Dove finisce la nostra dignità quando la affidiamo a Facebook, Google e simili

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Jaron Lanier Screen Shot
Benché il look del personaggio indichi idee non proprio vicine alla nostra visione del mondo, le critiche che muove sono un onesto tentativo di combattere la zombificazione dell’umanità.
di Cristiano Sanna 

(tiscali.it) – Tre anni fa Facebook acquistò Instagram per un miliardo di dollari. Affare colossale che molti analisti faticarono a capire, a differenza degli speculatori in Borsa che seppero come avvantaggiarsi delle fibrillazioni dei due titoli in conseguenza di quel contratto. Tutti a chiedersi come fosse possibile che Mark Zuckerberg e soci “buttassero” tanti soldi per l’acquisto di quella che sembrava una community di foto amatoriali di nessun valore, se non quello affettivo, addizionato dall’ego della gente e dalla propensione a mettersi in mostra in Rete. Ed è proprio quel valore affettivo ad avere un valore miliardario. Pezzi di vita, signore e signori, pezzi di facce, emozioni, luoghi, regalati ai signori del Web che attorno a questo stanno costruendo il business del futuro. Con un particolare non da poco: dai benefici economici del traffico di quei pezzi di vita sono esclusi i primi produttori. Noi. Forniamo la materia prima gratis a gente che fa i miliardi e in cambio ci mette in mostra, chiedendoci gratis altri pezzi della nostra esistenza. E’ immaginabile un’economia di questo tipo nel prossimo futuro? E’ sostenibile? E’ democratica? Se lo chiede in La libertà ai tempi di Internet (Il Saggiatore) Jaron Lanier. Uno che non è affatto nemico delle macchine, del Web, dei software, della tecnologia.

Dentro la sala macchine – Lanier è uno dei capi del Microsoft Research Lab. E’ tra gli inventori della realtà virtuale e aumentata con le sue applicazioni, ha attraversato i maggiori flussi creativi della Silicon Valley e visto nascere giganti come Apple, Facebook, Amazon. Nella prima parte del suo libro si dedica a raccontare quali dinamiche e mentalità si agitino dentro la Silicon Valley (ad esempio, il fatto che tra i boss delle principali compagnie un’istruzione universitaria di superiore qualità non venga affatto valutata come valore aggiunto ma perfino screditata. E’ di moda fare così). E analizza come i fili dell’economia finanziaria vengano mossi dai signori della tecnologia e controllati da sempre meno attori, da lui ribattezzati come Server Sirena. Dei proprietari dei server che immagazzinano i nostri dati personali per profilarci come clienti e agire con precise tecniche per premiare o scoraggiare certi comportamenti dei clienti, di fatto limitandone brutalmente la libertà di scelta, Lanier svela le tecniche che diventano precise modalità di esercizio tecnologico del potere. Un potere che tende ad escludere dai benefici economici una massa sempre maggiore di persone. E’ una dissezione della Web economy fatta da uno che riconosce i poteri benefici della ricerca e del progresso che passa attraverso server, cloud e software. Ma che dall’uso di questi rischia di essere seriamente compromessa.

Un’altra economia, per conservare la democrazia – Lanier usa diagrammi, tabelle, disegni per spiegare in modo semplice ed efficace cosa diventiamo, in termini di pacchetti di dati, quando spesso ingnorantemente (nel senso che non leggiamo le condizioni d’uso) mettiamo le foto, i video, le descrizioni delle nostre vite, di ciò che facciamo, di chi frequentiamo e di quel che compriamo nelle mani di compagnie come Amazon, Apple, Facebook, Youtube. Nella seconda parte del suo saggio, prova a immaginare un diverso meccanismo di gestione dell’economia della Rete, più partecipato ed equo, e con profitti meglio distribuiti. Riprende l’avventura del progetto Xanadu di Ted Nelson, agli albori della Silicon Valley, basato su link bidirezionali, e non sui protocolli html che invece si sono diffusi e che procedono in una sola direzione, da chi li gestisce (il potere) a chi visualizza il contenuto (a cui spesso ha fornito materia prima) trattato alla stregua di una mucca da mungere, e che poi ricomprerà il suo stesso latte.

Ogni dato scaricato è business – Quel sistema di bidirezionalità garantirebbe che la sorgente di ogni informazione sia riconosciuta e tracciabile, che ogni transazione d’uso e di acquisto a partire dal documento originale (che nell’era dei social network sono pezzi delle nostre vite, uniche, importanti) venga riconosciuta e che tutti i nodi che partecipano all’uso economico di quei dati vengano giustamente retribuiti secondo appropriate percentuali. Dietro un’informazione c’è una persona, quella persona va pagata. Oggi questo quasi sempre non avviene, i Server Sirena danno l’illusione dell’accesso o del beneficio dell’uso gratis ma i profitti rimangono a loro, escludendo noi, i produttori principali, originali. L’economia si polarizza a vertici sempre più stretti e alti, impoverendo tutto il resto. L’idea di Lanier è perseguire una gamma più ampia di modelli di business a lungo termine, aggiornare la gestione dei diritti d’autore e di proprietà intellettuale, e proteggere la società dalla diffusione dell’influenza dei bit sul mondo fisico. Qui spiega come. E’ il mondo in cui vivremo domani. Pensiamoci, prima di farlo inghiottire da pochi imperatori della Web economy.