Palmira: ma dove sono i “monuments men” americani?!

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Palmyra (2)
L’ISIS, un’Al-Qaeda 2 creata, finanziata e tenuta biecamente in piedi dagli Stati Uniti e dai loro alleati mediorientali come elemento destabilizzante in tutta l’area (in particolare in Siria) e in Nord Africa (con tanto di rischio che la bestia scatenata esca dalla sfera di controllo del suo stesso padrone), da settimane controlla il celeberrimo sito archeologico siriano di Palmira, dove periodicamente vengono abbattuti preziosissimi reperti, templi, palazzi. Di recente sono stati distrutti i templi di Bel e di Baal Shamin ed alcune importantissime tombe romane a torre, ed è stato ignobilmente decapitato l’ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, Khaled Asaad, il cui corpo è stato poi appeso a un’antica colonna nella piazza principale del sito. Asaad aveva nascosto centinaia di statue, ed era stato tenuto prigioniero per quattro settimane durante le quali, nonostante le torture, non aveva rivelato ai suoi aguzzini i luoghi dove aveva nascosto i preziosi reperti.
Come mostra l’articolo proposto, dietro alla distruzione dei monumenti del passato pre-islamico non si nasconde tanto una spietata “furia iconoclasta” dei fantomatici terroristi dell’ISIS, ma più che altro un astuto sistema per mascherare la vendita sul mercato delle opere d’arte di singoli reperti prelevati da palazzi e templi, fatti poi saltare in aria per celarne la provenienza.
En passant, ci permettiamo una riflessione ulteriore a voce alta: gli americani, com’è noto, oltre ad essere i poliziotti del mondo, coloro che garantiscono libertà e democrazia in tutto il pianeta, sempre gratuitamente, senza tornaconti od altro, sono anche dei raffinati esteti e dei protettori dell’arte mondiale, tant’è che durante la seconda guerra mondiale cercarono anche di preservare le opere artistiche del vecchio continente dalla furia saccheggiatrice “nazzzista”, come raccontato dal filmetto-favoletta “monuments men”, di cui ci occupammo all’epoca . Pertanto, ci chiediamo: ma come mai nel caso di un sito archeologico di fama mondiale come Palmira, rientrante nel patrimonio dell’UNESCO, i nostri prodi eroi non sono ancora intervenuti a liberare e bonificare l’area in veste protettori supremi dell’arte?! E come mai un pugno di eroici marines non è riuscito a salvare la vita del povero Khaled Asaad?! I mezzi materiali di certo non mancano ai “nostri”, quindi qualcosa non torna … già, in effetti, se dopo mesi e mesi la cosiddetta “coalizione anti-ISIS” non è ancora riuscita a sgominare il cd. Califfato, tra episodiche uccisioni di qualche pseudo-leader, isolati bombardamenti col freno a mano tirato e qualche piccolo errorino di valutazione (tipo rifornimenti aerei agli uomini dell’ISIS o qualche bombetta caduta sui siti militari delle milizie di Assad), qualcosa che non va deve proprio esserci…

(imolaoggi.it) – Dietro al distruzione dei monumenti del passato pre-islamico non si nasconde solo la spietata furia iconoclasta di Isis ma anche un‘abile regia, un astuto sistema per mascherare la vendita sul mercato delle opere d’arte di singoli reperti, prelevati da palazzi e templi, fatti poi saltare in aria davanti alle telecamere per celarne la provenienza.

“Pezzi inestimabili che complessivamente possono valere miliardi di dollari” ha spiegato l’archeologa franco-libanese Joanne Farchack in un’intervista a Robert Fisk dell’Independent. La ricercatrice, che lavora per l’Universita’ di Chicago, ha chiarito che abilmente Isis prima depreda i grandi complessi monumentali di tutto cio’ che e’ di maggior valore: statue, bassorilievi, mosaici. Poi girano video della distruzione di interi edifici del passato (ultimi i due templi di Bel e Ball Shamin a Palmira) che fanno saltare in aria con l’esplosivo per non lasciare tracce: nei resti ridotti in polvere nessuno puo’ accorgersi se manca qualcosa.

“Le antichita’ di Palmira sono gia’ in vendita a Londra”, ha dichiarato l’archeologa, aggiungendo che “reperti siriani ed iracheni depredati da Isis sono gia’ in Europa e non piu’ in Turchia (via di trasnito di combattenti stranieri ma anche di antichita’ in senso inverso). Queste distruzione nascondono una delle fonti di finanziamento di Isis”.

Isis “ha imparato” secondo Farchack “dai suoi stessi errori. Quando hanno iniziato l’opera di distruzione dei siti archeologici in Iraq e Siria, hanno usato grandi martelli, grandi macchinari, distruggendo tutto rapidamente e riprendendolo su video. Hanno distrutto Nimrud (Iraq) in un giorno ma hanno fornito solo 20 secondi di immagini. Ora non hanno neanche piu’ bisogno di rivendicare la distruzione di un sito. Per loro ci pensano le Ong e l’Onu. Prima si sparge la voce di esplosioni. Dopo escono le immagini che loro vogliono far emergere secondo i loro piani”.
Per questo, benche’ avessero conquistato Palmira da settimane, non l’hanno distrutta in un giorno: “Hanno iniziato con l’esecuzione di soldati siriani nel teatro romano. Poi hanno mostrato esplosivi attaccati ai pilastri romani. Dopo hanno decapitato l’ex direttore del sito, al-Asaad. E quindi hanno fatto saltare in aria il tempio di Baal Shamin” secondo una regia ben studiata.

Cosi’, prosegue, “hanno fatto inorridire il mondo che si e’ chiesto. Cosa sara’ succedera’ dopo? Il tempio di Bel. Ed e’ quanto e’ appunto successo. E ci saranno ulteriori scempi a Palmira secondo un calendario prestabilito. La prossima volta puo’ toccare al grande teatro romana, quindi alla piazza del mercato dell’Agora….hanno un’intera citta’ da distruggere e hanno deciso di farlo secondo i loro tempi”. E secondo l’archeloga piu’ a lungo durera’ lo scempio, piu’ saliranno i prezzi dei reperti.