La “cultura” gender e lo strapotere delle lobbies LGBT

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Cuib femminile
Giorni “caldi” non solo per le temperature…perché nel (nostro?) paese si sta affrontando il tema bollente sul riconoscimento delle unioni civili che vede da una parte le lobbies LGBT che stanno ottenendo ciò che da tempo pianificano e dall’altra una fetta di società a cui pian piano sfugge l’aderenza con la natura e la normalità della vita.
La corte europea per i diritti umani intima l’Italia ad un immediato riconoscimento di pari diritti alle coppie omosessuali e l’Italia promette che entro l’anno si adeguerà agli standard per un’Europa più “libera” a dispetto di un’autonomia nazionale non solo economica ma anche di carattere etico.
Ai vertici della magistratura,la corte di cassazione decreta che “la percezione di una disforia di genere determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità […] processo di ricongiungimento tra ‘soma e psiche’ non può, attualmente, essere stabilito in via predeterminata e generale soltanto mediante il verificarsi della condizione dell’intervento chirurgico”.
Il cuib femminile continua a sostenere i valori tradizionali contro la diffusione della “cultura” gender e lo strapotere delle lobbies LGBT.

(repubblica.it) – L’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali.

La sentenza provoca la reazione di gran parte della politica italiana: in primis del presidente della Camera Laura Boldrini che sottolinea: “Ora bisogna agire. Il Parlamento non può più rinviare, deve esprimersi chiaramente su un tema così centrale. Farò tutto quanto è nelle mie facoltà perchè ciò avvenga”, scrive su Facebook la terza carica dello Stato che aggiunge: “Non possiamo continuare ad essere un Paese malato di disuguaglianza, economica prima di tutto, ma anche sociale”.

In serata interviene anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che promette che la legge verrà approvata entro l’anno: “Abbiamo presentato un programma preciso dei tempi – spiega – a settembre dopo le riforme costituzionali approveremo al Senato le unioni civili, prima della sessione di bilancio. Poi il voto finale alla Camera, speriamo entro la fine dell’anno senza ulteriori modifiche. Recupereremo il tempo perso da ci ha preceduto”.
 
La sentenza: violato art. 8 Convenzione Diritti umani. Il giudizio è stato emesso all’unanimità nell’ambito del caso sollevato da Oliari e altri contro l’Italia. Si tratta di tre coppie omosessuali, guidate da di Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra, che hanno fatto ricorso a Strasburgo contro l’impossibilità di vedersi riconoscere in patria l’unione. Le tre coppie omosessuali che vivono insieme da anni rispettivamente a Trento, Milano e Lissone (provincia di Milano) hanno chiesto ai loro Comuni di fare le pubblicazioni per potersi sposare ma si sono viste rifiutare la possibilità.

“La corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”, si legge in una nota della Corte. Per la corte dunque “un’unione civile o una partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso”.

La sentenza della Corte arriva dopo diverse determinazioni del Parlamento europeo in materia, l’ultima del giugno 2015, quando l’Europarlamento ha approvato una relazione in cui si chiede di riconoscere i diritti delle famiglie gay. Non è la prima volta che la Corte europea dei diritti dell’uomo, che non è un organismo dell’Unione europea, emette sentenze su questa materia: nel 2013 aveva condannato la Grecia per aver escluso le coppie dello stesso sesso dalle unioni civili.

La Corte ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, quello sul “diritto al rispetto della vita familiare e privata”. E ha stabilito che lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5 mila euro per danni morali. La Corte sottolinea che tra i Paesi membri del Consiglio d’Europa c’è la tendenza a riconoscere i matrimoni omosessuali, con 24 su 47 stati che hanno adottato una legislazione in tal senso, e ha ricordato che la Corte Costituzionale italiana ha invitato ripetutamente a creare una protezione legale anche in italia.

La sentenza di oggi della Corte di Strasburgo diverrà definitiva tra 3 mesi se i ricorrenti o il Governo non chiederanno e otterranno un rinvio alla Grande Camera per un nuovo esame della questione.

Le reazioni politiche. Ma in Parlamento il disegno di legge sulle unioni gay, dopo il primo sì da parte della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, giace in Senato.”Ho digiunato per spiegare che non avere una legge sulle unioni gay era un grave imbarazzo per l’Italia. Oggi la CEDU condanna l’Italia” ha scritto su Twitter Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento, da giorni impegnato in uno sciopero della fame per chiedere al Parlamento l’approvazione di una legge in materia. “Mi dispiace ma non mi stupisce” spiega Scalfarotto a RepTv (video). Poi in una nota aggiunge: “Nell’europa dei diritti umani e dei diritti civili non c’è spazio per discriminazioni odiose come quelle inflitte alle persone omosessuali, alla loro affettività e alle loro unioni.”