È arrivato Zampanò

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zampanò-fellini(tratto dal sito di Heliodromos)

Nel film La strada di Federico Fellini, Anthony Quinn interpreta il rozzo e violento saltimbanco Zampanò, alle prese con improbabili dimostrazioni della sua forza “sovrumana” nelle piazze dei piccoli paesi dell’Italia degli anni Cinquanta, affollate da un pubblico contadino ingenuo e credulone. Sono gli anni, quelli, in cui nei teatri dominava ancora l’Avanspettacolo, con le sue “compagnie di giro” le cui esibizioni si basavano su uno schema banale semplice e collaudato, passando progressivamente lo spettacolo dalle dimostrazioni di magia del prestigiatore alle battute oscene e volgari del comico, correndo infine velocemente verso l’agognata esibizione delle ballerine o della spogliarellista di turno. Un quadro datato di un’epoca passata, che da una parte vedeva recitare gli attori di una messa in scena plebea e grossolana, il cui problema principale consisteva nel mettere insieme il pranzo con la cena; e, dall’altra, assistere un uditorio sprovveduto e pronto a farsi facilmente raggirare, lasciandosi scucire i pochi spiccioli che avrebbero nutrito per quel giorno i loro imbonitori. Tutto sommato, un baratto schietto e onesto fra spacciatori d’illusioni e donatori di alimenti!

Sembrerebbe che le cose non siano cambiate di molto negli odierni intrattenimenti, nonostante le clamorose novità nel frattempo introdotte dall’irruzione della tecnologia: col cinema (che ha “descritto” e “riscritto” la storia: politica, militare, psicologica e sentimentale dell’umanità), la televisione (contraffazione dell’antica agorà, nonché luogo deputato a un finto e artificioso pubblico dibattito), e l’approdo finale alle mille opportunità offerte dal web (finzione di porto franco e patria di ogni libertà per illusi oppositori e presunti cospiratori, protetti dalle medesime “discrezione e segretezza” riservate ai prigionieri del tiranno siracusano Dionigi detenuti nell’omonimo Orecchio). E, in effetti, ritroviamo negli spettacoli odierni le stesse componenti, per quanto enormemente amplificate e minuziosamente curate nella forma e negli effetti speciali, che costituivano la base del vecchio avanspettacolo e delle esibizioni dei vecchi saltimbanchi, con le identiche mirabilie, con uguali volgarità e con l’immutata generosa esibizione dei corpi svestiti di belle donne. In tutti i canali televisivi continuano a vedersi le solite “compagnie di giro”, scrupolosamente selezionate e assortite. Sia che debbano discutere di sport o di politica, di gossip o di spettacolo: ognuno recita invariabilmente la sua parte, calandosi scrupolosamente nel ruolo assegnatogli, in vista dei ricchi gettoni di presenza e dei sostanziosi rimborsi spese. Ancora una volta, per unire pranzo e cena!

uomo-moderno-schiavo-tv-giornale-computer-mediaNon può però sfuggire che, se prima si aveva a che fare con esibizioni legate ai gusti (tutto sommato genuini) e alle esigenze (oneste ed elementari) degli spettatori di allora, veri finanziatori della recita alla quale assistevano; oggi sono altri i soggetti da cui gli “attori” traggono il loro sostentamento, e a cui debbono render conto. Sono, nel frattempo, anche radicalmente cambiati i “tempi di esposizione” a tali messe in scena, rispetto all’eccezionalità e alla rarità di prima, quando solo in occasioni particolari come Feste o Fiere di Paese era possibile interrompere per poche ore il ritmo regolare e uniforme di una vita semplice e naturale. Se si vuole, oggi è possibile (e molti già lo fanno) rimanere connessi ventiquattrore su ventiquattro, senza soluzione di continuità, scorrendo e ascoltano ininterrottamente immani idiozie.

Ma anche questo, in fondo, potrebbe essere archiviato come un semplice, per quanto deleterio, mutamento del costume; che, come si sa, è più mobile delle omonime sabbie. Il fatto è, però, che gli effetti di questo perverso meccanismo prevedono, oltre e accanto al momento della “distrazione”, un sostanziale effetto “deformante”, mediante la creazione e l’alimentazione di stati d’animo e di atteggiamenti improntati al politicamente corretto, allo slogan e alla vulgata democratica, che provvedono a troncare e cancellare ogni critica e a serrare e sopprimere ogni spiraglio di libero pensiero e autonomo ragionamento. Dai piccoli illusionisti ruspanti si è passati al Grande Illusionista, e dai giochi di prestigio elementari, che al massimo strappavano un sorriso divertito, si è giunti agli effetti speciali sconvolgenti e al terrore permanente, mettendo l’intera umanità nella condizione di voler accogliere con sollievo qualunque futuro “salvatore”.