Povera patria mia

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Povera-Patria

di Emilio Del Bel Belluz

“Per liquidare i popoli si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta. (Milan Kundera)

Che cos’è la patria?

La Patria è la casa che Dio ci ha data, ma essa non è un territorio, il territorio non è che la base. La Patria è una comunione di liberi e di uguali affratellati in concordia di lavori verso un unico fine. La patria è l’idea comune, il pensiero d’amore che stringe in uno tutti i figli di un territorio (Giuseppe Mazzini)

Noi tutti, abbiamo letto il libro Cuore, uno dei testi che hanno costruito le fondamenta spirituali del nostro Paese, la bellezza del libro si rispecchia sulla semplicità della storia di alcuni ragazzi dal cuore d’oro. Eppure in quei momenti così difficili si amava la Patria. Si amava il nostro Paese, lo si rispettava. In questi giorni penso alla storia della mia famiglia, e mi rattrista  pensare che  stiamo distruggendo le radici che i nostri antenati hanno costruito. Mio bisnonno si chiamava Mariano Del Bel Belluz, era stato con Garibaldi per undici lunghi anni, lo aveva seguito fedelmente, era un trombettiere. Fu tra quelli che per primi percepirono la pensione  di garibaldino. Era nato nel 1841, ad Azzano X, morì a Rivarotta per una caduta mentre si recava a messa a quasi cento anni. Aveva fatto la Breccia  di Porta Pia, e raccontava sempre questo accadimento ai figli riuniti nella stalla, nelle sere d’inverno.  Si dice che fosse una persona ospitale, dava soccorso ai poveri, ai vagabondi, dandogli un pezzo di pane e una minestra. Nessuno dalla sua casa veniva cacciato, era per me il perfetto camerata, quello che aiuta i poveri a non sentirsi soli e disperati. Lo sapevano tutti in paese che lui non negava un pezzetto di polenta mai a nessuno. Un giorno conobbi un prete che diceva sempre che un sei in matematica e un caffè non si possono negare a nessuno. Sentivo che mio bisnonno era così, una persona per tutti. Ebbe dei figli, mio nonno Emilio che  fece la guerra di Libia del 1911, altri suoi fratelli fecero la grande guerra . Mio padre ha fatto la seconda guerra mondiale, e ha avuto la fortuna di tornare a casa. In questo tempo che non amo, credo che gli italiani abbiano dimenticato il senso di Patria. E penso a quello che i nostri avi hanno fatto, non sia servito a nulla. Cosa è la Patria per me che mi sto avvicinando ai sessanta anni: una nazione che ha perso ogni identità e che riaffiora solo durante i campionati mondiali di calcio.  La frase di Re Umberto II, diceva “l’Italia innanzitutto” . Ora vivo ogni giorno in un Paese che è teso a cancellare le sue radici storiche e culturali. Una rivoluzione che è iniziata col togliere nelle scuole, negli uffici, negli ospedali il Crocifisso. Mio padre quando venne ricoverato,  nella sua stanza d’ospedale non aveva nemmeno il crocifisso, e i suoi occhi guardavano il vuoto di una parete bianca e di un cielo luminoso. Portai da casa un crocifisso e lo attaccai al muro, e dopo aver constatato che nell’ospedale di Motta di Livenza i crocifissi non c’erano più, riuscii a farli riappendere. Un gesto che mi fece sentire utile, non riuscii invece  a far ricollocare delle Madonne che stavano in ogni reparto a raccogliere ed attutire il dolore di quelli che vi erano ricoverati. Anche questo comportamento italiano è in sintonia con l’avanzata di un popolo che si arrende al laicismo. Mi sentii dire che non a tutti il crocefisso andava bene, e nel rispetto della fede altrui veniva tolto. La nostra nazione si piega a coloro che hanno preso il nostro Paese per il loro. Nelle scuole, non si fa cenno alla festa del Natale, nei testi non si parla di Dio. Se prendo un mio libro delle elementari e lo proponessi adesso credo che  verrei preso per un rivoluzionario. Ai miei tempi si  insegnava a fare  il segno della croce, si recitava una preghiera, il parroco veniva a visitare gli allievi. Durante le feste natalizie, veniva fatto il presepe. Il momento del Natale era atteso con tanta serenità, ma adesso i tempi sono cambiati. Io che penso e che credo in queste cose passo dalla parte dei cattivi, non sono ragionevole. Soffro nel vedere che nel mio Paese 1000 persone ogni giorno perdono il posto di lavoro, ma allo stesso tempo in media mille persone arrivano in Italia e trovano cibo, alloggio, tante cose che agli italiani ora mancano. Penso alla famiglia e credo che per prima cosa si debba aiutare gli italiani, i propri figli. Allo stesso tempo sono convinto che siamo stati noi con le nostre leggi e con l’abrogazione del reato d’immigrazione clandestina a facilitare questo flusso di notevoli proporzioni. I signori del parlamento tutti compatti, eccetto la Lega e parte di Forza Italia hanno votato questa legge, che è diventata il lasciapassare e che sta preparando l’invasione. Non posso essere mortificato da questo, dal fatto che utilizziamo i soldi degli italiani, mentre gli altri Paesi se ne fregano di noi, la patata bollente ce la siamo cucinata da soli e ora ce la ingoiamo. I nostri nuovi cittadini arrivano a migliaia con le barche, salvati dalla Marina Militare, raggiungendo così il paese dei balocchi. La televisione poi ci sommerge di filmati di questi salvataggi. Dimenticando che chi li mette in mare in determinate condizioni è davvero criminale, e le colpe dei naufragi e dei morti non devono essere addossate agli italiani. Chi è causa del suo male  pianga se stesso. Non è sufficiente che si aiutino queste persone, mi fa rabbia il sentire certe richieste che vanno oltre le nostre possibilità. Nessuno telegiornale ha mostrato il cibo che viene buttato  via, perché non piace. E’ pensare che ci sono famiglie nella disperazione che non arrivano neppure a fine mese. Per loro il cibo è così prezioso che non andrebbe sicuramente gettato via. Non passa giorno che non si senta il disagio che sta provocando la crisi, migliaia di sfratti ma pochi se ne preoccupano. Devo ancora sentire la voce della Chiesa che dica  di dare alloggio nei conventi e nelle chiese.  Eppure sono italiani, ma non sono italiani di serie B. Credo che la misura sia colma, l’Italia deve tornare alle proprie radici, alla propria cultura, al cameratismo che si deve dare a quelli che patiscono. Ci poterebbe essere forse una soluzione, diamo agli italiani il riconoscimento che viene dato ai profughi. Sono soldi che hanno sudato i nostri padri e della la gente che lavora e produce. Diamo dell’aiuto a quegli italiani che si sentono presi in giro, ma che non hanno il coraggio di chiedere. Pensavo che se dobbiamo vivere con così tanta tristezza, cosa importa se la nostra Italia affonda. Se noi ci mettessimo in mare forse verremmo soccorsi dagli altri Paesi? Il buonismo con i soldi degli italiani deve andare a quelli che hanno fatto l’Italia. Un sindaco coraggioso di Padova ha fatto mettere i Crocifissi in tutti i luoghi pubblici, ma come ricompensa ha avuto delle critiche negative da un vescovo. Le parole sono poche da dirsi, l’Italia aiuti prima di tutto gli italiani e la carità non si fa con il denaro del popolo. Pensavo che sarebbe bello se tutti quei partiti, tutte quelle persone che sono favorevoli all’invasione del Paese, mettessero a disposizione le loro sedi di partito, le loro case, e il loro denaro. Credo che questo sarebbe un atto meritorio, non può essere un atto onesto mettere le mani nelle tasche degli italiani, senza chiederlo. Comunque dai sondaggi che si sono fatti in questi giorni il 43% degli italiani voterebbe Partito Democratico, forse allora a sbagliare sono proprio io.  Magari cercate di rispettare gli italiani che soffrono, date loro il cibo che gli stranieri buttano, così almeno anche loro avrebbero qualcosa da mangiare.

Essere conservatori significa vivere non di ciò che è di ieri, ma di valori eterni” (Arthur Moller  van der Bruck)

Perché amo l’’Italia

““Perché amo l’Italia?” Io amo l’Italia perché mia madre è italiana, perché il sangue che scorre nelle mie vene è italiano,perché è italiana la terra ove sono sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera,perché la città ove sono nato, la lingua che parlo, i libri che m’educano, perché mio fratello, mia sorella, i miei compagni, e il grande popolo in mezzo a cui vivo, e la bella natura che mi circonda, e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro è italiano. Oh tu non puoi ancora sentirlo intero quest’affetto! Lo sentirai quando sarai uomo, quando ritornando da un viaggio lungo, dopo una lunga assenza. Affacciandoti una mattina al parapetto del bastimento, vedrai all’orizzonte le grandi montagne azzurre del tuo paese ; lo sentirai allora nell’onda impetuosa di tenerezza che t’empirà gli occhi di lacrime e ti strapperà un grido dal cuore. Lo sentirai in qualche grande città lontana, nell’impulso che ti spingerà tra la folla sconosciuta verso un operaio sconosciuto,dal quale avrai inteso, passandogli accanto, una parola della tua lingua. Lo sentirai nello sdegno doloroso e superbo che ti getterà il sangue alla fronte, quando udrai ingiuriare il tuo paese dalla bocca di uno straniero. Lo sentirai violento e più altero il giorno in cui la minaccia d’un popolo nemico solleverà una tempesta di fuoco sulla tua patria,e vedrai fremere le armi da ogni parte, i giovani a correre a legioni, i padri baciare i figli, dicendo: – Coraggio ! – e le madri dire addio ai giovanetti, gridando : – Vincete. – Lo sentirai come una gioia divina se avrai la fortuna di veder rientrare nella tua città i reggimenti diradati, stanchi, cenciosi, terribili, con lo splendore della vittoria negli occhi e le bandiere lacerate dalle palle, seguiti da un convoglio sterminato di valorosi che laveranno in alto le teste bendate e i moncherini, in mezzo a una folla pazza che li coprirà di fiori, di benedizione e di baci. Tu comprenderai allora l’amor di patria, sentirai la patria allora. Ella è così grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi  tornar te salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l’anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto dalla morte, io, tuo padre, che t’accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t’accoglierei con un singhiozzo d’angoscia,  e non potrei amarti mai più , e morirei con quel pugnale nel cuore”. ( Edmondo De Amicis)