Un camerata per amico

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di Emilio Del Bel Belluz

La  volontà coincide  con la nostra vita migliore, come il rafforzarsi dell’’ala coincide  negli uccelli con il volo più alto” (Antonio Anile ) “ Non è ciò che hai che ti distingue ma è ciò che riesci ad essere con quel poco che hai, che ti fa grande”. Questa frase me l’’ha donata un mio amico, che da qualche anno è rimasto disoccupato. Non vive una vita felice, e ha paura del domani. Da poco ha superato i cinquanta anni e per lui questa festa è stata più un dolore che una vera e propria gioia, gli manca spesso la voglia di vivere e di sperare. In questo Veneto, un tempo ricco,  ora si vedono solo nubi  minacciose . Speso racconta di essere stanco,  di non farcela, ma poi la fede nel Signore lo aiuta e lo tranquillizza. Non ha più l’’automobile, non può più permettersela, era diventata un lusso a cui ha dovuto rinunciare. Dalla soffitta ha tolto la bici di suo padre, che è morto alcuni anni fa. La sua bici gli permette di raggiungere il paese vicino. Due volte la settimana si concede un caffè al bar e per lui sono dei momenti in cui si sente veramente bene. Quando viene a trovarmi ce ne andiamo in trattoria dove gli offro qualcosa di buono. Per me è un grande onore averlo come amico, avere un lavoro in questi anni è una ricchezza che non va sciupata. Ricordo mio padre Elso che mi raccontava delle difficoltà della guerra e del suo ritorno dal fronte. Elso ne aveva fatto di anni con il fucile vicino, ma la guerra lo premiò. Voleva trovare un lavoro, ma molte porte si erano chiuse, anche lui provò la disperazione che fa mettere le mani tra i capelli. La disperazione di trovarsi, a 24 anni, senza una prospettiva.  Quando il Comune lo chiamò per assegnarli  il posto di messo comunale, gli sembrò di toccare il cielo con le mani. Quando seppe la notizia ne parlò con i genitori, che furono lieti  dell’’evento. Una sera, lo venne a trovare un suo amico e con la forza della disperazione gli disse che quel posto lo avrebbe voluto lui. Aveva dei figli e non sapeva cosa fare, mio padre non aveva famiglia, possedeva solo una bicicletta e una promessa che aveva fatto al buon Dio. Questa promessa era legata al desiderio di tornare a casa dalla guerra, aveva promesso al Signore che se questo suo desiderio fosse stato esaudito, egli avrebbe  compiuto un’ azione meritevole. Mentre aveva davanti questo suo amico, gli venne in mente la promessa e non seppe dire di no alla sua richiesta, pertanto gli lasciò il posto di messo comunale. A casa, sua madre si mise a piangere, sua padre non disse nulla. Andò a lavorare come bracciante in qualche famiglia bisognosa in cambio di poche lire. In paese il messo raccontò dell’’accaduto, anche mio padre gli aveva chiesto di non farne menzione ad alcuno. Molti lo derisero come se fosse un matto, molti lo scambiarono per uno che non aveva voglia di lavorare. Mio padre, dopo qualche anno, si fidanzò con mia madre e la vita gli offrì qualcosa di buono. Ho un altro amico che ha rifiutato la pensione di invalidità, pur di avere un piccolo lavoro con il quale arriva a percepire lo stesso importo della pensione, e giustifica questo suo comportamento dicendo che non vuole esser di peso ad alcuno. Questo mio amico con il suo lavoro guadagna seicento euro. Quando alcuni anni fa mi ammalai, tutte le mattine mi portava i quotidiani a casa, non mancò mai per mesi di farmi questo piacere rifiutando qualsiasi ricompensa.  Anche dopo la guarigione, continua a portarmi i giornali e spesso mi fa dei doni.  La nostra amicizia è nata tra i banchi di scuola in una Italia molto povera. Spesso mi ricorda quei momenti davvero difficili. Le vacanze si facevano in colonia, i nostri giochi erano legati ad un pallone. Lo vedo ogni giorno solo per pochi minuti, ci scambiamo poche parole. Quando non ci sono mi lascia i giornali nella cassetta della posta. In questi tempi così duri ci vorrebbe un camerata che ti aiutasse. Questa è la parola che più mi commuove quando la sento. Aiutare un caro amico che ha bisogno e non ha il coraggio di chiedere. Ci stiamo avviando verso un mondo che si sta spogliando della sua identità. La gente è immersa nelle troppe preoccupazioni, che non ha tempo di aiutare, quelli che hanno bisogno. Qualche giorno fa si è suicidato un benzinaio, il gesto si dice legato a problemi economici. Credo che la vita meriti di essere vissuta sempre con l’’occhio rivolto alle difficoltà del tuo vicino. Quando abbiamo un camerata che sta male, gli si deve mettere la mano sulla spalla e donargli quella forza che gli manca. Facendo questo il Signore  ci aiuta. Mio padre ebbe fortuna con il suo gesto, perché la gioia più bella è sempre dare. Penso ancora a quella frase che mi è stata donata: “ Non è ciò che hai che ti distingue, ma è ciò che riesci a essere con quel poco che hai, che ti fa grande”.