Intervista di Radio-IRIB a “RAIDO” su Primavera Araba e Isis

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Intervista-audio di IRIB (http://italian.irib.ir/), radio iraniana, alla Comunità Militante Raido a margine della conferenza “Dalla Primavera Araba all’Isis”, che si è svolta sabato 15 novembre a Roma. Alla conferenza hanno partecipato l’Hujjatulislam Damiano Abbas di Palma, rappresentante dell’Ass. Imam Mahdi di Roma, e il Prof. Andrea Marcigliano, saggista, e animatore de “il Nodo di Gordio”, nonchè un folto pubblico accorso per l’occasione.

Clicca QUI per accedere all’intervista.

A seguire il testo dell’intervista di Radio-IRIB a “RAIDO” su Primavera Araba e Isis:

– Da chi e con qual obiettivo è stato organizzato questo incontro?

La conferenza “Dalla Primavera Araba all’Isis” che si è svolta sabato 15 novembre, è stata organizzata dall’Associazione Culturale RAIDO di Roma. RAIDO è attiva fin dal 1995  con una libreria aperta al pubblico che ospita conferenze, incontri, presentazioni librarie.

I nostri punti di riferimento dottrinari sono Julius Evola e Rene Guenon. In generale, noi ci richiamiamo alla Tradizione, ovvero a quell’insieme di principi eterni e metafisici che costituiscono l’eredità ancestrale dell’uomo, la cui origine non è umana, ma spirituale. Una eredità comune a tutte le religioni legittime.

All’incontro hanno partecipato come relatori l’Hujjatulislam Damiano Abbas di Palma, rappresentante dell’Associazione Imam Mahdi di Roma, e il Professor Andrea Marcigliano, saggista, e animatore del think tank (pensatoio) “il Nodo di Gordio”, nonchè un folto pubblico.

In due parole direi che l’obiettivo era quello di denunciare la strategia volta a destabilizzare e controllare il Medio oriente da parte degli USA e dei suoi vassalli europei e mediorientali: Francia, GB, Israele, Turchia e le monarchie del Golfo.

– Qual è il legame tra le cosiddette “Primavere Arabe” e l’ISIS?

C’è un legame diretto, perché sono “tappe” diverse ma di una stessa strategia.

Se l’occidente ha visto nella “Primavera Araba” un grande passo in avanti dei popoli arabi verso la cosiddetta “democrazia”, in realtà questa ha avuto come obiettivo principale l’eliminazione dei “regimi arabi moderati” (Laici e occidentalisti) che almeno ufficialmente l’Occidente sosteneva da anni contro i cosiddetti “estremisti islamici”.

Quando non bastava l’azione delle piazze, fomentate dai social network e da agitatori di piazza, l’Occidente è intervenuta con le armi (vedasi la Libia).

Ad un certo punto, però, col rovesciamento dei Fratelli Musulmani in Egitto, e col fatto che la “Primavera araba” non ha attecchito in Siria, trasformandosi in una vera guerra, gli Stati Uniti ed i loro alleati hanno deciso di rivolgere il loro interesse verso la zona compresa tra Siria orientale e dell’Iraq centro-settentrionale, appoggiando e finanziando la nascita dell’Isis che si è poi evoluto in un auto-proclamato Califfato.

– Perché i poteri egemonici sono così interessati al controllo del Medioriente? E cosa sta cambiando nella strategia imperialista americana?

L’interesse è doppio.

Un primo livello di interesse è geopolitico e strategico. In questo livello, diciamo così “locale”, è soprattutto coinvolto Israele la cui strategia difensiva, da sempre, è basata sull’obiettivo di evitare che i Paesi confinanti possano allearsi contro Tel Aviv. Ma non solo, anche Paesi come la Turchia mirano a scompaginare gli equilibri per imporsi come potenza regionale.

Gli USA, e soprattutto i loro alleati regionali, verso il 2010 hanno ad un certo punto deciso una nuova strategia: destabilizzare il MO per meglio controllarlo (una sorta di divide et impera “2.0”) e per meglio sfruttarlo economicamente (es. la Francia in Libia per il petrolio).

Ma c’è poi un secondo livello che trascende quello materialistico o militare, e chi ha una certa visione del mondo non può non coglierlo o non considerarlo. Infatti, il territorio oggetto di questa aggressione non è casuale, perchè questo non ha solo un valore strategico o geopolitico. Questo è invece fondamentale in una certa visione escatologica legata ai “tempi ultimi” che non è solo quella dell’imam Mahdi, propria dell’Islam sciita, ma è comune a molte tradizioni.

Infatti l’avversario – il “Grande Satana”, che non sono soltanto gli Stati Uniti – non combatte solo una battaglia “visibile”, fatta di bombe e con le armi dei mass-media, ma anche più “sottile” e, per così dire, “spirituale”. O per meglio dire, una battaglia dello Spirito contro la negazione dello spirito. Una battaglia decisamente più satanica.

E’ su questo piano che vogliamo cercare di sensibilizzare, con i nostri mezzi e la nostra attività, la pubblica opinione italiana. Questo è il nostro contributo alla battaglia della Verità e della Giustizia contro la Menzogna ed il caos. La battaglia della Tradizione contro la Sovversione.