Oscar Ringo Bonavena: un ricordo a 40 anni dalla morte

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oscar-ringo-bonavena-pugiledi Emilio Del Bel Belluz

Ricordo molto bene come appresi  e quanto rimasi sconvolto dalla notizia della morte del pugile Bonavena, il campione argentino, l’idolo delle folle che amano il pugilato. Era un campione dei pesi massimi dalla lunga carriera pugilistica nella quale aveva incontrato i pugili più forti del mondo e con la sua abilità era riuscito a mettere molti KO. Non divenne mai campione del mondo della massima categoria, ma si può dire che era il campione del mondo della simpatia. Era un pugile che sorrideva sempre e aveva la battuta facile e pronta, le sue origini erano legate all’Italia e negli ultimi periodi della sua vita aveva cercato di prendere la nazionalità italiana. Per questo era arrivato in Italia a combattere e abitò a Roma. Il suo obbiettivo era la conquista del titolo italiano ed europeo. Voleva in qualche modo onorare le sue radici italiane: la sua famiglia era partita dalla Calabria con le valigie di cartone  in cerca di fortuna. E avevano attraversato l’oceano con quelle navi che sembravano non arrivare mai.

I suoi genitori, il padre Vincenzo era un calabrese di Cosenza, la madre Domenica Grillo, ciociara, arrivarono in Argentina e proprio in quel Paese nacque  Oscar Natalio  Bonavena. Cominciai ad interessarmi di Bonavena quando casualmente mi capitò tra le mani il giornale – Stadio – dove nella pagina dedicata al pugilato c’era un articolo del grande Oreste Bomben dal titolo “C’è ancora un futuro per  Ringo Bonavena”. Rimasi colpito dalla foto del campione argentino mentre si stava allenando  in palestra. L’immagine mostrava questo gigante dai muscoli possenti, il volto sudato e lo sguardo che sembrava speranzoso verso il futuro. Vicino a lui c’era il suo allenatore: Jimmi de Piano. E’ stato ripreso mentre si stava allenando per battersi contro George Foreman per il titolo mondiale dei pesi massimi. Nell’articolo si scriveva : ”Con la speranza di arrivare a quel combattimento, Oscar ha assunto i servizi di Jimmy de Piano, ex – manager di Sonny Liston.  Il legame di quest’ultimo con “ Ringo “ è avvenuto dopo aver appreso l’offerta che il promotore Cassina ha fatto a Bonavena per combattere con Foreman”.

In quel momento Bonavena sperava di risalire la china pugilistica. Sempre nel medesimo articolo si diceva: ”Jimmy De Piano ha un piano per portare Bonavena a battersi con Foreman. Quello di andare .. piano, di non affrettarsi. alcuni incontri facili, facili, che dovrebbero servire per ricollocare l’argentino nella classifica mondiale, possibilmente al quinto posto, dietro Quarry. Ed allora si sarà giunto il momento di battersi con quest’ultimo, come piedistallo per arrivare al match mondiale con George Foreman. Quasi sulla soglia dei trentuno anni – li compirà il 25 settembre prossimo – Oscar “Ringo “ Bonavena può considerarsi fortunato: avrà una nuova “ chance “ per combattere per il titolo mondiale per la massima divisione, un esperienza ripetuta nella sua vita. Così ripetuta come le risorse che ha saputo sfruttare per favorire la sua promozione” Nella vita vi sono dei ricordi che non si smarriscono. Ricordo che questo articolo lo conservai con molta cura perché mi fece affezionare a Bonavena. 

Il giornalista Roberto Fazi in un suo articolo sulla Gazzetta dello Sport aveva posto una foto che mostrava Bonavena con le braccia allargate che tentava di abbattere le due colonne. Una volta era abbastanza diffuso ritrarre i pugili in situazioni al di fuori del ring. Bonavena nel 1974 arrivò a Roma. I tifosi italiani cominciarono ad immaginarlo come il futuro campione europeo. Il suo obbiettivo era quello di sconfiggere Joe Bugner che allora dominava la boxe in Europa. Ancora Fazi scriveva : “Quando per la prima volta entrò in una palestra di pugilato, Oscar Natalio  Bonavena, che poi sarebbe stato soprannominato “ Ringo” sapeva di compiere un atto per il quale era predestinato.  Non il solito zio appassionato di boxe ad influenzarlo, nè il solito gruppetto di amici fiduciosi; appena nato, a vederlo con quel naso rincagnato, i pugni sempre chiusi, in una culla che era andata bene, prima a due fratelli ( sarebbe andata bene ad altri sette) e che per lui sembrava ridicolmente stretta, il padre Vincenzo aveva detto : “sembra un boxeador”. E così, quel nomignolo gli era rimasto, “ El boxeador “. “ Ha mangiato el boxeador”? “ El boxeador piange “, “ El boxeador va a scuola” … Tanto che a sette anni, era carnevale, la madre Domenica Grillo gli aveva comperato un paio di guantoni da boxe, l’aveva tinto di nero con un tappo bruciato e gli aveva fatto indossare un paio di pantaloncini rossi che recavano la scritta Joe  Luis”. Così combinato aveva vinto il primo premio alla festa mascherata della scuola. In effetti questo è l’unico premio scolastico che si possa accreditare al boxeador perché appena terminato il collegio statale obbligatorio, con enorme sollievo dei mastri che non sopportavano più il suo carattere estremamente  vivace, Oscar Natalio fu ritirato dagli studi”.

La storia Bonavena è quella di un giovane guerriero che doveva sfruttare al meglio il suo fisico, che sembrava scolpito con la scure di un boscaiolo. Dopo la scuola dell’obbligo il nonno lo spedì a lavorare in una macelleria dove bisognava essere forti per trasportare gli enormi pezzi di carne. Anche questo fu utile per irrobustire il suo corpo.  Penso ad altri molti pugili , che da giovani si temprarono il fisico  svolgendo lavori molto duri. Lo stesso Carnera fu mandato a lavorare in Francia da uno zio falegname e fu costretto a sollevare dei pesantissimi pezzi di legno e per lui era una sofferenza anche  perché il cibo che introduceva era scarso. Anche Urtain, il pugile basco, si esibiva sollevando delle enormi pietre che contribuivano a fortificare il suo fisico e a diventare d’acciaio i suoi muscoli.  Successivamente Bonavena iniziò  a frequentare una palestra e divenne un pugile dilettante. In questa veste disputò quarantasei combattimenti vincendone  quarantaquattro, vinse il titolo argentino  e quello sudamericano dei dilettanti.

La stampa cominciò ad interessarsi di lui. Mi immagino la soddisfazione di questo pugile e della sua famiglia. La boxe gli stava offrendo una grande opportunità. Le sue foto cominciarono ad occupare le pagine  dei giornali e lui iniziava così a diventare conosciuto in tutta l’Argentina. Si stavano avvicinando le olimpiadi di Roma ma la sconfitta con Carletti gli impedì di parteciparvi. Fu una  grande tristezza soprattutto per il nonno Pasquale che teneva in modo particolare alla sua partecipazione alle olimpiadi. A quella olimpiade nei pesi massimi vinse il mestrino Franco De Piccoli. Fu una vittoria molto importante per il Paese perché era la prima volta che un pugile italiano saliva sul  podio più alto. Nel 1956, alle olimpiadi di  Melbourne,  la medaglia di bronzo era andata a Mino Bozzano, a distanza di sessant’ anni pochi ricordano la sua impresa.  

Alcuni anni dopo, venne a Roma con l’intenzione di diventare cittadino italiano onorando così il nonno Pasquale, ma l’ambiente romano andava stretto a “Ringo” che era abituato a una vita più frenetica.  Forse la nostalgia del suo mondo argentino, lo scarso calore tributatogli dagli italiani gli impedirono di portare a termine la sua intenzione di fermarsi in  Italia. In quel periodo anche il pugile Bepi Ros avrebbe voluto fare un match con lui. Ho trovato su un articolo una dichiarazione del pugile  Bepi  Ros che diceva : “ A Ringo oppongono colossi da una lira al chilo, costosi per lo più, io sono qua disponibile. Vogliano farlo questo incontro?”.  

La sorte che aspettava quel simpatico pugile era terribile. Al destino non ci si può opporre, come non si può cambiare la personalità di un uomo. Ringo aveva cercato di diventare campione del mondo dei massimi per ben due volte, sia con Clay che con  Frazier,  ma non vi riuscì. Quei due match sono diventati leggenda per la durezza dei combattimenti, forse gli era mancata quella tenacia e determinazione che non era riuscito a trovare oltre che sul quadrato anche e soprattutto nella vita. Nell’articolo titolato:  Adios Bonavena – comparso nel settimanale Guerin Sportivo dopo la sua tragica morte, Sergio Sricchia scriveva: “ Bonavena pugile era un grande della boxe attuale. Bonavena uomo era un vulcano. Gli piacevano immensamente le donne ed era estremamente geloso. Non deve meravigliare che sia stato ucciso vicino ad un bordello perché quella era ormai la sua vita. Pur essendo innamoratissimo della moglie, nelle altre donne cercava lo sfogo di una vita e di una mentalità avventurosa”.  Alla morte del campione argentino pensai che, se fosse rimasto in Italia, sarebbe sfuggito a questo crudele destino…