Crocifissi distrutti, oltraggiati e censurati: l’attacco delle forze sovversive continua

344
crocifisso-gesù-cristo-vandalismo-sovversioneAncora una carrellata sull’ossessione malata del mondo contemporaneo contro il crocifisso: l’ultimo simbolo della spiritualità nell’occidente materializzato dev’essere rimosso, oppure oltraggiato dalla cosiddetta arte al servizio della Bestia, o al limite distrutto materialmente. Anche chi si sente lontano dal Cristianesimo deve fermarsi a riflettere.

(www.valtellinanews.it) – Non si può dire che gli atti vandalici compiuti nel livignasco contro alcuni crocifissi, che la devozione popolare ha collocato nel tempo lungo le strade di montagna, abbia suscitato particolari reazioni al di fuori dei confini comunali. E’ facile prevedere che se simili atti fossero stati rivolti a una lapide resistenziale o, in altri contesti, a lapidi di un cimitero ebraico, la voce della cosiddetta società civile si sarebbe fatta sentire alta e forte.

Anche se, fortunatamente, gli episodi vandalici sembrano riconducibili all’atto isolato di una persona particolare, non cambia il giudizio sul fatto. 

Purtroppo, da tempo il crocifisso ha cessato di essere un simbolo di fede per milioni di credenti per diventare oggetto di vilipendio, ostracismo, censura. Basti un fuggevole riferimento alla cronaca recente. Al  Photolux Festival di Lucca, una mostra sponsorizzata da diverse istituzioni pubbliche toscane, in corso in questi giorni, solo la reazione di alcuni ambienti cattolici, sbrigativamente bollati da taluni come “conservatori”, ha evitato, con grande dispiacere del curatore, che fosse esposta “Piss Christ”, una fotografia realizzata da Andres Serrano, sedicente artista statunitense, che ha immortalato un crocifisso immerso in un bicchiere pieno della sua urina. 

Negli stessi giorni, sempre in Toscana, va registrato  il contrastato episodio, riferito da La Nazione e parzialmente smentito con formalismi burocratico-didattici dal preside, di non portare  gli alunni  di una terza elementare a visitare la mostra «Bellezza Divina» in corso a Palazzo Strozzi, con opere di Van Gogh, Chagall e altri artisti, con la motivazione che avrebbero potuto turbare la sensibilità religiosa delle famiglie non cattoliche [ Vedi l’articolo di AzioneTradizionale in proposito, ndr]. Salvo, come a Lucca, dopo le reazioni di diversi ambienti anche non cattolici, fare marcia indietro e decidere di portare tutti i bambini alla mostra successivamente.

Da qui in avanti, con l’approssimarsi del periodo natalizio, oltre la morte di Cristo sarà censurata anche la Sua nascita: sarà un profluvio di divieti di allestire il presepe nelle scuole e in altri locali pubblici. In questo senso si è portata avanti la  giunta comunale di Madrid, guidata dall’indignata Manuela Carmena (Podemos) che, già da fine ottobre, ha annunciato di avere in corso lo studio di misure alternative circa la storica collocazione del Presepe a Palacio de Cibeles, la sede del municipio. Da noi, il primo titolo di telegiornale sull’argomento se l’aggiudica la scuola Garofani di Rozzano che in un colpo solo ha abolito le feste natalizie, inventandosi la “festa d’inverno” da tenersi immediatamente dopo le  irrinunciabili e “sacrosante” vacanze natalizie, e in aggiunta ha tolto i crocifissi dalle aule, “per uniformità con quelle che ne erano prive”, la penosa giustificazione data.

Da ultimo merita essere segnalata la decisione delle tre maggiori catene di cinema britanniche, Cinemaworld, Vue e Odeon, di non proiettare il messaggio promozionale della Chiesa Anglicana, Just Pray, in cui persone di ogni colore ed estrazione sociale, a partire dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, recitano il Padre Nostro.

Il breve video doveva andare sugli schermi in occasione delle prossime feste natalizie, ma a questo punto non sarà nella stragrande maggioranza delle sale. E, per una volta, cristiani, musulmani e atei sono uniti contro questa incredibile decisione.

Da troppo tempo ormai una sana e corretta laicità è stata soppiantata da un vuoto e autodistruggente laicismo, i cui effetti pratici e morali sono sotto gli occhi di tutti, che ha inesorabilmente  portato a una diffusa indifferenza anche rispetto a valori fino a poco tempo addietro comunemente condivisi. Indifferenza che spesso contagia anche le  persone di buona volontà e buon senso, che sono sì ancora la maggioranza, spesso però una maggioranza afona, incapace di far sentire le proprie ragione. Per questo, è forte l’esigenza che si  torni, innanzitutto, a essere testimoni coerenti dei principi professati, capaci di intervenire, con discernimento, anche nel valutare la qualità oggettiva di chi va ad occupare posti di responsabilità, istituzionale e non, e , nel caso, saper stigmatizzare comportamenti discutibili in materie delicate quali quelle che attengono il credo di ognuno. I cittadini probi, al di là delle appartenenze o diverse sensibilità, non solo politiche, sono chiamati sempre più a far sentire la propria vigile presenza se vogliono veder rispettati, oltre i principi, anche i simboli in cui si riconoscono.