[Il sentiero della vita nobile] Essenzialità

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cavaliere

tratto da “Sopra le rovine

Chi dice essere dice “essenza”, essenzialità. La vita nobile è caratterizzata dall’amore per l’essenziale, il cercare in tutto l’essenziale, quello che più importa, sacrificando l’accessorio e l’accidentale. Non è possibile vivere con nobiltà dove non sia nettamente e decisamente presente questa tendenza verso l’essenziale. L’essenzialità è la virtù o qualità fondamentale per l’uomo nobile, di stile ario. Essenzialità: ecco una parola che appare spesso nei testi evoliani. In Cavalcare la Tigre, Evola mette in rilievo come nel mezzo dei processi distruttivi dell’era oscura “ può aprirsi l’orizzonte di una nuova essenzialità per coloro che affrontano tali processi col senso di fermezza che dà il sapersi e sentirsi radicati alla Trascendenza, e che, proprio per questo loro contatto con la Trascendenza, possono assumerli “come una prova della loro forza”- potremmo anche dire della loro fede in senso superiore. In Orientamenti riappare quest’idea dell’essenzialità identificata con la volontà realizzatrice e con un profondo senso della realtà.

Fondamentale nell’ora presente è, secondo Evola, badare all’essenziale sempre e in tutto: nel pensiero, nella parola, nell’azione, negli ideali e nei progetti, nell’atteggiamento etico, nello stile essenziale, nel modo di agire e di essere. La parola d’ordine è farsi essenziali, essenzializzarsi, come leggiamo in Cavalcare. Nel libro Gli Uomini e le Rovine, Evola osserva che “lo stile di una impersonalità attiva“ non sarà accessibile a chi non abbia conquistato questa essenzialità. Codesto stile comporta anzitutto “amore per ciò che è essenziale e reale in senso superiore”, ma sempre “tenendosi in piedi, sentendo l’evidenza di ciò che nel vivere va di là dal vivere”.

Nella forma in cui concepisce Evola, l’essenzialità significa, tra le altre cose: realismo, oggettività, semplicità, serietà e centralità.