Dulce et decorum est pro patria mori

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A chi visita il Campo della Memoria, resta nel cuore un’immagine viva e duratura di pensieri ed emozioni. Pubblichiamo, con piacere, la riflessione di una persona in visita da Lucca.
Tale contributo ci è stato segnalato da una  nostra collaboratrice.
Come ogni sabato. Che piova o che splenda il sole, loro ci sono. A portare amore e rispetto, a curare un angolo di prato, a onorare la memoria di chi, come ricorda, la scritta posta sotto la grande croce di Sant’Andrea è morto per la Patria. “Dulce et decorum est pro patria mori”, declamava Orazio, “è dolce e dignitoso morire per la Patria””: ecco la scritta che accoglie chi entra nel sacrario militare dedicato ai fanti di marina del battaglione Barbarigo della X Mas, che dalla fine del febbraio sino ai primi di giugno del 1944 si opposero, nella zona di Anzio e Nettuno, agli sbarchi dei soldati alleati. Centinaia di caduti, solo una parte dei quali ha trovato dimora proprio a pochi chilometri dal fronte grazie all’impegno dei reduci e di chi, nel tempo, ha continuato a tenera alta la fiaccola del ricordo di questi militari che difesero davvero con le unghie,con i denti, con la vita l’onore e il territorio nazionale. E ogni sabato, i volontari sono lì. Simone, Lorella e tutti gli altri. A pulire. A curare. A onorare. A amare. Perché quel prato è sacro. E per spiegare ai tanti che ignorano, come i ragazzini che passano in bici e chiedono distrattamente chi vi è sepolto, che in quello spazio strappato a una discarica ci sono i soldati italiani che provarono a fermare gli americani e chi stava invadendo l’Italia. “Ma non eravamo alleati degli americani?”. No. O almeno non tutti. Alla faccia dei libri sfogliati, e spesso controvoglia imparati, sui banchi di scuola.