Guerra di Spagna

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di Emilio del Bel Belluz

Leggo  spesso nei giornali che si discute sulla guerra di Spagna. Da ragazzo conoscevo un signore che aveva fatto la guerra di Spagna. Era di Motta di Livenza si chiamava Egidio , era un uomo piccolo che non superava  l’altezza del Re Vittorio Emanuele III, lo diceva sempre con affetto di essere all’altezza di un Re. Nonostante questo, nel momento,  in cui si cercavano soldati disposti ad andare a combattere  lui si arruolò e lo fecero pure i suoi due fratelli.  Lo conoscevo molto bene Egidio, e provavo affetto per lui.  Era povero, si disperava a volte perché non aveva da fumare, e non poteva permettersi dei lussi . Qualche volta con il suo lavoro di fattorino, dove trasportava i pacchi che arrivavano con le corriere  e che poi immediatamente consegnava riusciva ad avere qualche piccola soddisfazione economica, ma era rara. Spesso mi parlava dell’angoscia di non possedere denaro e arrabbiandosi diceva che lo Stato lo avrebbe dovuto aiutare almeno per il suo attaccamento alla patria e per gli anni che aveva  speso  per il Duce ed il Re. Della Guerra di Spagna raccontava spesso che gli era capitato di vedere il generale Franco con i suoi uomini. Descriveva questo momento come uno dei più belli che gli erano capitati, oltre al momento altrettanto straordinario quando vide il Duce. Aveva deciso di muoversi dalla sua terra perché sentiva che la guerra di Spagna gli avrebbe permesso di aiutare i cattolici, chiusi nella morsa del bolscevismo. Passarono gli anni e si convinceva sempre di più che quello che aveva fatto era stato giusto, qualcosa di buono almeno per la Spagna lo aveva compiuto. Tutto gli era sfuggito di mano, la povertà non lo aveva più abbandonato dal suo ritorno come legionario.  Ricordava i tanti camerati che lo avevano  accompagnato in tante azioni militari e che ora riposavano all’ombra della croce in Spagna. Il 20 novembre del 1975 , alla morte del generale Franco, lo vidi molto dispiaciuto, le sue parole non lasciavano sfuggire  il dolore sincero per la morte di questo salvatore della Spagna. Il giorno della morte di Franco, io ricordo , che con i miei camerati al Collegio Brandolini,  ci alzammo in piedi  quando eravamo in mensa, per commemorarlo e si fece il saluto romano. Ricordo ancora nel 1975 che il direttore del Candido,  giornale diretto dal camerata Giorgio Pisanò, gli dedicò la copertina.  All’edicola il giornale fu subito esaurito, non ne arrivavano che qualche copia. Allora in quei  tempi duri, i giornali di destra esistevano, e andare in edicola per acquistarli, significava combattere l’egemonia  dell’informazione di sinistra. Ora i giornali di destra sono quasi spariti, l’era nuova non porta grandi cose se non si ricomincia a scrivere con chiarezza idee vere di patria, di fede , di giustizia e di sociale.  La destra ha perso la stella polare quando ha abbandonato l’idea del cameratismo. Il mio amico Egidio morì con la convinzione di avere fatto almeno  una scelta decisiva  per la Spagna. Povero Egidio, se vedesse adesso che rispetto si ha per i valori di un tempo in Spagna, se  potesse toccare l’ingratitudine che serpeggia mista a quel comunismo, che ormai può anche cambiare nome ma è sempre lo stesso.  In un libro sulla Spagna ho sottolineato alcune parti  che danno l’immagine di quella realtà così dura.  “Talvolta, per esempio dopo gli atroci massacri collettivi di Tarrasa, gli stessi assassini manifestarono ipocritamente deplorazione della propria opera. Ma contemporaneamente la proseguivano sempre in peggio. In quell’occasione furono lanciati da un aereoplano sulla città dei manifestini che dicevano : “ la Rivoluzione sta per affogarci tutti  nel sangue”. Ma nello stesso tempo si impediva che gli eccessi avessero tregua e si compiacevano di ignobili eccitamenti, come questo, pubblicato da Solidaridad Obrera “, organo ufficiale della rivoluzione rossa: “ Abbiamo fatto una pulizia radicale di preti e parassiti: quelli che non erano morti con le armi in mano li abbiamo cacciati in maniera tale che non potranno più ritornare. Abbiamo fatto giustizia della ridicola e finta carità dei preti che, presentandosi come apostoli di pace, distruggevano i figli del popolo a beneficio dei grandi accaparratori della ricchezza e dei nemici della libertà… Abbiamo distrutto con il fuoco purificatore i monumenti che da secoli  proiettavano ombra per tutti gli angoli della Spagna, e abbiamo purificato anche  le campagne dalla peste religiosa”. Il 18 ottobre 1936, Solidaridad Obrera pubblicava un altro articolo intitolato: “ A sangue e fuoco”, in cui si leggeva, fra l’altro: “ Sempre in tutti i tempi e luoghi i più orrendi delitti hanno avuto per testimone muto la croce. Ora non resta più in piedi una sola chiesa a Barcellona e il piccone presto demolirà quello che il fuoco non ha potuto divorare. Ma nei paesi e villaggi ? Non solo bisogna schiacciare tutti gli scarafaggi in sottana, ma estirpare ogni germe da essi incubato. Distruggere, bisogna senza esitazioni. A sangue e fuoco! “.   Citazione dal libro Louis Carreras  –  Spagna :processo alla rivoluzione – edito I.P.L. 1 939 Milano.  Ancora dallo stesso libro  vi ho aggiunto queste ulteriori parole che aiutano a comprendere la storia stessa di questo Paese, e possono far comprendere che la guerra di Spagna ha cercato di cancellare la religione cattolica. La Chiesa un tempo si ricordava con gratitudine a quelli che avevano combattuto dalla parte di Franco, per cercare di salvare le chiese i preti, i religiosi che furono uccisi a migliaia, finchè il bolscevismo non è stato sconfitto. La profonda ingratitudine della Chiesa si è vista dopo, cercando di allontanarsi dal franchismo che le aveva restituito la libertà religiosa. I risultati di tale operazione si vedono anche in Italia.

Dal libro Spagna processo: “ La fede sosteneva questi eroi. Il 24 settembre, festa di Nostra Signora della Merced, liberatrice dei prigionieri, giorno in cui ricevettero la notizia del prossimo arrivo dell’esercito liberatore, per 24 ore ininterrottamente recitarono il Rosario a turno, e si legge nel Diario che essendo questa invocazione spagnola di una tradizione molto adeguata alle presenti circostanze e non avendo Cappella, recitavano il Rosario quante volte potevano negli alloggiamenti. “ Eravamo tutti convinti  – dice il tenente Colonnello Romero – di aver con noi l’aiuto di Dio. Il giorno della prima esplosione  restò intatta l’immagine dell’Immacolata che era nell’Accademia. Vero miracolo, non fu nemmeno scalfita dalle schegge  né dalle macerie. Essa è stata la nostra protettrice.  A Toledo la chiamano ora con il nome che noi le demmo: Nostra Signora del Alcazar”.  Angelo del Alcazar era chiamato Antonio Rivera presidente della Gioventù Cattolica di Toledo. Questo pio giovane con altri soldati di ugual tempra compose, durante l’assedio, questa magnifica preghiera a Nostra Signora : “ A te ricorriamo, Madre e Signora, perché tu faccia fiorire nei nostri cuori la ferma risoluzione di ricavare frutti veramente spirituali della prova che stiamo soffrendo …  Proponiamo   fermamente di perseverare in spirito veracemente cristiano nelle virtù che qui abbiamo appreso e approfondito… vogliamo compiere serenamente e generosamente i doveri di cittadini e cooperare al rinnovamento della Spagna. Prega per noi perché arda in noi un fuoco Santo di amore per i nostri nemici e perché tutti gli Spagnoli si uniscano fraternamente con il solo scopo del bene e della Patria, illuminati soltanto da questa luce : la fede dei nostri avi nella dottrina di Cristo e della Sua Chiesa . Così sia “. Ferito e mutilato dai proiettili, il cardinale di Toledo che lo visitò gli chiese : “ Come farai, Antonio, quando nei tuoi discorsi di propaganda l’ardore del tuo animo esiga che tu agiti le braccia, se te ne manca uno?”.  “ Mostrerò al mio uditorio con l’altro braccio il moncone che mi ha lasciato la bomba che mi ha colpito – rispose con un franco sorriso –  e sarà il più eloquente discorso che potrò mai fare”. La mattina della liberazione il primo atto fu una  Messa celebrata in quella catacomba”.