Esiste il destino

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Dal punto di vista metafisico il destino è il disegno dell’Essere. Noi non siamo esclusi dalla possibilità di approcciarci a questo disegno. Sono i “rumori” del mondo che ci circondano a distoglierci dal nostro destino, dalla  nostra natura e dalla nostra missione. Sono i condizionamenti a ridurre la capacità di percepire e realizzare ciò che siamo, di scoprire la nostra funzione nel mondo. Perciò, se non si conosce il proprio destino, non si potrà percorrere una vita nobile. Percorrere una vita nobile è il senso del destino.
Ma allora il destino da dove viene? Proviene da dentro di noi o procede dal di fuori?
Il segreto del destino si trova nel cuore dell’uomo ma allo stesso tempo il nostro essere dipende dalla chiamata, dalla Provvidenza che è presente al di sopra di noi.
Riconoscere ed rimanere fedeli al proprio destino è la via per ottenere la felicità. 

di Michele Lo Foco

(Il Borghese– Febbraio 2016) – Se non possiamo programmare la vita, lo può fare qualcun altro? O le nostre giornate sono già scritte in un grande libro che noi sfogliamo giorno dopo giorno ma che qualcuno può leggere come vuole, anche partendo dal fondo? C’è un’azione necessitante che l’ordine del mondo esercita su ogni singolo essere del mondo stesso? Il libero arbitrio ha tenuto impegnati tutti i filosofi e teologi di ogni era. Se mi trovo a un bivio posso scegliere se andare a sinistra o a destra, sono libero, ma il Signore sa quale sarà la mia scelta. Questo vuol dire per alcuni che io non sono affatto libero, ma credo di esserlo mentre invece sono semplicemente pilotato. Per altri il Signore sa tutto e pertanto comprende quale sarà la mia decisione giacché può collegare i fili della mia esistenza e valutare prima di me.

Per Spinoza c’è un’armonia generale che accompagna i gesti e noi siamo trasportati da questa corrente senza accorgercene. Ma guardiamo ai fatti: devo prendere un aereo, corro perché sono in ritardo, mi sistemo, parto, l’aereo casca e io muoio. Devo partire, sono in ritardo, corro e perdo l’aereo. Mi sento un cretino, ho buttato i soldi poi l’aereo casca e io mi salvo. Sono ancora vivo per meno di un minuto, perché il velivolo doveva decollare e lasciare la pista, per la mia pignoleria nel voler mettere tutto in valigia, per il gatto che non sapevo dove lasciare, per il taxi che andava lentamente, per la manifestazione in centro, perché ho lasciato le chiavi al portiere. Invece sono morto perché il tassista era bravissimo, perché il temporale non era previsto, perché l’aereo ha atteso qualche minuto il presidente di una squadra di calcio, perché ho preso soltanto l’indispensabile, per la mia precisione, per la mia attitudine a viaggiare, perché so dove trovare il passaporto. Motivi stolti e motivi seri si me-scolano in una selva di coincidenze che mi portano in un caso a morire nell’altro a vivere. Li posso calcolare? Escluso. Qualcuno li può calcolare?

Forse il Signore che conosce tutto di tutto e che guarda la scacchiera dall’alto senza toccare le pedine, forse nessuno, forse come pensa Schopenhauer non si tratta che dell’azione determinante nell’uomo e nella storia della volontà di vita. O forse è il caso a comandare lo scorrere degli avvenimenti? Come nasciamo per caso in una determinata famiglia così procediamo in una specie di autoscontro continuo, sbattuti di qua e di là, da fatti che ci fanno sterzare a destra e sinistra, mentre noi tentiamo di mantenere lo sterzo dritto verso un obiettivo vicino, è coerente con la nostra impressione della vita. Più è debole la nostra posizione di partenza, più difficile è mirare in avanti e più difficile, fino a diventare impossibile, mantenere un equilibrio. Immaginiamo la nascita di un bambino in un territorio devastato da guerre tribali: mancano l’acqua, il cibo, le medicine e ogni tanto l’unica salvezza per i genitori è scappare dalla capanna e rifugiarsi in campi profughi nei quali si ammassano migliaia di disperati. Quel bambino ha una possibilità su un milione di trovare la sua serenità, qualunque sforzo manifestino i genitori ma ha ottime possibilità di morire verso i suoi trent’anni di una malattia qualunque. Nel frattempo può contrarre infezioni, soffrire la fame, avere tanta paura, veder morire i parenti. Quello è o non è il suo destino? Che mostruosa volontà deve avere quell’essere per uscire dalla gabbia e passare qualche giorno di serenità?

Immaginiamo al contrario la vita del figlio del Presidente della Repubblica, intelligente, in buona salute. È accudito, istruito, vestito nel modo migliore: può spendere, ovunque è riverito, può scegliere la fidanzata, il lavoro, e avrà sempre tutto a disposi-zione, case al mare e in montagna, servitori e consulenti. Mediamente il destino per costui ha manifestato fm dalla nascita il massimo delle possibilità e se non interviene un fatto imprevisto, un trauma, nulla potrà modificare il regolare svolgimento delle ore.

Ma esaminiamo quali possono essere le variazioni a quello che sembra un destino difficile da modificare: nel primo caso, un’adozione, una volontà straordinaria, una borsa di studio, nel secondo, una malattia grave, una delusione amorosa, uno scandalo politico, circostanze che avvengono raramente e che non sempre hanno la forza di variare lo stato delle cose. In entrambi i casi, i soggetti avranno a un certo momento della loro esistenza la possibilità di scegliere qualcosa, di andare a destra o a sinistra, preferire una donna ad un’altra, un studio ad un altro, ma la base della loro vita è in gran parte segnata. Questo sembrerebbe confortare la tesi che il destino esiste, ci possiamo ricamare sopra, lo possiamo personalizzare, ma non modificare più di tanto, anzi come sostiene Jaspers lo dobbiamo amare come noi stessi perché soltanto in esso siamo consci del nostro esistere. È l’amor fati descritto da Nietzsche. Esistono, però, realtà non posizionate all’estremo delle classi sociali, persone che chiameremo normali, non sfortunatissime né baciate dalla fortuna che affrontano la loro vita senza privilegi né pesi: vale anche per loro il discorso? Un bambino ribelle diventa Mick Jagger, un bambino intonato diventa Frank Sinatra, un bambino complessato ma dotato diventa Michael Jackson. Il figlio del portiere entra in banca e diventa direttore della filiale, il ballerino autodidatta è il nuovo Fred Astaire, il nostro vicino di casa, mulatto, diventa un importante uomo politico. Ecco che in tutti questi casi, e miliardi di altri, sembra che il destino sia travolto dai fatti, le premesse non costituiscono che una minima parte del tutto, e non è l’eccezione a prevalere ma la casualità talvolta, talvolta la bravura, altre la volontà, altre l’intelligenza.

Il mondo sembrerebbe a questo punto composto di due specie, uomini che hanno un destino e uomini che non l’hanno, uomini che non possono scegliere e uomini che decidono il loro futuro. La realtà è più semplice: l’uomo è il risultato delle circostanze e del caso, anche se stravolge quelle che sembrano essere le sue prerogative e attese, soltanto che per alcuni il complesso delle circostanze e dei casi è talmente complicato da valutare che lo può fare soltanto una mente superiore. Immaginare che Obama sarebbe divenuto Presidente degli States era veramente impossibile per coloro che lo conoscevano da piccolo, anche per i suoi genitori che speravano per lui il massimo. Eppure nelle vicende che lo riguardavano e in quelle del mondo americano c’erano i germi di una sorpresa esistenziale, piccole tracce di una miscela che incredibilmente avrebbe fatto volare la vita di Obama verso vette altissime. Tra il povero bambino africano e il figlio del presidente della repubblica esistono infinite variazioni di stati di cose nei quali le linee esistenziali, ereditarie, casuali si incrociano così tanto che è difficile individuare un inizio o un motivo, e non rimane che accettare il risultato, o attribuirlo ad elementi di facile comprensione o di immediato abbinamento. Heidegger dice che il destino è la decisione dell’uomo di ritornare su se stesso e raccogliere da sé l’eredità delle possibilità passate, progettando ciò che è stato già progettato e rispettando per l’avvenire possibilità che sono state già prospettate.