Un giorno a Sequals, nel nome di Carnera

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di Emilio Del Bel Belluz 

Ogni volta che mi reco a Sequals, paese di Carnera, mi sento una persona felice e con emozioni che sono difficili da descrivere. Prima di arrivarci, scorgo in lontananza la bella chiesa che si staglia verso la montagna. Quella visione mi rallegra e non posso non pensare alla felicità che coglieva il campione Carnera nel  momento in cui la intravvedeva, mentre raggiungeva il suo paese. Credo che gli battesse più forte il cuore, nel ricordare quante volte in quella chiesa aveva vissuto dei momenti di felicità, in occasione della comunione, della cresima e del matrimonio.

Appena giunto a Sequals mi sono recato al bar al Bottegon, posto a me caro perché raccoglie alcuni ricordi del campione: le sue fotografie, le scarpe, e altri cimeli. A gestirla è una famiglia che viene dal sud, hanno tre figli, sono molto uniti e a questa gente sono molto legato. Il terzo figlio è nato pochi anni fa e questo evento ha dato alla famiglia nuova luce. In questo locale mi pare di vedere Carnera seduto su una robusta sedia che gioca a carte con i suoi compaesani. Il gioco delle carte era una sua grande passione, oltre al piacere di bere qualche bicchiere di buon vino. C’è una foto che lo ritrae durante il gioco delle carte.

Appena varcata la soglia del Bottegon ho compreso che vi aleggiava una serenità particolare. Una piccola scatola posta sul bancone aveva attratto la mia curiosità. La signora che gestisce il locale subito mi ha annunciato della nascita di sua nipote. Ha preso dalla scatola un confetto colorato che ho immeditamente mangiato per festeggiare l’evento. La mia felicità era già tanta in questo giorno dedicato al trofeo Primo Carnera ed ora aumentava per la nascita di Mia. Questa bambina ha portato una bella gioia ai genitori e ai nonni. Poi mi hanno fatto vedere questa creatura e con felicità ho brindato alla sua salute. Ora il paese di Primo Carnera ha una bambina su cui può contare. Se fossi il sindaco di Sequals donerai ad ogni nato un ricordo: una medaglietta con il volto di Carnera e sul retro la data di nascita del bimbo. O gli donerei dei piccoli guantoni, come fece il Re d’Italia Umberto II alla nascita del primo figlio di Carnera, al quale fu posto il nome di Umberto per omaggiare il Re.

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La mia gioia era talmente grande che ritenni la notizia della nascita di questa bambina, la più importante del giorno. Ho immaginato, inoltre, che Carnera sorrida dal cielo ogni volta che nasce un bambino nella sua terra. Successivamente ho bevuto un caffè e ho versato lo zucchero contenuto in una bustina che aveva la foto del pugile. Chiunque usi quelle bustine con la foto di Carnera si può sentire per un attimo il  Re dei pesi massimi. Sulle bustine sono riportate delle fotografie molto belle, tra cui una ritrae Carnera con la fascia tricolore di campione d’Italia dei pesi massimi. Una di questa bustine pubblicizzava il trofeo Carnera di quest’anno, giunto alla  31° edizione. Prima di lasciare il Bar al Bottegon, ho comperato due pezzi di pane di Altamura e dell’olio d’oliva proveniente dal sud. Con un pezzetto di pane, con del pomodoro e con l’olio si può fare un pranzo da principi. Poi ho raggiunto la casa di Carnera, dove era stata allestita una mostra  fotografica con i volti dei campioni della boxe che hanno combattuto a Sequals. Come il campione d’Italia del 2016: Gianluca Mandras e il suo avversario Sergio Romano, oltre al campione Matteo Modugno ed altri personaggi. Tra le foto esposte ho notato quella del maestro dei maestri: Zennoni.

La mostra è stata rappresentata dal sindaco di Sequals. Ho poi visitato la casa del campione che in questa occasione è aperta al pubblico, ho subito notato il paio di guantoni con la firma dell’ indimenticabile Ali, assieme a quella del campione dei medi: Nino Benvenuti. Il buon Nino è sempre presente alle manifestazioni di Sequals, di cui è anche cittadino onorario. La casa di Carnera fa rivivere il grande mondo della boxe  e si ha l’impressione che l’aria che si respira sia quella della grandi occasioni. Sembra di essere in attesa che, da un momento all’altro, il campione Primo possa apparire in quella casa e salutare tutti con la sua voce cavernosa. All’esterno, nel giardino, osservo i due cedri del Libano che come due sentinelle controllano che tutto vada per il meglio. Sono alberi  che hanno oltre novant’ anni, imponenti, si stagliano verso il cielo, come se volessero salutare il campione ancora una volta.