Recensione | Leon Degrelle e l’avvenire di Rex (di R. Brasillach)

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Robert Brasillach – LEON DEGRELLE E L’AVVENIRE DI REX 
(recensione a cura della Redazione di At)
 
leon-degrelle-e-l-avvenire-di-rexDalle viscere del Novecento riemersero carsiche, violente, le ultime forze pure, quegli ultimi bagliori di luce i quali cercarono di squarciare l’oscura notte che, da quel crepuscolo, avrebbe poi avvolto l’Europa. Nacque così uno scontro titanico e manicheo, tra quelle forze che vogliono rendere l’uomo schiavo di mille feticci e gli ultimi legittimi rappresentanti di una visione spirituale ed eroica della vita. Tra questi, Léon Degrelle.

Quando egli nel 1935 fondò Rex, probabilmente non si rendeva conto che avrebbe dato vita ad una leggenda. Il mito, in maniera del tutto spontanea, si fece storia.

“Sovente è nel fare, con la massima nobiltà, mille piccole cose spossanti che si è grandi. Tendere mille volte la propria anima,ogni giorno, a servizi di poco conto, riesce infinitamente più difficile che darle un brillante impulso per un avvenimento di notevole spicco.

Sembrano quasi una presa in giro queste parole rivolte a noi, piccoli uomini, da una persona che ha ingaggiato ben diciassette corpo a corpo nella battaglia di Tcherkassy, eppure in Léon Degrelle e l’avvenire di Rex Robert Brasillach, che combatté con la penna tra le sue stesse schiere, alle quali appartennero anche Codreanu, Mussolini, Primo De Rivera…, pagando anch’egli il caro prezzo della vita, ci racconta quelle mille piccole cose spossanti che resero “Il Leone” un mito, dimostrandoci che le grandi cose, le grandi rivoluzioni, nascono da un susseguirsi, incessante ed eroico di molteplici piccoli-grandi sacrifici. In queste pagine pulsa l’epica di quella grande epopea politica che cominciò tra le testate giornalistiche giovanili belghe e nelle campagne vallone, a contatto con gente umile, ma con un sacro fuoco secolare che gli ardeva nel cuore, la cui vita di campagna, elevata dal culto trasmessogli dai padri nei secoli, consacrava una genuina veracità.

degrelle 65Brasillach ci trascina poi insieme a Degrelle dall’altra parte del mondo, al fianco dei martiri cattolici del Messico, ove egli versò il sangue insieme a loro contro la rossa bestia marxista dei “macellai arricchiti”, come li chiama il Leone. Cattolico ma non chierichetto, piuttosto ultimo tra i crociati: partito alla volta del Nuovo Continente – perché la Patria è laddove si combatte per l’Idea – ed osteggiato, novello De Molay, da quella Chiesa i cui “curati non sono fatti per gli affari”, ma che tutto sommato non li disegnano, tanto che in Belgio preferì strizzare l’occhio ai liberali piuttosto a chi poneva il nome di Cristo Re sulle sue insegne.

Tornato in patria inaugurò così la “campagna dei marci” col suo slogan “Contro tutti i partiti, contro tutti i corrotti”, contro i “banxters” e gli sfruttatori del popolo di ogni sorta e colore, coalizzati in quel tridente, all’ora a capo del paese, in cui si nascondevano liberali, cattolici e socialisti. Squallida borghesia, brutta copia della peggior Weimar, a cui il Leone non perdonò nulla, a cui strappò, forte del suo irriverente “Rex-appeal” tutti i migliori uomini che popolavano il Belgio, andando a prenderli uno per uno, girando in lungo e in largo tutto il Paese, parlando allo stesso modo agli umili e nei salotti, riunendo a sé, come un capo Vandeano, nobili e contadini. Tutti giovani, entro i trent’anni.

Brasillach ancora ci racconta dei suoi primi comizi, dei primi scontri con la polizia di questi giovani ardenti, dei loro grandi sacrifici, al grido di “Rex vincerà!” (e ce ne voleva, per esserne convinti!), che per costanza ed abnegazione avrebbero fatto impallidire il più scrupoloso degli amanuensi, gettandoci violentemente in faccia ogni nostra pigrizia, ogni nostro protagonismo, tutta la nostra borghese piccolezza. L’Autore narra i racconti goliardici delle scorribande dei giovani camerati di Rex, i cui imperativi politici appaiono però allo stesso tempo sempre più attuali, istanze in cui la dimensione esistenziale ed etica dell’uomo nuovo incontrava e risolveva i problemi economico-sociali di uno stato europeo: quello della prostituzione, di una miglior redistribuzione della ricchezza e dello sviluppo di un nuovo e robusto ceto medio, che spezzasse le ossa al turbocapitalismo, longa manus della intellighenzia borghese, ed al barbaro comunismo, nemico di ogni realtà nazionale, locale ed identitaria.

Ma anche delle prime simpatie del giovane Degrelle per Benito Mussolini ed Adolf Hitler, da cui, all’indomani della campagna di Russia, si guadagnò quel prestigioso riconoscimento, che gli varrà più di mille croci di ferro: “Se avessi un figlio, vorrei che fosse come lei”.

degrelle-hitlerTutto questo ci racconta Brasillach, con una sorprendente naturalezza narrativa, in quello che si può a pieno titolo definire come il testo che precorre e ci introduce al capolavoro Hitler per mille anni.

Qui sono narrati i primi passi dell’epica vita dell’ultimo grande eroe del novecento, colui che ci ricorda che la rivoluzione possono farla solo ed esclusivamente i giovani. Quella stessa gioventù che cantò il suo amico Brasillach e per la quale anch’egli diede la vita, di fronte ad un infame plotone di esecuzione il 6 febbraio del 1945.

Degrelle, che rese poesia la guerra; Brasillach, che fece la guerra con la sua poesia.

Questo è l’eccezionale e fresco binomio di quest’opera.

LEON DEGRELLE E L’AVVENIRE DI REX
Di ROBERT BRASILLACH
Anno: 1997; 
Pagine: 125:
Prezzo: 9€
 
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