo la forte correzione vista fra venerdì e ieri. E l’asta di titoli pubblici di oggi segna un altro punto a favore del Tesoro, che ha venduto agevolmente tutti i 2,5 miliardi di Ctz 2015 offerti, con una domanda solida e un rendimento sceso all’1,031% (1,346% un mese fa), minimo mai toccato dalla creazione dell’euro. Bene anche il collocamento di 1,25 miliardi di Btp indicizzati, mentre il mercato aspetta l’asta di Bot semestrali di domani.