Riflessioni sull’ipocrisia democratica

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APTOPIX Hungary Migrants

Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della ormai tristemente nota foto del bambino siriano trovato senza vita sulle spiagge di Bodrum.

Una foto spiattellata sulle prime pagine dei giornali, diffusa a dismisura su ogni organo di (dis)informazione, col solo scopo di solleticare le più intime corde dell’uomo, utilizzando l’arma del buonismo,  affinché si appoggi senza indugi la causa dell’immigrazione. Di fronte a tale stato di cose occorre fare alcune considerazioni.

Anzitutto bisogna riflettere sull’uso utilitaristico della foto in questione: infatti appare evidente che dietro ad una simile divulgazione vi sia un tentativo di ricattare moralmente, di mettere con le spalle al muro, qualsiasi opposizione, vera o presunta, all’immigrazione incontrollata, nel più classico gioco democratico di arrogarsi il diritto di stabilire ciò che è bene e ciò che è male.

In barba a qualsiasi riflessione moralistica (da noi avversata, ma solitamente patrimonio del background culturale dell’intellighenzia occidentale), si è dunque deciso di pubblicare questo materiale fotografico con annessi titoli a dir poco coloriti.

La ragione sottesa alla decisione di giornali quali “La Stampa”, il “Corriere della sera”, “Il Manifesto”, a mettere da parte l’intermittente deontologia professionale e dunque a diffondere l’immagine, è stata la volontà di “scuotere le coscienze”, rendendo così dogmaticamente vero  e giusto l’accoglienza senza se e senza ma.

Tale volontà è fortemente discontinua, utilizzata solo quando è utile a promuovere le proprie idee, innestandosi così nella strada del do ut des, percorsa quotidianamente dai prezzolati giornalisti.

Capiamo quanto sia potente tale pratica facendo lo stesso ragionamento, ma in negativo. Gli stessi giornali si sono infatti guardati bene dal pubblicare le foto dei bambini palestinesi oltraggiati nel corpo e nell’anima dalle bombe incendiarie dell’entità sionista.

Non è certo finita qui: l’ipocrisia di questi giorni è ben indicata anche da un altro elemento. Spesso infatti nei vari salotti televisivi i buoni politicanti, i buonisti da quattro soldi pontificano sull’accoglienza facendo leva sulla distruzione provocata dalle guerre, la quale è stata proprio la causa dell’emigrazione della famiglia siriana. Questo discorso non farebbe una piega soltanto se la guerra in Siria non fosse stata causata e non fosse ancora foraggiata proprio da quell’Occidente che oggi si straccia, fintamente, le vesti di fronte alla morte di quel bambino.

Ecco che il puzzle dell’ipocrisia è completato.

Ciò però non deve sorprendere, rientra nella logica e nell’agire sovversivo del mondo che ci circonda, un mondo menzognero in cui “dire la verità è un atto rivoluzionario”.

E.C.