Racconto | La Terra

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di Emilio Del Bel Belluz

Qualche mio amico mi chiede spesso perché amo la terra. Sanno che ho dei campi, una vecchia casa che è un rustico con annessa la stalla. L’altro giorno, raccontavo ad un  amico, che ho sempre amato la terra perché ho vissuto in campagna fin dall’infanzia e mi sono abituato a vivere il succedersi delle stagioni. Amo il profumo dell’aria che respiro al mattino presto ed amo camminare vicino agli alberi. Questi momenti della mia vita sono unici e impareggiabili.

Ho una stalla con tre asinelle, e una di loro ha dato alla luce tre mesi fa  un piccolo maschio a cui ho dato il nome di Benito. L’asinella che ha partorito si trovava con me da anni, ma era al suo primo parto. Una mattina ho trovato la sorpresa di vedere nella stalla un piccolo asino tutto nero. L’animale mi sembrava sperduto, si dice che quando nascono per otto giorni non ci vedono. La mia gioia era tanta, ma mi è stata subito oscurata dalla tristezza nel vedere la madre che non ne voleva sapere di allattare il piccolo. Risultò vano ogni mio tentativo di avvicinarlo. L’asino dava anche dei morsi all’asinello, lo scalciava, non lo voleva accanto. Allora chiamai dei contadini che abitavano lì vicino. Dalle nostre parti c’è l’abitudine di aiutarsi reciprocamente. Cercai con altri contadini di legare la madre, per permettere al piccolo di succhiare il latte materno. Le prime ore dopo la nascita sono di vitale importanza, se il piccolo non viene allattato può anche morire. Il primo giorno è davvero lo spartiacque della sua sopravvivenza.

emilio-asino-2Quando tutto sembrava perduto, con molta fatica, riuscii a mungere la madre che essendo con me da alcuni anni s’era  creato un rapporto di confidenza. L’asino di solito è molto mansueto, dona a chi gli sta vicino una tranquillità difficile da trovare tra gli umani. Passai il primo giorno a mungere quel poco latte e con un piccolo biberon lo diedi a Benito che succhiava con molta avidità. In quelle ore divenni la persona di riferimento dell’animale, il piccolo mi seguiva in qualsiasi posto dove andassi. Ero per lui diventato la sua mamma, come succede per quegli animali che si sentono legati a quelli che vedono per primo. Quando giunse la sera chiamai l’allevatore che mi aveva dato l’animale e gli dissi che gli  avrei donato la bestia che non amavo più. Non la volevo più vedere nella stalla, non potevo vedere l’asinella  che aveva rifiutato il piccolo.

Consegnai anche il piccolo Benito con l’accordo che mi sarebbe stato restituito nel momento in cui fosse diventato autonomo. Non riuscivo a trovare una spiegazione per il comportamento della madre nei confronti del piccolo. A sera inoltrata giunse il camion che caricò con molta fatica la bestia e il piccolo. L’allevatore subito mi spiegò che il comportamento della madre era dovuto al fatto che aveva avuto un parto molto difficile e doloroso e per tale motivo allontanava il piccolo che era stato la causa della sua grande sofferenza. Il giorno dopo, rientrando nella stalla, notai le altre due asinelle con un velo di tristezza negli occhi. Rifiutavano il cibo, e la motivazione era semplice : le due asinelle sentivano il vuoto lasciato dalla partenza dell’altra asinella e del piccolo. Passavano i giorni, non volevo pensare a quello che era accaduto, ma nella casa di campagna ci andavo malvolentieri. Due settimane dopo l’allevatore mi telefonò dicendo che la bestia era riuscita ad accettare il piccolo. Lui trovava giusto che questi due animali tornassero nella mia stalla, anche se avevo giurato a me stesso, che non ne volevo più sapere della madre. Quando arrivò il camion che le riportava, le altre due asinelle cominciarono a ragliare dalla gioia.

Nella stalla regnava un clima sereno: tutto era ritornato come prima. Il piccolo ora poteva allattare dalla madre senza più essere respinto. Sono passati tre mesi dall’evento, il piccolo Benito cresce e se lo lascio libero sua madre segue ogni suo passo. Questa storia è a lieto fine, è una storia che è nata nella mia terra. Spesso dei bambini  accompagnati dai genitori vengono a vedere gli animali, sono uno spettacolo a cui non possono rinunciare. L’amore per la terra è anche questo, io sento la presenza dei miei avi che hanno vissuto in questa casa di campagna. Amo fare il segno della croce prima di entrare nella stalla, come facevano i contadini al mattino prima di andare per i campi. La mia terra è diventata un bosco dove trovano rifugio gli uccelli, amo osservare la natura , come l’uomo del fiume ama l’acqua e ne sente il profumo. Non esiste  povertà per chi vive a contatto con la terra, perché la terra ti offre tutto. Spesso osservo gli alberi da frutto e ogni anno utilizzo il loro prodotto e lo trasformo in marmellate squisite. Ogni cosa che dona il buon Dio viene dalla terra. Alla sera osservo il tramontare del sole, ma so che domani sorgerà un’altra volta anche per me. Non amo questa Italia che ha dimenticato gli italiani e ne soffro.