Ma quale privacy?

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twitter-privacy-social-network-computer-iphoneEccoti qui. Schedato. Come? Tutto in 8 “tweet”. Il celebre “cinguettio” del social network Twitter. Significa sapere vita, morte e miracoli di chiunque leggendo 8 semplici messaggini di 140 caratteri. Amara riflessione, al netto dell’ennesima prova che viviamo in una società del controllo: possibile che la vita di persone (evidentemente ormai vuota!) sia classificabile grazie a neanche 1000 caratteri? Facile, così, la vita per chi deve monitorarti. Difficile e vuota la tua.

(www.repubblica.it) – “Molte persone credono che solo le tecniche automatiche di analisi dei dati possano scoprire schemi interessanti dalle geolocalizzazioni. Così, si sentono al sicuro del fatto che non tutti abbiano le giuste competenze per trovare qualcosa del genere. Con questo studio volevamo invece dimostrare che quando posti informazioni sui luoghi è molto semplice scoprire dove abiti o dove lavori”. Intendevano cioè provare l’esatto contrario dell’idea comune. Sono parole di Ilaria Liccardi, ricercatrice italiana al Mit Internet Policy Research Initiative. Insieme all’Università di Oxford ha preparato un paper, presentato all’ultima conferenza dell’Association for computing machinery dove ha rimediato anche la menzione d’onore, in cui torna a sottolineare il pressante rischio delle geolocalizzazioni nelle applicazioni dei servizi online, social su tutti, per la propria riservatezza.
 
In particolare, il test ha dimostrato che basta appena una manciata di post su Twitter – anche otto nell’arco di una sola giornata – per consentire a persone comuni, dunque non agli esperti di qualche particolare ambito né ai famigerati algoritmi, di stabilire con accuratezza la probabile residenza o l’indirizzo dell’ufficio di un utente. Nel dettaglio, i volontari hanno scovato nel 65% delle volte la casa di un iscritto posto per così dire sotto osservazione e nel 70% dei casi l’indirizzo del lavoro.
 
Nell’indagine, Liccardi e i colleghi dell’Oxford e-Research Centre, Alfie Abdul-Rahman e Min Chen, hanno utilizzato tweet autentici pubblicati da residenti dell’area di Boston che hanno ovviamente confermato le conclusioni. Tutto questo è stato possibile sfruttando i tweet geolocalizzati: come noto, ogni utente del social dell’uccellino ha la possibilità di disabilitare questa funzione dalle impostazioni generale del telefono, eliminando il rischio alla radice.