Cineforum “My Honor was loyalty – Leibstandarte” (06.05.2016)

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“Il mio onore era fedeltà”: questa è la frase che probabilmente ci rimarrà più impressa dopo la serata di venerdi 6 maggio. Una serata all’insegna del cinema (fuori dal coro). Infatti, i locali di RAIDO si sono trasformati in sala cinematografica e, per una sera, hanno dato spazio al cineforum. Stavolta la pellicola proiettata è stata “My Honor was loyalty – Leibstandarte” del giovane regista indipendente Alessandro Pepe.

L’evento, che rientra nel novero del ciclo di proiezioni iniziato qualche tempo fa con il film “Katyn”, ha attirato come di consueto un gran numero di partecipanti. Alcuni dei quali giunti presso i locali di Raido già nella prima serata per cenare tutti insieme, e per vivere appieno quello spirito cameratesco che anima(va) anche i giovani protagonisti del film. Dopo un bel piatto di pasta e una birra, si spengono le luci ed arriva il momento di iniziare la visione del film dedicato ai combattenti della Divisione SS Leibstandarte A.H.

Una breve introduzione a cura dei militanti di Raido delinea i motivi per cui è stato scelto di proiettare questo film. Sicuramente non si tratta di un film “nostro”, nel senso che non rappresenta al cento per cento la saga dei combattenti della Waffen, i loro sentimenti ed il loro eroismo: per cogliere perfettamente questi aspetti, rinviamo necessariamente ad opere come “Fronte dell’Est” di Leon Degrelle o “Gli Eretici” di Saint Loup, nonché l’immancabile “I Leoni morti” di Saint Paulien. In ogni caso, il film va visto, e si fa apprezzare, proprio per il coraggio di rappresentare una voce fuori dal coro rispetto alla cinematografia sul tema, ponendo seri interrogativi su crimini e pregiudizi dei vincitori. Vae Victis, dunque? No, perché stavolta c’è una voce “contro” a rappresentare un po’ della quotidianità, dei combattimenti e dell’eroismo di questi giovani volontari.

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“Il mio onore era fedeltà” dicevamo, perchè è il titolo del film, ma anche perchè al di là di nostalgismi, ritratti agiografici o epiche gesta, ciò che il regista (italiano come buona parte della produzione) ha voluto comunicare sulla vicenda bellica che ha coinvolto quei giovani eroi è che è esistita una intera generazione di soldati, semplici uomini, uniti nel salvare la loro Germania, e con essa l’Europa e tutto ciò che essa rappresenta di contro all’avanzata bolscevica.

Un film che potremmo definire “revisionista” secondo i termini della vulgata storica scritta dai vincitori, che vede gli eventi o bianchi o neri, divisi fra buoni e cattivi. Una lettura di parte, perché del tutto priva di quelle sfacettature che fanno ricca e incredibile la vicenda umana. Finalmente, possiamo dire, un film che concede ai vinti almeno la loro dignità di uomini, con i loro sogni, le loro paure, le loro speranze; non pazzi sadici assetati di sangue ma uomini capaci di gesti di eroismo e di clemenza, uniti nell’incrollabile volontà di mantenere fede alla parola data pur con tutti loro dubbi e le loro debolezze.

Ci rivediamo venerdì 13 maggio per la presentazione del libro “Brasillach giornalista” presso casa d’Italia Colleverde ed a seguire sabato 21 maggio, presso i locali di Raido, per la conferenza “Il Vero Stato – Othmar Spann e l’idea dello stato organico”In alto i cuori!