“Salire per riappropriarsi della propria vetta interiore” – Campo invernale RAIDO 2014

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Sono tanti anni che, noi della Comunità Militante Raido, ci infiliamo scarponi e ciaspole, sci e pelli di foca per raggiungere quel luogo. Che poi, in realtà, quel luogo può cambiare ogni anno: le catene dell’Appennino sono molte e di luoghi adatti al nostro campo ce ne sono molti.
Ciò che in realtà ricerchiamo con gioia non è tanto quel luogo, bensì quel momento, quella ricorrenza, quel contesto: il Campo Invernale.
Lontani dalla città, circondati dalla natura e sorvegliati dalle stelle e dal cielo, la Comunità si riappropria del suo tempo e del suo spazio. E di due giorni trascorsi in montagna ne fa un campo denso di cameratismo, riflessione, prove fisiche, canti e sana goliardia.

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Siamo insieme ad alcuni amici della Comunità che rispondono sempre “presente!” quando c’è da sudare, patire un po’ di freddo e da dormire in tenda, pur di vivere queste esperienze.
Alla partenza, l’alta temperatura – al confronto dei -17° dello scorso anno – e l’assenza del bianco della neve quasi ci infastidiscono. Perché il campo invernale lo vogliamo così: ostico, freddo, pieno di neve e con quel cielo azzurro puro che solo le mattine fredde sanno regalare.
Si sale molto leggeri verso il campo base, mentre ci fermiamo su un primo promontorio che dà sulla valle dell’Aquila, dove possiamo apprezzare un vento più freddo, secco e costante, che ci sveglia e ci dà il benvenuto. Si prosegue verso il campo, situato tra due casette chiuse agli estranei, delle quali sfruttiamo le pareti per ripararci dal vento. Appena arrivati, ci si divide fra chi prepara la legna ed il fuoco e chi le tende, mentre qualcuno attenta la preparazione del campo somministrando vin brulé impreziosito da spezie non identificate, che trasformano l’onesto vino del contadino in un liquore che ingenera subito allegria nell’atmosfera.

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Pronto il campo, allestiti i fuochi con la brace, dedichiamo il giusto spazio al confronto ed alla riflessione: la prima lettura ci fa riflettere sulla dispersione e sul moto vacuo ed impazzito in cui ci immerge il mondo post-moderno. Siamo spesso presi – a scuola, a lavoro, ovunque – da un ritmo folle ed incessante, che ci toglie consapevolezza e presenza a noi stessi e ci porta a ricercare la soluzione a tale confusione in altre attività altrettanto sradicate. Invece occorrerebbe fermarsi, riflettere e recuperare lucidità. Poi, si apre una discussione sul coraggio e la paura, l’incoscienza ed il panico: la paura fa parte dell’azione del Guerriero, che sa superare i propri timori, evitando il blocco del panico, per vincere gli ostacoli e compiere l’azione eroica. L’incoscienza porta ad azioni che sembrano magnifiche ma, in realtà, mancano della consapevolezza e della lucidità della vera azione guerriera.

È giunta, quindi, la notte, col freddo e la luna piena, mentre sdraiamo carne e pane sulla brace, accompagnati dal vino rosso e dai soliti canti d’amore e di lotta.
Il gruppo è variegato: dagli studenti del liceo ai militanti più grandi, le voci risuonano nella piccola valle che ci ospita, mentre si mangia insieme, alla faccia di un mondo che ci vuole soli, ‘social’ e a condividere foto e video piuttosto che idee e battaglie per i nostri principi.
Mentre qualcuno resta a vegliare il fuoco con del buon tabacco, entriamo nelle tende, per addormentarci e risvegliarci prima dell’alba.

Ci si ritrova così, al mattino a salire una collina vicino al campo base, per salutare il Sole che sorge tra le linee dei monti davanti a noi. Minuti lunghi ma che riempiono il cuore con un’immagine che non vale solo come bella copertina del campo, bensì riscalda il viso, il petto e resta impressa dentro di noi.
Si riscende al campo per la colazione ma dopo poco siamo di nuovo in marcia, verso la vetta del Monte Cava, a 2000 mt s.l.m.
La pendenza notevole ci fa guadagnare subito quota, nonostante la copiosa neve che troviamo sulla via, e, con buon passo, siamo in vetta, col solito vento, il solito silenzio carico e la potenza delle catene montuose di fronte.

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Discendiamo, poi, al campo base, qualcuno con gli sci, ampiamente invidiato dal resto del gruppo. Sulla via incontriamo una fonte di acqua debitamente assalita dagli assetati.
Così, smontiamo il campo, per tornare alle auto, dove è facile pensare alla stanchezza che ci coglie e ci coglierà nel successivo lunedì, ma ce ne freghiamo come si conviene, alla luce dell’ennesima esperienza comunitaria in montagna, durante un campo invernale lungo un finesettimana ma destinato a durare nei nostri cuori molto più a lungo.

 Comunità Militante Raido