Mancanza di tempo…per cosa?

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disintegrazione-della-persistenza-della-memoria--salvator-dali-tempo-ritmo-cicli(a cura del Cuib Femminile di Raido)
Lapidi virtuali? Applicazioni e siti web per inviare fiori ai defunti in cimitero? Chissà cosa ne penserebbero gli antichi romani della pietas per interposta persona o dei Campi Elisi informatici, per commemorazioni comode e veloci direttamente dal computer di casa? Del resto, dopo la recente pubblicità dell’impresa che ha tappezzato Roma per far trasformare le ceneri dei defunti mariti in diamanti, arriva il vivaio virtuale che ci fa risparmiare il tempo di fare la fila al fioraio del Campo Santo il 2 novembre.       
Al mondo moderno sembrano importare solo la praticità e la velocità di tutte le cose, perché tutto inizia e finisce da sé e in sé. Ogni cosa è dettata dal caso – il cui anagramma è però “caos”. 
Risparmiare tempo, per dedicarlo ad altro. Bene, a che cosa?…e se ci fermassimo a riflettere su come impieghiamo il tempo che abbiamo a disposizione? 
Chissà! Forse quella fila al fioraio del Campo Santo vale la pena farla per omaggiare davvero chi è passato oltre…

(www.giornaledelribelle.com) – di Simone Torresani. Non bastassero le applicazioni “cimiteriali”, in cui si possono creare tombe virtuali e apporre fiori, lumini, oggetti (rigorosamente virtuali) sui profili dei propri cari defunti e condividerli con altri, stanno per arrivare veri e propri siti commerciali -una via di mezzo tra i social network e il commercio elettronico- in cui sarà possibile, tramite società affiliate, comprare fiori e altri oggetti reali per poi depositarli sulle lapidi dei defunti.

La nostra recensione, come saprà bene chi ci segue, è largamente negativa, ma non di questo vogliamo parlare, piuttosto ci piacerebbe focalizzare l’attenzione su un dettaglio non da poco. Gli artefici dei siti e delle applicazioni, infatti, hanno puntato il dito tra le altre cose sulla “mancanza di tempo” che impedisce a buona parte della gente di recarsi al camposanto: in tal caso, la tecnologia verrebbe in aiuto. Eppure, se ci badiamo bene, i conti non tornano. Viviamo in un’epoca in cui le dimensioni dello spazio e del tempo, grazie alla tecnologia suddetta sono quasi azzerate, con notevoli risparmi temporali: possiamo pagare online, spedire documenti in tempo reale, viaggiare in poche ore da un capo all’ altro d’Europa (e del mondo) ma incredibilmente manca sempre tempo per qualcosa, le 24 ore non sembrano mai essere sufficienti. La velocità frenetica provocata dagli aumenti esponenziali tecnologici, caratteristica delle società postmoderne, sta portando ad una dilatazione ed accelerazione del tempo che mai si erano né viste e né soprattutto concepite in passato.

Dilatazione: massimizzando i tempi, riducendoli, il Tempo per effetto paradosso tende a dilatarsi e con esso gli impegni e le cose da fare, considerando che l’attuale sistema economico di capitalismo assoluto, che per natura stessa tende alla reificazione totale, non tollera i cosiddetti “tempi morti” ma tutto deve essere riempito con qualcosa, specialmente che generi profitto e che alimenti la spirale e il circolo vizioso senza fine. Più tempo risparmiato significa maggior tempo per la produzione, per il lavoro, ma anche in certi casi l’aumento di quell’altro prodotto della modernità che ha nome “tempo libero” -apparentemente tale, in quanto serve con una massiccia dose di bisogni indotti ad alimentare l’economia e la “crescita” (non per altro, quella del turismo e dei divertimenti del fine settimana è chiamata “industria”).

Accelerazione: la velocità continua che ci impone il ritmo disumano del nostro modello di sviluppo, la frenesia, la nevrosi, il “multitasking”- per usare un bruttissimo anglicismo entrato nella nostra armoniosa lingua- sono letteralmente incompatibili con la Natura, che preferisce la lentezza. Come ha scritto bene il noto neuroscienziato Lamberto Maffei, di certo non un “oscurantista”, tutti i processi evolutivi del cervello umano -che differenziano l’uomo dagli animali- e che hanno sede nell’ emisfero sinistro del cervello, sono nati grazie al ragionamento meditato, all’ argomentazione, allo sperimentalismo e sono caratterizzati dai lunghi tempi, è un qualcosa che non si può sublimare nell’ istinto compulsivo di un momento, come purtroppo accade di sovente oggi. Magari gli effetti si limitassero solo a renderci più stupidi! Questa accelerazione ci sta facendo pure invecchiare prima, basta semplicemente osservare i comportamenti di un adolescente o di un bambino contemporanei e paragonarli con quelli non di cento-duecento anni orsono ma con la generazione precedente, ad esempio con chi nacque negli anni Settanta: individui lontani ormai anni luce, quasi rimasugli di epoche remote eppure con uno scarto temporale solo di 35, 40 anni. Più che bambini od adolescenti, adulti in miniatura in molti casi a vent’ anni già con tutte le esperienze di vita ormai provate e bruciate, poveri bambocci destinati a ricercare nuove emozioni o nel consumo compulsivo oppure in esperienze sempre più forti; il recente fattaccio di Roma andrebbe visto non solo in una ottica sociologica ma antimoderna.

Dobbiamo riappropriarci del nostro Tempo (scritto volontariamente con la maiuscola) e “scalare una marcia”, come già del resto alcune persone stanno facendo. Circa la tecnologia, condizione fondamentale è quella di stabilire sin da subito chi è il servo e chi il padrone: solo così riusciremo a non farci fagocitare dalla tecnica. Si deve riscoprire l’elogio della lentezza, dell’ozio contemplativo -che è un concetto molto diverso dall’ ozio tout court “padre dei vizi”, del senso del limite, della giusta armonia, smettere di aver paura dell’horror vacui e saper ottimizzare i tempi morti, che sono quasi sempre, se ben utilizzati, una occasione formidabile per ritemprarsi e riscoprire noi stessi. Si deve riprendere il bandolo della matassa della nostra esistenza. Per tutte queste ragioni, oltre ad altre che già chi ci segue conosce, noi siamo contrari a tutta questa deresponsabilizzazione e furto del tempo (e quindi della vita) che inutili applicazioni di una tecnologia ormai fuori controllo stanno facendo nel nostro disgraziatissimo secolo.