Putin-Erdogan: pace fatta?

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Dopo con Israele, la Turchia fa pace con la Russia.
Ma il giorno stesso viene colpita da uno dei più grandi attentati della sua storia e questo non viene rivendicato.
Strane coincidenze?

(www.repubblica.it) – Pace fatta Putin-Erdogan. Presto un faccia a faccia. Via le sanzioni alla Turchia.

Tra Erdogan e Putin è scoppiata la pace: una telefonata del capo del Cremlino per esprimere il cordoglio dei russi dopo la strage di Istanbul si è perfettamente inserita nell’offensiva diplomatica dell’uomo forte di Turchia, tanto che dopo il colloquio fra i presidenti è seguito l’annuncio che presto arriverà un incontro diretto fra i due e che saranno cancellate le sanzioni contro Ankara. “Ho chiesto al governo russo di rimuoverle”, ha detto Putin.

Sono passati poco più di sette mesi dall’abbattimento del Sukhoi Su-24 da parte dell’aviazione turca vicino alla frontiera siriana: gli F-16 di Ankara avevano aperto il fuoco sul caccia di Mosca per uno sconfinamento in territorio turco. Il jet russo era caduto, il navigatore era morto nell’incidente e il pilota, finito in mano ai ribelli siriani, era stato ucciso. La stessa sorte aveva subito il membro di una squadra di soccorso inviata in elicottero.

Lo scontro aveva aperto una crisi diplomatica molto grave, dando il via a una serie di sanzioni da parte di Mosca, la cui aeronautica aveva più volte “illuminato” con il radar gli aerei turchi durante le operazioni nei cieli siriani. Il messaggio era chiaro: siamo pronti a reagire pesantemente.

Ma adesso, dopo l’attentato all’aeroporto Atatürk, le prospettive sono cambiate. Erdogan cercava una sponda al di fuori dei tradizionali alleati proprio per avere più spazio di manovra davanti alle pressioni di Washington, che vuole maggior chiarezza nella lotta contro il sedicente Stato islamico, e alla freddezza dei paesi europei, che hanno digerito male il ricatto di Ankara sui profughi. Paradossalmente l’attacco di Istanbul sembra dimostrare che l’atteggiamento di Ankara verso l’Is è cambiato. In ogni caso, il presidente turco voleva riaprire canali di comunicazione che erano bloccati: con Mosca prima di tutto, ma anche con Israele.

I rapporti con lo stato ebraico erano fermi da quando i militari israeliani avevano assalito la nave Mavi Marmara, parte della Freedom Flotilla che puntava sulla striscia di Gaza. Nell’assalto erano morti dieci attivisti turchi. Dopo sei anni di gelo, nei giorni scorsi la situazione si è sbloccata: il governo israeliano pagherà alle famiglie delle vittime un indennizzo pari a 20 milioni di dollari. L’accordo prevede anche il via libera ad aiuti umanitari turchi per i palestinesi della Striscia attraverso il porto di Ashdod.