“Rivoluzione Tradizionale e militanza legionaria” – Intervista a Maurizio Rossi

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Diapositiva ROSSI MAURIZIO

Spesso Evola è stato definito, in senso negativo, un “reazionario”. Tu invece ritieni che possa essere più calzante la definizione di “rivoluzionario”? E perché?

Effettivamente continuano a persistere degli equivoci interpretativi riguardo alla questione in oggetto, dovuti in gran parte a quelle che Adriano Romualdi definì come delle ingenuità storiche, in relazione a determinate prese di posizione di Evola, nei confronti di taluni aspetti del Fascismo e in special modo del Nazionalsocialismo – non a caso, queste incomprensioni gli valsero, da parte dei nazionalsocialisti, dell’attribuzione polemica di romano-reazionario.

Ovviamente, pur non condividendole, ritengo che le si possano comprendere appieno proprio alla luce di particolari sensibilità di ordine politico e di specifiche rigidità dottrinarie che – all’epoca e nel primo dopoguerra – Evola aveva manifestato e che, comunque, continuerà a manifestare.

Ciò nonostante, Evola è stato veramente un rivoluzionario – dato che queste ingenuità storiche, tanto per riprendere la definizione coniata da Romualdi, hanno rappresentato soltanto una parentesi all’interno dell’intero corpus dottrinario evoliano – un rivoluzionario integrale e totale.

Il suo pensiero rappresenta la più completa e radicale negazione – sia metafisica che politica – del mondo moderno, delle ideologie massificanti, economicistiche e cosmopolite che ha partorito e delle filosofie che lo hanno alimentato, quindi del Sistema mondialista borghese in tutta la sua complessità e in tutte le sue manifestazioni. Nessuna esclusa!

Evola è il distruttore politico dell’anti-tradizionale disordine societario borghese, di una bottegaia morale borghese che viene messa all’indice con una virulenza paragonabile a quella di Nietzsche, e in taluni casi anche superiore. Evola è quindi l’annunciatore di un nuovo meriggio: una Rivoluzione totale e quindi Tradizionale che pone come architrave la forma assoluta dell’Uomo Nuovo.

Sulla base della tua personale esperienza di militanza politica, perché consiglieresti ad un giovane militante di oggi di leggere Evola?

Non posso che ricollegarmi a quanto detto precedentemente, il magistero politico di Evola e il suo lascito spirituale – così intenso e pregnante da lasciare annichiliti – non può che rappresentare un valido percorso formativo per tutti quei giovani militanti che decidono di compiere un salto di maturità e battersi, con lucidità e salda coscienza politica, contro il Sistema, nei ranghi di quella che sovente e giustamente definiamo come Comunità militante.

Una scelta rivoluzionaria di militanza che testimonia al contempo una fedele aderenza ai valori eterni della Tradizione, del Sangue e del Suolo. Altresì, attraverso il pensiero di Evola, i camerati più giovani possono apprendere come la militanza non sia altro che la manifestazione terrena e concreta di una spietata guerra epocale di Weltanschauungen, da sempre irriducibilmente contrapposte, una guerra che non si è certo interrotta nel 1945.

Una guerra che, come Evola ci ha insegnato, deve essere affrontata con solidi riferimenti politici, salda tenuta interiore, forma esemplare e ampia visuale strategica.