Le FEMEN il vero male assoluto

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femen a san pietro

A Roma, in Piazza San Pietro, il mese scorso, è andato un scena uno spettacolo sacrilego di inaudita gravità, che ovviamente, in questa accozzaglia di zombie che chiamiamo “società” ed in questa ammucchiata di ipocrisie, alterazioni della realtà e finte libertà che chiamiamo “democrazia”, ha avuto un risalto mediatico di scarsissimo peso ed ha stimolato reazioni di rilievo ancor minore.

Le figlie del demonio, le Femen, già note per loro ignobili “proteste” a seno nudo in giro per mezzo mondo, dove hanno oltraggiato chiese, luoghi pubblici e persino “festeggiato” l’anniversario della distruzione di Dresda del febbraio 1945, proprio a pochi passi dalla Basilica Petrina hanno oltrepassato un ulteriore limite, simulando un atto sessuale con dei crocifissi in mano.

Tre di queste “attiviste” al soldo di Soros e soci e quindi della Bestia, presentatesi nella celebre Piazza  col consueto topless d’ordinanza e con le solite scritte a pennarello sul proprio corpo quasi interamente scoperto, per “protestare” contro la visita del Papa al Parlamento europeo il prossimo 25 novembre, hanno pensato bene di andare oltre e, inginocchiatesi davanti all’obelisco della Piazza hanno mimato atti sessuali con un crocifisso, con la scritta “keep inside” sulla schiena, tanto per gradire. 

Per chi non se ne fosse accorto, le tre prostitute di satana giovedì sera erano state, insieme ad altre due “colleghe”, ospiti della prima puntata della seconda edizione di “Anno Uno”, in onda su La7, condotta da una delle “figliocce” di Michele Santoro, Giulia Innocenzi (che in pieno delirio si è detta “orgogliosa” di averle ospitate, perché “loro combattono con il proprio corpo: questa è la bellezza della libertà di espressione”): anche in quel caso topless con tanto di finta preghiera anticlericale in ginocchio, sempre per protestare contro l’intervento del papa a Strasburgo, in nome della “laicità”. E poi, all’uscita dallo studio, per chiudere in gloria, lancio finale di profilattici per tutti, con tanto di mini-show dei due immancabili comunisti al seguito, Vauro e Vincino, condito da un’allegra battutaccia contro il “padrone” di turno, l’imprenditore Gianluca Brambilla, che aveva abbandonato lo studio in segno di protesta. Per la cronaca, la trasmissione della Innocenzi, che ha ascolti ridicoli, non ha tratto giovamento neppure da questa perversa sceneggiata.

Chi conosca anche superficialmente i fondamenti della dottrina tradizionale, sa bene quale significato e quali effetti possa avere un gesto di quella portata compiuto in quel determinato luogo. Ma anche un minimo di buon senso comune non può che portare almeno ad un senso di disgusto, di fastidio, alla sensazione che si sia superato un limite. Eppure, al di là delle solite frasi di circostanza di qualche politicante o intellettuale di turno, colpisce, ancora una volta, e stavolta ancor di più del solito, l’incredibile, assordante silenzio della Chiesa Cattolica e delle altre istituzioni religiose, anche di altri culti. Secoli fa un gesto di quel tipo avrebbe causato conseguenze facilmente immaginabili; oggi, non succede niente. Il Papa tace, e continua a parlare (sempre peraltro in termini molto semplicistici) solo di economia, di povertà (materiale), incitando alla “lotta continua” dei compagni sudamericani (e non solo), tra una strizzatina d’occhio e una pacca sulle spalle qua e là, salvo qualche blanda eccezione di tanto in tanto.

Il livello di indifferenza e di distacco da una seppur minima, elementare percezione del sacro è  arrivato ormai ad un punto tale che viene da chiedersi quale senso abbia ancora, oggi, parlare di “religione” (quanto alla metafisica, meglio stendere un velo pietoso): anche la semplice dimensione essoterica delle forme spirituali devozionali è di fatto scomparsa. La Chiesa cattolica è ridotta a centro sociale che si limita a dispensare una blanda morale ed a festeggiare le proprie ricorrenze in modo peraltro sempre più stanco, irrituale e laicizzato (Natale, Pasqua, ecc.). Tre elementi caratterizzano il fenomeno religioso in senso stretto, secondo l’insegnamento di Guénon: il dogma, la ritualità e la morale. Al ritrarsi dei primi due, conseguenza del processo di degenerazione lungo il ciclo cosmico, il terzo rimasto, senza il supporto degli altri, scade inevitabilmente in sterile e vuoto “moralismo”, trasformando il singolo fenomeno religioso in mero fenomeno sociale.

Sappiamo che tutto questo era stato ampiamente previsto, ma viverlo in prima persona spesso non è facile, e sempre di più lo scoramento sembra prendere il sopravvento. 

Il sacro recinto berniniano di Piazza di San Pietro è stato violato in modo gravemente blasfemo, con un sacrilegio tipicamente satanico nelle forme e nell’uso rovesciato e deviato del corpo della donna, colei che genera la vita, il complemento dell’elemento maschile dopo la scissione dell’androgino primordiale, e senza la quale l’uomo non potrà aspirare alla reintegrazione finale.

Occorrerebbe pertanto, da un punto di vista prettamente spirituale, la celebrazione di una messa o comunque di un rito purificatore direttamente sulla Piazza per toglierle il “marchio” demoniaco impressole dalle prostitute di satana: il luogo potrebbe essere rimasto “impregnato” di determinate energie negative. Ma questo è ormai, evidentemente, impensabile.

E allora, molto più poeticamente, ma forse, chissà, anche molto più efficacemente, vista la situazione odierna, a “purificare” il luogo dove sorge il Tempio della Cattolicità, ci ha pensato una donna incinta, che nella sua semplicità ha compiuto un gesto che la rende oggi mille volte superiore anche allo stesso Papa Francesco che, com’è noto, ritiene di essere un uomo qualunque, un uomo che non ha alcuna autorità per giudicare gli altri e quindi, verrebbe da pensare, nessun potere trascendente, nonostante sia formalmente il Vicario di Cristo in terra.

Una romana trentacinquenne, incinta, passeggiando per Borgo Pio, ha deciso di fermarsi in Piazza San Pietro per farsi fotografare dal marito di profilo, in modo da mostrare il grembo gravido, “per rispondere all’agghiacciante provocazione delle Femen”. “Il coraggio di una donna, in un periodo buio come questo, è quello di portare la speranza, con una nuova vita”, ha detto questa Santa Donna, trovando quelle semplici e giuste parole che nessun altro, in Vaticano soprattutto, ma anche altrove, ha saputo pronunciare.antifemen-281x500 (2)

Non può essere un caso che l’oltraggio compiuto da pseudo donne degenerate, al soldo della Bestia, venga in qualche modo sanato dalla dolcezza materna di un’altra donna, incinta: un simbolismo splendido e vivo.

Nell’abbracciare idealmente questa futura mamma e suo marito, augurando a Lei ed al bimbo o bimba che nascerà ogni bene, siamo sicuri di poter dire che, rimasta vacante ancora una volta la sede pontificia, non formalmente, ma sostanzialmente, è toccato proprio ad una degna erede di Maria e delle figure femminili sacre di tutte le Tradizioni regolari il compito di compiere un piccolo ma fondamentale gesto riparatore che, forse, nella sua spontanea semplicità, avrà contribuito a ricomporre, anche solo parzialmente, quest’ennesima frattura ed a sciogliere parte delle forze negative concentratesi in San Pietro (al di là di quelle purtroppo già presenti, com’è evidente).

Paolo G.