La mamma dei soldati tedeschi

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mamma lucia

di Emilio Del Bel Belluz  “

I più vicini al mio cuore sono un Re senza regno e un povero che non sa mendicare ”(Kahlil Gibran ). Questa bella frase dello scrittore Gibran mi fa pensare ad una donna. Dedicò la sua vita a dare una degna sepoltura ai soldati della seconda guerra mondiale caduti in combattimento. Nell’’inferno della guerra molti soldati, in gran parte tedeschi, non poterono venir sepolti, pertanto, mamma Lucia solitaria con un carretto, li portava dal posto dove li aveva trovati, in un piccola chiesetta. Questa mamma  considerava tutti i soldati caduti, senza distinzione di nazionalità, come dei figli a cui bisognava trovare un’ amorevole sepoltura. Raccolse moltissimi soldati tedeschi, ricompose i loro corpi, li frugava nelle tasche per poter trovare dei documenti, o la piastrina per identificarli. Il suo conforto più grande era quello di seppellirli con il nome. La prima volta che sentii parlare di questa donna fu dal settimanale “ “Panorama” “che catturò la mia attenzione con una foto che raffigurava un tavolo su cui era posto la fotografia di un soldato tedesco con la sua elegante uniforme e attorno al tavolo stavano sedute due donne e un signore anziano: erano i genitori di quel ragazzo tedesco e mamma Lucia.  Era stata invitata in Germania dalla madre del giovane soldato morto, per ringraziarla d’aver recuperato il suo corpo. In una intervista fatta a Mamma Lucia “ il nostro racconto era di tanto in tanto spezzato da invocazioni al cuore di Gesù ed a S. Elena, e da  esclamazioni  d’’amore per le vicende tragiche della guerra che andava rievocando. In qualche occasione nel ricordare lo struggente incontro con Adam e Karoline Wagner, genitori del povero Joseph, caduto in battaglia a ventidue anni e da lei ritrovato ai piedi della montagna, sulla strada da Nocera Inferiore a Samo, fu vinta da un pianto irrefrenabile”. Ho pensato a queste due mamme, una che ha generato questo giovane che la guerra ha assorbito fino al sacrificio della morte in battaglia, l’’altra che lo ha recuperato, lo ha visto con il volto tragico segnato dalla morte. Lo trovò con quel che rimaneva della sua uniforme, e con le labbra semi aperte nel pronunciare verosimilmente la parola madre. Queste due donne, ritrovandosi,  si sono abbracciate e commosse. Penso alla vita di Ernst Junger che ebbe un figlio che cadde in guerra sulle montagne marmoree di Carrara. Chiese notizie del figlio allo scrittore Henry Frust e questi ritrovò il corpo del figlio ed assieme al giornalista Marcello Staglieno riportò il corpo dello sfortunato figlio in Germania e lo restituì al padre. Raggiunsero la Germania viaggiando in treno assieme  alla cassetta che conteneva il corpo del soldato. Quando la piccola cassa fu riaperta, lo scrittore tedesco trovò un portachiavi che aveva donato al figlio. Questo commovente episodio è raccontato  da Staglieno che ci ha abbandonati alcuni anni fa. Il mio pensiero ritorna a quella donna meravigliosa che è stata mamma Lucia  e deduco che l’’amore per il prossimo è capace di far fare delle cose straordinarie. Questa donna ha commosso il popolo italiano  e quello tedesco. Nel 1980, una  classe di studenti  della Germania ha chiesto di poterla incontrare. Il commovente incontro ebbe luogo in Italia e ogni studente volle abbracciare  e baciare questa donna. Questi ragazzi tedeschi  avevano avuto sicuramente un parente che è caduto in guerra. Ho riconosciuto in lei delle doti molto importanti, soprattutto l’’amore esteso a tutti i caduti.  Contrariamente in Italia non si è ancora raggiunta la pacificazione tra quelli che hanno combattuto e aderito alla repubblica di Salò e i partigiani. Il presidente della repubblica anche ultimamente ha ricordato solo i partigiani, non spendendo neppure una parola, per quelli che riconobbero nell’’onore  e nella fedeltà alla patria, l’’unica vera bandiera. Nessuno ha  scritto una pagina di nobiltà come quella che scrisse, con la penna del cuore, mamma Lucia. Credo che mamma Lucia potrebbe essere proclamata santa. Madre Teresa di Calcutta diceva che ogni persona morente deve avere vicino qualcuno che le stringa la mano, affinché il passaggio sia il più dolce possibile.  In un libro trovai queste parole: “ Nel 1952, Lucia Apicella è affetta da un grande lutto: la morte della sua piccola assistente, colei che per centinaia di volte l’’aveva accompagnata per i campi ed i colli della misteriosa ricerca: la nipotina. Sempre negli anni cinquanta mamma Lucia si reca in Germania. Fu un trionfo per la “ Mutter der totten “. Alla frontiera fu inutile il passaporto, le strade furono pavimentate di fiori; mamme tedesche che non avevano più rivisto i figli le resero omaggio. Mamma  Lucia pianse, pianse per il loro lutto. Pianse in casa Wagner dove si recò per portare i resti del loro figlio Joseph, trovato sul monte San Liberatore. Nel dicembre di quello stesso anno, la madre dei caduti è a Roma, dove riceve l’’omaggio dell’’ambasciatore  di Germania. Intanto radio Stoccarda trasmetteva: “ un popolo che ha saputo dare al mondo una mamma Lucia merita tutto il nostro amore, tutta la nostra gratitudine, tutto l’’onore di cui siamo capaci”.  E’ finalmente, anche il popolo italiano  riconobbe ufficialmente l’’opera di Lucia Apicella, che fu decorata con medaglia d’oro e con la seguente motivazione: “ Nel Salernitano campo di battaglia la popolana Lucia Apicella  chiamata mamma Lucia, con straordinario affetto, di mamma si prodiga da anni e tutt’ora, con disinteressato amore, alla ricerca, raccolta, e identificazione delle salme di soldati caduti in combattimento, dando così “ magnifico esempio di carità cristiana”. Tratto dal libro Lucia Apicella la madre di tutti i caduti. Edizioni ATTVWEDIZIONI.  Il grande tenore Beniamino Gigli cantò per lei.  Sono giorni e giorni che ho nel cuore mamma Lucia e penso al grande amore che solo una madre può avere per il proprio figlio.  Nel suo cuore, invece, mamma Apicella mise i figli di tutte quelle madri che videro il proprio figlio partire per la guerra e non saperne più nulla. Una donna che si può definire una madre coraggio. Nel 1944 i tedeschi, che stavano ritirandosi, lasciarono sul campo di battaglia molti corpi, perché l’’avanzata dei soldati Anglo-Americani non permise loro di seppellirli. Rimasero nei boschi, in posti isolati, e la loro sorte era quella di rimanere insepolti per sempre. La donna che poi si prese cura di loro, li avrà osservati mentre passavano procedendo verso il nemico, avrà osservato i loro bei volti, e l’’elmetto calato sul capo. La donna si accorse che quei corpi erano stati, dopo la morte, privati dei loro effetti  personali. I ladri avevano profanato quei corpi martoriati, prelevando loro le scarpe, gli anelli ed i crocifissi d’’oro. Il nemico non andava rispettato neppure da morto. Questa donna invece è stata forgiata direttamente dalle mani del Signore. Nel – Giornale d’’Italia- del 27 marzo 1952 così si scriveva : “ Lucia Apicella, davanti alla quale cantò Beniamini Gigli e papa Giovanni, si inginocchiò commosso nacque nella città Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, nel 1887, nei lunghi anni del dopo guerra raccolse i resti mortali di circa mille soldati di ogni bandiera”. Questa donna nelle tasche di un soldato trovò una lettera ormai ingiallita che non era riuscito a spedire e così diceva : “ Cara Mamma, sento che la guerra sta per finire e che presto ci rivedremo. Rassicura la mia bambina, dille che il papà sta bene e che le racconterò ancora delle favole”.