[Racconto] L’aviatore e l’onore per la Patria

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di Emilio Del Bel Belluz

Sono stato a Fontanelle (TV) a cercare la stele che ricorda un aviatore della seconda guerra mondiale, che apparteneva alla RSI. Con difficoltà ho trovato la piccola stele adornata da qualche fiore, posta in un terreno che costeggiava un piccolo fossato. Il 16 novembre 1944, settantun anni fa, cadeva il pilota. E’ una data che non dimenticherò.

La sua storia mi ha fatto tornare indietro di molti anni quando con la mia famiglia abitavo a Villanova e nello stesso paese viveva un signore che durante la seconda guerra mondiale era stato un aviatore. Egli abitava in una antica Villa Veneta, che un tempo apparteneva alla mia famiglia. L’’uomo, una sera d’inverno,  mi parlò della guerra e degli aerei che aveva abbattuto. Mi fece vedere delle foto di aerei  da guerra di un tempo e mi mostrò una foto che lo raffigurava in divisa. Fu proprio in quella occasione che mi parlò di questo suo amico: Antonio Max Longhini, che era caduto durante un combattimento nei cieli di Oderzo. Qualche giorno prima dell’’anniversario della morte dell’aviatore nella mia biblioteca ritrovai il libro scritto da Mario Montano ed edito da Novantico“ “Aquile nella bufera””.  

In questo ho trovato dei riferimenti ad Antonio Max Longhini. L’’autore del testo lo presenta con parole che meritano d’essere trascritte: “ “Questo eroico pilota è caduto durante un duello aereo, nel cielo di Oderzo, il 16 novembre 1944. Racconto di Max Antonio Longhini dopo aver avuto occasione di leggere qualcosa di lui sul dettagliato scritto del sottotenente pilota Franco Benetti. Longhini aderì alla RSI assieme ai Piloti che a Milano seguirono il Tenente Colonnello pilota Antonio Vizzotto, decisi a combattere in difesa dei cieli veneti, pur sapendo che la lotta era ormai disperata, tornarono tutti ad affrontare le poderose formazioni di B- 17, quadrimotori, scortate da centinaia caccia P. 47. La mattina del 16 novembre 1944,  Longhini sale con tutta la squadriglia dei “ Diavoli Rossi” con lo scopo di fermare, o quanto meno di limitare, la pericolosità della formazione di fortezze volanti. Durante l’’attacco viene colpito, riesce a lanciarsi con il paracadute. Questo atto dà la possibilità ai numerosi caccia di scorta di colpirlo inesorabilmente, dimenticando ogni atto di cavalleria e di umanità spesso non rispettato da qualche pilota angloamericano.

Antonio Max LonghiniCon quella sparatoria su un bersaglio fin troppo facile e indifeso, Max Longhini, pilota dell’’A.N.R. a soli 26 anni chiudeva la sua splendida esuberante giovinezza di eroico aviatore. Ma chi era Max Longhini? Era nato ad Asiago, fu campione di salto con gli sci nel 1939 e Azzurro nei Campionati del Mondo a Cortina d’Ampezzo. Ottenne il brevetto di pilota civile presso il R.U.N.A. di Vicenza e subito entrò in Aeronautica, frequentando il corso Allievi Ufficiali Piloti di Foligno e qui realizzò il suo sogno di volare, venendo assegnato alla specialità Caccia. All’’inizio della guerra partecipò a diverse battaglie aero navali nel Mediterraneo Centrale e orientale. Nel 1940-1943 partecipò con il suo aereo a oltre cento azioni di guerra e poté fregiarsi del distintivo della “ Freccia D’’Oro “. Ricevette due medaglie d’argento, due di bronzo e la croce di Ferro Germanica di II Classe. Nei combattimenti partecipò all’’abbattimento di numerosi aerei nemici in operazione o individualmente.

Dopo il tragico 8 settembre, al Nord d’’Italia, continuavano i terroristici combattimenti sulle città e i piloti rimasti o affluiti al Nord costituirono il primo nucleo della Caccia Repubblicana al quale aderì Longhini. Il “ Diavolo Rosso” Max  Longhini, Tenente Pilota, a soli 26 anni, chiuse la sua avventura nei cieli del Nord.

Per rendere onore al sacrificio di tutti i piloti caduti e in combattimento, Max compreso, il Cav. Guerrrino Paladin ha fatto erigere un tempietto votivo, con ai lati due pale d’’elica (una del caccia del Ten. Longhini, l’’altra della Fortezza volante B- 17 da lui abbattuta). Vicino alla lapide, ogni anno, si ritrovano i pochi superstiti assieme alle Autorità dell’’Arma, la sorella N.D. Luciana Longhini Martini e i famigliari. Vengono deposti dei fiori tra cui una corona della A.N.R. e quindi i presenti si raccolgono nella preghiera dell’’Aviatore, a viva voce. Dopo il rituale del “Presente” viene ogni volta letto: ““nella cruente lotta furono nemici nel cielo degli eroi ora sono fratelli nella fede in Cristo eterna luce, e a monito per un mondo di pace”.”

Torno a parlare del vecchio pilota che viveva in quella splendida Villa Veneta che ora stanno sistemando, in quell’’antico posto una sera, il Comandante Pilota si commosse mostrando le sue foto di guerra, i ricordi di quel tempo erano riaffiorati. L’’uccisione del pilota Max crivellato mentre si era lanciato con il paracadute è da considerarsi un atto poco cavalleresco. In un articolo comparso nella rivista Il Nastro Azzurro “ho letto delle ulteriori notizie su questo eroe di guerra.

Antonio Max Longhini BisDi solito uso la parola eroe per definire degli uomini capaci di sacrificarsi per il bene altrui. In questo articolo sono spiegate le ragioni che spinsero il pilota a riprendere i combattimenti dopo l’’otto settembre 1943. Una data che per me è lo spartiacque della storia italiana. Dopo l’’otto settembre 1943, ritorna in famiglia ad Asiago con tanta tristezza nel cuore. Troppi amici aveva perduto! La sua sofferenza aumenta quando dovette constatare che, nonostante l’’armistizio, al Nord continuavano ad essere bombardati non solo obbiettivi militari ma anche, con maggior accanimento, il cuore delle nostre indifese città, causando tanta distruzione e purtroppo tante vittime tra la popolazione civile.

Persino il giorno di Natale del 1943, Vicenza venne dilaniata da un violento bombardamento. Quando ai piloti venne inviata una lettera di convocazione per opporsi a tanta atrocità, ed organizzare una seppur minima difesa, Max si sentì in dovere di aderire pur consapevole che la lotta era ormai disperata.  Egli era lontano dagli orrori della guerra civile e da laceranti ideologie politiche, ma dopo il bombardamento su Vicenza a Natale, fu spinto da un superiore senso del dovere e dell’amore per i propri fratelli, e ritornò a combattere per difendere le città italiane da tante distruzioni  e la popolazione civile da tanta sofferenza e morte, entrando a far parte della squadriglia dei Diavoli Rossi. Fu quello il periodo più difficile, eroico e  sofferto e il suo animo si apre, ed emerge la consapevolezza del pericolo, della more in agguato, e dei posti lasciati vuoti dai compagni Caduti in battaglia; è un grande peso da sopportare, ma questo non lo ferma, non lo fa recedere di un passo dal richiamo del dovere, prova ne è che appena rientrato dall’’azione del mattino si offre per primo volontario per un ‘altra azione”. Uomini come Max non possono essere dimenticati….