Venditori (di fumo)

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Rìflessioni dentro e fuori le mura

(tratto da Heliodromos, Inverno 1998)

Se non esistessero altri fondati motivi per diffidare dai politici, basterebbero i sistemi adottati da costoro per “farsi conoscere” a farli guardare con sospetto e a non far provare per loro alcuna simpatia. Infatti quello di proporsi attraverso quel flagello tutto moderno chiamato pubblicità è un costume che in ogni persona equilibrata e con un minimo di buon senso non può non suscitare il sospetto che dietro le allettanti promesse si nasconda qualche fregatura.

Ovviamente il metodo  non è monopolio esclusivo dei politici, poiché lo si ritrova in ogni manifestazione del vivere contemporaneo: che si tratti di piazzare detersivi ed elettrodomestici, oppure religioni e maestri spirituali, le strategie di marketing non cambiano. Applicando tecniche sviluppate in America, chiunque voglia oggi raggiungere i suoi potenziali clienti percorre pedissequamente il medesimo itinerario, il quale fondamentalmente consiste nel fare abbassare la guardia alla vittima designata, sorprendendola magari nell’intimità domestica, mostrandogli una immagine  superficiale e accattivante del prodotto, del quale si nascondono con cura tutte le possibili “controindicazioni”. Del resto, a chi sarebbe mai venuto in mente di ingurgitare fiumi di Coca Cola, senza le martellanti campagne che hanno fatto diventare la bibita con le bollicine bevanda planetaria? E il ragionamento vale per tutto ciò che oggi va per la maggiore.

In una società normale, vale a dire nella società tradizionale, gli uomini, siano essi Capi o Guide spirituali, non si propongono ma vengono cercati, per qualità oggettive e universalmente riconosciute; e lo stesso vale per i prodotti realizzati dall’arte dell’uomo. Per questo l’uomo d’animo nobile e dignità regale non potrà mai competere su questo piano con ll’elemento plebeo, oggi predominante, vivendo questo immerso nella palude del disonore e della slealtà, in cui quello mai si abbasserà a seguirlo.