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Le Ultime Ore Dell’Europa

Autore: Romualdi A.

Pagine: 175, brossura con 30 foto b/n

Anno: 2004

Il libro: Questo testo si puo’ forse considerare l’opera piu’ suggestiva di Adriano Romualdi. L’autore trasmette tutta l’atmosfera della tragedia della seconda guerra mondiale, con tutte le tensioni, le aspettative e le contradizioni, dei combattenti della parte sbagliata.

Dal testo:

[…] Hitler è morto, ma i commandos delle Waffen SS si battono ancora nei pressi della Cancelleria. Ci si batte per rabbia, per disperazione, per competizione. Stalin vuole che Berlino cada il 1° maggio, e non gli si vuole dare questa soddisfazione. Il fronte è ormai rotto in tanti frammenti di resistenza. Ognuno fa la “sua” guerra, contro i “suoi” Russi, per spirito sportivo. La Croce di Cavaliere è concessa per ogni 7 carri nemici distrutti e ognuno vuole morire con la suaRitterkreuz al collo. Gli Scandivani han saccheggiato un magazzino della Wehrmacht: scommettono una bottiglia di Schnaps per ogni carro russo saltato. I guidatori russi sono presi dal panico. Per farli proseguire, in molti commissari politici devon loro puntare la pistola.

E’ scesa intanto la notte del 1° maggio. Dopo feroci corpo a corpo, anche il secondo piano del Reichstag ha ceduto. La via del tetto è ormai libera. I soldati Jegorov e Kantanija vi si arrampicano. Di là, vedono Berlino come un mare di fiamme nella notte. Accanto, la Porta di Brandeburgo. Più oltre la Cancelleria, dove le ceneri di Hitler già posano spente. Spiegano la bandiera rossa affidata dal Comando della Terza Armata d’Assalto e la issano nel cielo notturno. Stalin trionfa sulla Germania e sull’Europa. Si levano le luci del 1° maggio. Con grande stizza dei Russi, Berlino ancora resiste. I Francesi superstiti presidiano ancora la Leipzigerstrasse a un isolato dalla Cancelleria. Tedeschi, Lettoni, Danesi difendono lo Zoo e la Porta di Brandeburgo. Il Tiergarten è un campo di battaglia. Per festeggiare la festa dei lavoratori, l’aviazione sovietica elargisce una dose supplementare di bombe al Bunker dello Zoo, i cui cannoni sparano ancora. Dentro vi si pigiano 30.000 donne, bambini e persone anziane, in condizioni indescrivibili.[…]

Weidling vede che ogni linea difensiva è crollata. Ha ricevuto il biglietto di Hitler che lo autorizza a tentare la sortita, ma inclina ormai all’idea della resa. La notizia della morte di Hitler comincia a circolare. I più giovani non ci vogliono credere, ed esigono che si resista ad oltranza. Scoppiano incidenti: quando parlamentari tedeschi passan le linee con la bandiera bianca il SS Brigadefuhrer Krukenberg li minaccia con la pistola. […]

In quella notte del 2 Maggio, Weidling offre la resa al Comando sovietico. […] Alle 5 del mattino Weidling si consegna ai Russi col suo Stato Maggiore. Da sette giorni – da quando Hitler lo ha costretto ad assumersi la difesa di Berlino – quasi non dorme. Con mano tremante firma la capitolazione.[…]

Grigi, laceri, affamati, gli ultimi difensori di Belrino marciano a piedi verso la Siberia. Soldati sovietici li circondano gridando: “Ghitler kaputt!”; poi cominciano a spogliarli degli anelli e degli orologi. I civili vengono separati dai militari. Si odon le grida delle donne trascinate via. Le ausiliarie del comando di Mohnke troveranno un’orribile fine: i Russi le violentano, poi le decapitano, e giocano con le loro teste. […]

Ma non tutti sono disposti a capitolare. Il generale Mummert, comandante della DivisioneMuncheberg […] ha fatto sapere che non si arrenderà ai Russi, ma tenterà la sortita. I suoi uomini, insieme con migliaia di militari e civili, si raccolgono al ponte di Spandau. All’alba del 3 maggio incomincia la corsa disperata verso la libertà:

“Appena il primo, pallido raggio mattutino spunta all’orizzonte della città in fiamme strepitano i cannoni. Fanteria corazzata, artiglieria ed SS vengono dietro di corsa. Metro per metro, si avanza verso il ponte. Mummert marcia in testa. Non sembra che i russi abbiano ancora capito. Il generale si volge ai suoi soldati – le mani a imbuto intorno alla bocca – e grida:
“Baionetta in canna! All’assalto! Marsch!”

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mito e realtà del fascismo
Mito e Realtà Del Fascismo
 
Titolo completo: Mito e realtà del Fascismo

Autore: a cura Gianfranco De Turris; 
Anno: 2014 
Pagine: 250 

Il libro: A cura di Gianfranco De Turris 

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essenza mistica

Essenza Mistica Del Fascismo Totalitario

Titolo completo: Essenza mistica del fascismo totalitario. Dalla scuola di mistica fascista alle Brigate nere.

Autore: Luca Fantini
Pagine:
 303

Il libro: “ Che esso sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il fascismo ha avuto i suoi Caduti e i suoi Martiri. Il fascismo ha oramai nel mondo l’universalità di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito”. Benito Mussolini.

E’ il “viaggio” di un giovane di oggi in un mondo quasi del tutto sconosciuto ai più: quello di una generazione che oltre mezzo secolo fa che visse il fascismo come una religione di vita.

L’autore si riallaccia alla Scuola di Mistica fascista fondata da Nicolò Giani in stretta collaborazione con  Arnaldo Mussolini dove si formavano i quadri del fascismo che si ispiravano a una concezione di vita altamente spirituale.

Solo una conoscenza dei principi a cui si ispirava l’ascetismo fascista può dare al lettore

la giusta chiave di interpretazione dell’atteggiamento sprezzante con cui migliaia e migliaia di giovani e non giovani fascisti affrontarono la “signora morte” in modo beffardo.Sono state  le migliaia e migliaia di volontari, nella stragrande maggioranza giovani o adolescenti, i quali, avendo assimilata e fatta propria la ventennale predicazione di Mussolini , erano già “l’italiano nuovo”, che era portatore dei valori spirituali, morali ed etici che il fascismo aveva fatto emergere e che, se si dimostrarono utili in tempo di guerra, ancora più preziosi si dimostrarono in tempo di pace. 

E’  grande merito di LUCA FANTINI, giovane laureato in scienze politiche, nella sua opera prima, quello di aver delineato i meccanismi psicologici per i quali l’ideale fascista suscitò quegli immensi entusiasmi, al punto da indurre quasi un’intera generazione al sacrificio supremo, disponibilissima a morire in un impeto di generosità e di altruismo.

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tragedia guardia di ferro

La Tragedia Della Guardia Di Ferro

Autore: Julius Evola

Pagine: 64

Anno: 1996

Il libro: Non c’è forse movimento “nazionalista” o “fascista” tra le due guerre che sia stato più calunniato di quello che, sotto vari nomi, fece capo a Corneliu Codreanu. Allo stesso tempo, non c’è movimento con simili ispirazioni, fra i molti che sorsero all’epoca in Europa, che abbia suscitato tanto fascino e inte­resse, anche sul solo piano emotivo.

Non tutto, sotto il primo aspetto, si spiega con la “paura ” che esso, pur a tanta distanza di tempo, poteva ispirare alla dittatura comunista che ha domi­nato la Romania sino al 1989, a motivo del fatto che la “diaspora” romena, il fuoriuscitismo romeno, è quasi tutto costituito ad un certo livello culturale dagli intellettuali guardisti o legionari delle varie generazioni (basti pensare che alcuni dei romeni espatriati più noti al mondo – Eliade, Cioran, Horia solo per citarne qualcuno — hanno avuto contatti più o meno significativi con il movi­mento di Codreanu).
C’è evidentemente qualcosa di più profondo: altrimenti non si spiegherebbe l’ostilità, l’astio, un vero e proprio odio che, dal punto di vista giornalistico e storiografico, viene in superficie ogni qualvolta si parla della Guardia di Ferro, della Legione dell’Arcangelo Michele, o del loro capo.
Soltanto mancanza d’informazione, soltanto un’opera di demolizione ideologi­ca?
Chissà?
Forse la non-accettabilità, la non-comprensione della cultura, degli ideali e delle vicende concrete del movimento codreanista, sta in quella “dimensione spirituale” che così bene è stata messa in evidenza da Julius Evola nei suoi interventi sulla Guardia di Ferro nel corso di oltre trent’anni.
Si è giunti al grottesco fatto – in un articolo sul Corriere della Sera nel 1994 – di portare come prova principe dell'”antisemistismo” evoliano l’apprezzamento per Codreanu e il suo movimento! Eppure, ormai, da un venticinquennio, dì materiale documentario e interpretativo su di esso, ce n ‘è ad abundantiam e non certo solo da parte della storiografia “antifascista” (cioè, per principio “anti” rispetto a quel che studia e analizza), per potersi permettere di giudicare con cognizione di causa, in base ai fatti, ai dati, alle testimonianze dirette, ai testi dell’epoca ritrovati. Si pensi alle opere pionieristiche di Carlo Sburlati, dalla biografia Codreanu il Capitano (Volpe, 1971) alla antologia Codreanu e la Guardia del Ferro (Volpe, 1977), ma soprattutto, all’attività editoriale di Claudio Mutti con le Edizioni all’insegna del Veltro che ha dato alle stampe numerosissimi documenti legionari, opere dello stesso Codreanu, memorie e ricordi di guardisti della diaspora, i quali hanno all’attivo numerosissimi testi stampati (in romeno) nei più disparati Paesi del mondo.

Ora, come già accennato, credo che quel “qualcosa di più profondo” che è presente nel movimento codreanista e che attira tante ostilità, sia il suo aspetto spirituale, la sua dimensione trascendente: essa è tanto lontana dagli orizzonti della storiografia odierna e soprattutto dal giornalismo dilettantesco, orec­chiante e rimasticatorio, da suscitare sentimenti negativi. Spiritualità e trascen­denza che sono mesi in adeguato risalto negli articoli che Evola dedicò alla Guardia di Ferro e a Codreanu e che qui si ripropongono organicamente e in modo completo: dei cinque pubblicati nel 1938, l’anno dell’incontro fra Evola e il Capitano e della tragedia del suo movimento, tre erano già stati inseriti nell’antologia di Sburlati, ormai introvabile; il sesto è il ricordo uscito a pochi mesi dalla morte di Evola e importante per particolari nuovi che esso porta alla questione; il settimo è così come lo presentava all’epoca il quotidiano napoleta­no su cui apparve – un “ricordo di viaggio”: la visita a Bucarest qui viene vista non sotto l’aspetto politico o ideologico, ma sotto quello della nota di costume, del folklore, con un taglio che seppure è “giornalistico”, dimostra la consueta profondità e il consueto anticonformismo dell’autore.

Il saggio introduttivo di Claudio Mutti ricostruisce per la prima volta, con molti particolari inediti appresi spesso tramite contatti epistolari o personali, a viva voce, il famoso viaggio in Romania del 1938, nonché i rapporti fra Julius Evola e gli intellettuali legionari, e l’attività del movimento codreanista in Italia. In tal modo è possibile inquadrare con maggiore esattezza che in prece­denza gli spostamenti di Evola ed i suoi contatti con i rappresentanti della “Tradizione ” e della “rivoluzione conservatrice ” in Europa.

Ma naturalmente e ‘è ancora moltissimo da fare, anche se questo è un importante passo avanti per evidenziare lo spessore del lavoro ufficioso (o non ­ufficiale) di Evola in quel periodo, in genere sottovalutato o negato.

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