Freud, o del veleno

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freud
di Maurizio Blondet
Per uno della mia generazione, è stupefacente la sordina con cui si sono celebrati i 150 anni della nascita di Sigmund Freud, il 6 maggio scorso. Qualche articoletto d’ufficio nelle pagine culturali, prima della frettolosa e definitiva risepoltura dell’ex-grande del ‘900. La psicanalisi è passata di moda per sempre; i giovani non possono nemmeno immaginare l’impero che questa mitologia pseudoscientifica esercitò sulla collettività occidentale, la presa totalitaria che ebbe sulle coscienze. Sembra passata senza traccia l’epoca – era solo ieri – in cui «andare in analisi» era una moda sociale privilegiata da far sapere in giro (bisognava essere ricchi, a 150 mila lire a seduta), in cui ogni giornalista (specie se donna) sapeva distinguere tra «inconscio» e «subconscio», padroneggiava i termini della pseudoscienza come super-Io ed Es. La psicanalisi non solo era una terapia, ma una visione del mondo, una gnosi sostitutiva della fede, un mito originario che spiegava ogni cosa presente, una chiave interpretativa totale.Tutto ciò è finito di colpo e apparentemente senza traccia.
 
Non è più di moda «andare in analisi», né sospettare in un episodio passeggero di stitichezza un sintomo di «regressione nella fase sadico-anale», né spiegare il Terzo Reich (o il comunismo, il liberalismo, o Cristo stesso, fate voi) in termini di «irrisolto complesso di Edipo». Nessun intellettuale à la page interpreta più il mondo secondo i canoni del freudismo. Come mai? Piacerebbe rispondere che la coscienza pubblica s’è accorta finalmente chela psicanalisi non guariva nulla. Freud stesso lo sapeva fin troppo bene. Cominciò con l’escludere dalla sua «cura» i veri malati mentali – quelli che un tempo si chiamavano schizofrenici e paranoici, gli psicotici – peroccuparsi solo dei «neurotici»: per esempio i sofferenti di claustrofobia e gli assillati dalla mania di lavarsi troppo spesso le mani, o da timidezze e pulsioni poco confessabili. Occorreva inoltre che i pazienti fossero colti e borghesi, per avviare la relazione psicanalitica, meglio ancora se benestanti.
 
 I pazienti «sperimentali» di Freud venivano quasi esclusivamente da famiglie ebraiche borghesi della Vienna del tardo ‘800, veri nidi proliferanti di nevrosi e snobismi, di arrivismi e sensi di colpa, oltrechè di «schadenfreude». Su questo, Karl Kraus ha sparato aforismi definitivi: «la psicanalisi è quella malattia mentale di cui pretende di essere la cura», «quelli che oggi si chiamano uomini vanno dallo psicanalista a farsi abortire». Ma tutta questa enorme frode è durata quasi un secolo. In cui gli psicanalisti facevano proliferare il loro bla-bla su rivistemolto chic, e tenevano in analisi anche per sette, dieci anni (a 150 milalire per 45 minuti) alla ricerca di «traumi infantili» – inevitabilmente sessuali e incestuosi – da «far emergere dal subconscio» in cui li aveva«rimossi» il super-ego (questo moralista), nella presunzione con ciò diguarire lievi sintomi che passano da sé in qualche mese. Non visti sotto l’inutile bla-bla, nel frattempo, gli psichiatri veri, quelli che avevano la parte sgradevole del lavoro, dovendo contenere i matti se possibile senza le camicie di forza, identificavano farmaci raffinatissimi che modificano la chimica cerebrale molecolare. Quattro settimane di pasticche e il peggio passa, senza bisogno di sapere se il disturbo nascesse dal fatto che il paziente, a tre anni, aveva visto i genitori in coito, o fosse stato punito durante la defecazione.
 
 Un sano materialismo pratico ha finito per collegare certe demenze a intossicazioni da metalli pesanti, e a ridurre il rischio di suicidio nella depressione con farmaci modulatori della serotonina. Senza indagare su «cause interiori» forse inesistenti, né supporre un subconscio che probabilmente è esistito solo dentro gli ebrei borghesi di Vienna (1). Ma supporre che la psicanalisi sia stata seppellita dalla coscienza che non curava, è dare troppo credito ai pazienti di ieri. Le signore-bene di Milano, come già prima quelle di Vienna e di New York, lo sapevano benissimo. Andavano dall’analista perché questi prendeva sul serio fatti irrilevanti -una lettera non spedita per dimenticanza, una conoscente «non vista» per la strada – come sintomi significativi. E i sogni più banali erano sviscerati come sacri messaggi della Pizia che si nascondeva nel profondo della signora (2).In una parola, perché con la psicanalisi le vite più disperatamente comuni e mediocri diventavano «interessanti».
 
 La psicanalisi, fulminò ancora Kraus, «ha dato una coscienza di classe all’inferiorità». E poi, perché sul divano si parlava molto di sesso. E forse è questo il motivo della sparizione del freudismo. Di sesso ormai ne abbiamo troppo, e c’è pochissimo di cui parlare. La libido, che Freud elevò a potenza radicale della vita, ci ha lasciato. Viviamo – e anche i giovani ignari vivono – nelle devastazioni sociali che la psicanalisi, come altri totalitarismi, come il comunismo reale e anch’esso «scientifico», ci ha lasciato. Quali? Per millenni, maternità e famiglia sono state circondate da un’aura sacra dirispetto e di santità. Freud «spiegò» che il poppante, gonfio già di libido, trae piacere dalla madre, sicchè la sessualità infantile, «perversa polimorfa», si «fissa» sulla mamma. Il padre «reprime» la sessualità del poppante minacciandolo di castrazione (e le femminucce? Spiegazione pronta: loro al contrario hanno «l’invidia del pene»); il complesso di Edipo viene rimosso e confinato nel subconscio, alimenta sensi di colpa. e così via mitologizzando. E se qualcuno obiettava che lui, proprio, di andare a letto con sua madre non aveva mai pensato, era subito bollato come un super-represso, uno schiavo del super-io.
 
 Naturalmente, la religione veniva interpretata di conseguenza: Dio è la figura proiettata del «padre castrante», la fede è la totemizzazione della sopraffazione sessuale originaria del padre, la sua accettazione-castrazione. Non ci voleva molto perché George Bataille ma anche tutta la «sinistra freudiana» (Reich, Fromm, Marcuse) ne deducesse le conseguenze «politiche». La prima democrazia fu instaurata nel branco proto-umano quando i maschi massacrarono il padre che si accaparrava tutte le femmine, la sola vera liberazione è sessuale, e la libertà che conta è quella che spezza i tabù, a cominciare dall’incesto per finire col parricidio. Per concludere: la libertà è «trasgressiva», ed ecco perchè oggi la democrazia politica non è una lotta contro la tassazione, lo sfruttamento dei lavoratori e la guerra, ma per i diritti gay; è «orgiastica», ed eccole discoteche, la «libera droga», le «sensazioni forti» che i giovani inseguono. La famiglia è «repressiva» e «patologica» per definizione, da curare con divorzio e aborto facili. La libido è un’esigenza legittima che va esercitata fin dalla più tenera età per scongiurare nevrosi, la maternità un incidente da evitare.
 
 In generale, tutto ciò che è superiore – fame di eternità, aspirazione alla grandezza, all’eroismo, alla pura e semplice onestà – va ridotto alla sua «verità», che è sempre inferiore. Il mistico cristiano, l’artista, il cavaliere non fanno che «sublimare la libido» o la volontà di potenza che non possono esercitare direttamente. I soli normali sono i transessuali, i pervertiti e gli omosessuali, inquanto «liberati». Ancora una volta, lasciamo la parola a Kraus: la psicanalisi (ma si può dire lo stesso del comunismo e del liberismo dogmatico) è «la vendetta del mollusco contro l’uomo, del commerciante contro l’eroe, del ghetto contro Dio», e tutto ciò «fa rapidi progressi, opporsi ai quali vuol dire essere reazionario». Questa è la devastazione che Freud ha portato, l’argine che ha rotto. Se il katechon è «ciò che trattiene l’Anticristo», Freud esercitò consuccesso l’opera contraria, spalancò le porte. Ne era perfettamente cosciente, se alla sua «Interpretazione dei sogni» appose in exergo i versi di Virgilio: «flectere si nequeo superos, Acherontamovevo», poiché non posso piegare le divinità superiori, sommuoverò le forze infere.
 
 Il risultato non sembra allegrissimo, specie per i giovani, i nostri ragazzi che ci circondano flaccidi e infelici, e di Freud non colgono che le rovine. C’è chi sospetta che le ragazze, specialmente, manifestino gravi sintomi. Quali? Proviamo a ricordare com’era la normalità, prima del regno della libido «liberata». La donna sapeva che il fiore della sua bellezza adolescente era breve, che presto l’età e le gravidanze avrebbero attenuato la sua attrattività sessuale. Per questo la comunità onorava la moglie e la madre: la inseriva nella coscienza condivisa che lo sfiorire era compensato dalla partecipazione a qualcosa di eterno, la trasmissione della vita (e della vita «umana», cioè allevata alla civiltà), consolata dall’amore dei figli, da una fedeltà del marito su cui la società stessa vegliava. Ipocrisia repressiva, spiegò Freud, e diede il via alla «liberazione». Il risultato attuale è questo: le adolescenti soffrono di «scarsa autostima», si concedono facilmente meno per lussuria, e tantomeno per eros, che per provare a se stesse di essere attraenti, di valere qualcosa. Se si sposano, fanno leva sulla loro appetibilità sessuale, ma non saranno mai sicure che un’altra sia più appetibile.La concorrenza, qui, non finisce mai.
 
 Forse per questo troppe giovani donne oggi distruggono il proprio corpo reificato, ridotto a cosa da godere? Anoressia e bulimia sono in aumento esponenziale. Il 40 % delle studentesse attraversa almeno un episodio, procurandosi una mostruosa grassezza o una magrezza spaventosa. I giornalisti, psicanalisti da strapazzo, accusano le modelle filiformi, che offrono un modello da non seguire. Ma che dire, quando si apprende che le anoressiche o bulimiche ricorrono spesso ad auto-mutilazioni? E’ la moda, ovvia risposta, il piercing, il tatuaggio. in Inghilterra, certi ospedali forniscono un «kit di mutilazione» con lamette almeno sterilizzate. L’auto-mutilazione è un segno estremo di disagio psico-sociale. Era una pratica dei galeotti, degli schiavi; all’autolesionismo ricorrono le belve in gabbia. E che dire dei maschi che si spiaccicano in auto il sabato sera, gonfi di ecstasys? Sono un numero enorme: la classe di età che muore di più è quella dei14-24enni, superata solo dagli ottantenni. E’ un segno di felicità, di pienezza? Ecco un bell’argomento per il bla-bla psicanalitico: e se il nome delle droghe velenose fosse rivelatore, come simbolo? L’eroina al posto dell’eroismo e dell’eros di cui i nostri giovani sono defraudati. L’ecstasys come surrogato dell’estasi mistica, a cui non devono nemmeno più aspirare. Pasticche per calmare, illusoriamente, la fame repressa di divino, di dignità, di significato.
Che frode, questa liberazione.
 
Note
1) Sempre Karl Kraus, su questo ceto ben noto: «possiedono la stampa, possiedono la Borsa, ora possiedono anche il subconscio!». Gente che non si fa mancare nulla. Un giorno vorrei provare a dimostrare che le persone normali (specie se latine e di cultura cattolica) non hanno il subconscio, ce l’hanno solo gli ebrei e i protestanti. Il subconscio è quella zona della casa tenuta appositamente nella penombra, per farvi cose che si negano nella vita pubblica, o ammettervi asserzioni che nella vita cosciente si combattono. E’ la casa del fariseo, del sepolcro imbiancato. Ancora Kraus spiega bene questa doppiezza semi-cosciente, così: «Antisemitismo è quella mentalità che dichiara un decimo di ciò che lo spirito degli agenti di cambio ha a disposizione contro il proprio sangue». Ecco il punto. Nel subconscio, gli ebrei possono essere i peggiori antisemiti, e denunciare l’antisemitismo degli altri. 
 
2) L’aspetto più velenoso del freudismo fu il fatto di presentarsi come una gnosi, una «sapienza iniziatica» che prendeva a piene mani dal sacrum primordiale, per distorcerlo in senso riduzionistico. Così l’antica tradizione – nota ai greci come ai pellerossa – del sogno terapeutico o rivelatore del proprio «vero sé», era distorta invariabilmente verso il basso. Ciò che il sogno rivelava allo psicanalista esperto nei simboli (sacri, antichissimi simboli) non era il proprio nome spirituale rivelato da un dio, ma le pulsioni proibite, da liberare. Inoltre, nessuno poteva psicanalizzare se prima non si era sottoposto alla psicanalisi lui stesso: parodia dell’iniziazione, e della «catena» che, attraverso la successione sacerdotale, porta la grazia efficace agli adepti. Lo psicanalista fu uno pseudo-sacerdote taumaturgo. Per molti, la psicanalisi fu una religione che sostituiva quella perduta, illusoriamente. Come in ogni gnosi, v’erano i sapienti che sapevano di cosa fosse fatto il mondo (di sesso) e gli ignoranti o carnali che credevano ingenui che, dietrole grandi azioni, ci fossero «ideali» e motivazioni ragionevoli. Ancora Kraus vide nella psicanalisi «l’inevitabile pogrom degli ideali diparte degli ebrei».E ancora, a proposito dell’inversione satanica dei simboli: «la psicoanalisi smaschera il poeta al primo sguardo, a lei non la si fa, e sa con assoluta precisione cosa significa il Corno Magico del Fanciullo. E sia. Ma sarebbeora che nascesse una scienza dell’anima tale che, quando uno parla di sesso, gli sveli che in realtà è l’arte quella che vuole. Per questa carrozza diritorno del simbolismo mi offro come guidatore».
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