Islamofobia demenziale

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Isis
“Mamma li Turchi”, si diceva un tempo. Oggi forse si direbbe “Mamma l’ISIS”. Fa riflettere, infatti, il livello di psicosi collettiva che sta raggiungendo la tanta pubblicizzata minaccia dell’ISIS, che per ora si è limitata a un paio di attentati molto sospetti (false flag?) e tanta, tantissima, propaganda dal sapore occidentale. Ecco una breve cronistoria dell’islamofobia delle ultime 48 ore…

(Corriere.it) – Un drappo nero con alcune strisce bianche, appeso su un albero davanti a un palazzo. Un vessillo sospetto. Che ad ogni colpo di vento rimescolava anche l’ansia di chi ci passava di fronte. È bastato questo perché a Porto Recanati, nelle Marche, partisse il tam-tam. «C’è una bandiera dell’Isis al River Village!», ha iniziato a dire qualcuno. Del resto «quegli extracomunitari che girano in paese inneggiando al Califfato li abbiamo visti tutti». Qualcuno ha chiamato il 112, riporta il Resto del Carlino, e i carabinieri sono arrivati immediatamente. Hanno passato al setaccio il condominio. L’atrio, i pianerottoli. Hanno bussato alle porte, interrogato i vicini. Ma di militanti tagliagole neanche l’ombra. E quel panno scuro sull’albero altro non era che un giaccone steso al sole ad asciugare, finito tra i rami per una folata di vento.

Non è un caso isolato. A Gela, un’ambulanza con scritte in arabo, progetto dell’artista ginevrina Ariane Arlotti per denunciare le violenze israelo-palestinesi, ha scatenato il panico tra gli abitanti della città siciliana. In molti hanno subito pensato a Isis. Messaggi di paura e ansia sono rimbalzati sui social network e sui quotidiani locali e qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine. «Il fatto è che le scritte in arabo fanno paura alla gente – ha commentato Arlotti – che le associa immediatamente a sigle terroristiche»

Storie tragicomiche. Che ricordano quella accaduta qualche giorno fa a Karlskrona, in Svezia. A casa di Sarah Ericsson tutto era pronto per una megafesta di compleanno. Torta, candeline, pacchetti. Fabian, il suo fidanzato, le aveva fatto un regalo speciale. Due palloncini a forma di «2» e «1» appesi davanti alla finestra. Ventuno: gli anni che Sarah avrebbe compiuto quel giorno. Visti dalla strada però sembravano un’altra cosa: la parola «Is», la sigla dei terroristi islamici. Così, invece degli invitati, quella sera alla festa è arrivata la polizia. Che, scongiurato il pericolo, ha intimato alla ragazza di spostare quei minacciosi palloncini. E di smetterla, una volta per tutte, di spaventare i vicini in quel modo.