Campo di Formazione Militante 2016 – Recensione

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camerata campo

E’ tornato Agosto carico di sole e di energia e, come ogni anno da decenni, è il momento per tutti i militanti e le realtà del Fronte della Tradizione di riunirsi alle pendici dell’Etna per il Campo di Formazione Militante.

Incontrare nuovamente tutti i fratelli di lotta provenienti dai vari angoli d’Italia, e d’Europa in alcuni casi, riempie il cuore di gioia anche se con molti si è già avuta occasione durante l’anno passato di collaborare spalla a spalla nelle varie iniziative organizzate.

Ognuno di loro ha portato con se solo lo stretto necessario per una settimana di vita autentica nella struttura che ci ospita, e per l’impegnativa escursione fino al cratere dell’Etna. L’essenzialità è una delle prime virtù che, già dal momento della preparazione del bagaglio, vengono risvegliate; liberarsi del superfluo, sia materiale che mentale, diventa così il primo obiettivo.

La sveglia ogni giorno alle 5.30, l’alba ed una frugale colazione, e poi una mattinata di lavoro nei campi potrebbero dare l’idea di qualcosa di duro e spossante; qui invece l’uomo si sincronizza con i ritmi della natura, riscopre se stesso tramite arti ed attitudini ormai perse o meccanicizzate, consapevole che la migliore ricchezza si ottiene solo se ci si dona. La sensazione quindi è quella di una vera liberazione dalla frenesia mentale e fisica delle preoccupazioni tipiche della vita quotidiana, si riesce a fare tutto e molto senza l’affanno e le isterie che appartengono al mondo moderno. La grande fatica fisica ed il sole cocente sono accolti col sorriso di chi sa di volere fortemente quello che fa, di chi crede fermamente che la più grande rivoluzione la si compie dentro di sé, di chi sente finalmente la mente libera.lavoro

A pranzo le varie squadre di lavoro tornano alla base e si uniscono intorno ad un’imponente tavolata comunitaria, un meritato pasto preparato dai tanti camerati addetti alla cucina e consumato sempre all’insegna di una giusta frugalità.

Al pomeriggio, dopo aver nutrito il corpo, viene la volta dell’anima e dello spirito; la proiezione di un film, la conferenza tenuta da un ospite del Campo od un approfondimento dottrinario o politico “interno”, gettano le basi e indicano le vette della nostra visione del mondo. La consapevolezza di ognuno è quella di voler dare una forma alla propria azione, altrimenti essa sarebbe solo vana agitazione; questa è formazione!

Dopo giornate come queste ci si rende conto di cosa significa la vita tradizionale, quella che punta direttamente a valorizzare la vera natura umana e le sue reali potenzialità, inquadrandola in maniera organica e gerarchica in una Comunità, esattamente il contrario di ciò che accade fuori dal cancello della proprietà che ci ospita, giù a valle, in città… Il rapporto con persone che per tutto l’anno sono distanti centinaia di chilometri è lo stesso che si ha con i fratelli della lotta quotidiana, mai promiscuo nonostante la vita a stretto contatto che si fa qui, mai borghese come tra chi sa parlarsi guardandosi negli occhi, secco, asciutto e virile, il cameratismo vissuto nella maniera più naturale e concreta.

I canti intorno al tavolo la sera dopo cena scaturiscono direttamente dai cuori, in un’armonia di intenti che non si può trovare in nessun’altro posto che a casa propria, perché questa è la casa di chi è sul cammino della Tradizione. L’ampia camerata che alloggia i letti a castello disposti ordinatamente, sfoggia sulle pareti gloriosi drappi a dare la migliore buonanotte ed un eccellente buongiorno agli ospiti.etna campo heliodromos

Ecco che circa a metà settimana arriva il punto apicale del Campo Militante: l’escursione fino al cratere di sua maestà l’Etna. Una delle tre prove legionarie raccontate dal Capitano Codreanu per spiegare il percorso della vita legionaria è, appunto, il “monte della sofferenza”; poche esperienze aiutano a comprendere appieno questo mito come quella dell’ascesa che i militanti del Fronte della Tradizione compiono ogni anno. Ad un lunghissimo e tortuoso percorso iniziale di 3 ore, che mette a dura prova i nervi, segue una lunga sosta a quasi 1900 m di altitudine nella quale molti consumano un po’ della stretta razione di cibo ed acqua fornita alla partenza, per poi ripartire in piena notte per una salita ripida, senza sentiero e vegetazione, per 5 ore di successivo combattimento con le sciare e con i sabbioni che caratterizzano il terreno vulcanico che rallentano di molto l’incedere. Ma soprattutto di combattimento contro se stessi, contro la voce del proprio ego che imperterrita continua a suggerire di tornare indietro, di rinunciare, senza avere di conforto la percezione della distanza dalla vetta che infatti non sembra mai arrivare, o un bel panorama rigoglioso e rinfrancante che sia il buio sia il territorio lunare creato dalle vecchie eruzioni negano categoricamente. L’unico supporto disponibile è la propria fede e la propria tenacia interiore, e anche, proprio come nel mito-racconto del Capo di Cuib, il braccio stretto di un fratello che esorta l’altro ad andare avanti anche se non si ha più forza nelle gambe, anche se non si sopporta più il vento gelido che punge come una lama, anche se si pensa di aver dato tutto quello che si poteva.cratere 1

Così i nostri all’alba giungono pieni di gioia e trionfanti al cratere, meta sudata e meritata, che quest’anno offre ai suoi riverenti ospiti uno spettacolo inedito: una grande bocca è stata riempita, dalle eruzioni dei giorni precedenti, di lava che ora con la sua superficie appena pietrificata ma ancora rovente centinaia di gradi emette zaffate di fumi sulfurei. La permanenza è per forza di cose limitata, bisogna tornare giù e, come si dice in montagna: si sale col cuore ma si scende con i muscoli!cratere 2

Per la tarda ora di pranzo si è di nuovo al Campo, distrutti fisicamente ma ancora più carichi nell’animo. Si brinda alla montagna ed al lauto pasto, consapevoli di aver superato ancora una volta i propri limiti, di avere una cartuccia in più nel caricatore delle anime (così) armate per la rivolta contro il mondo moderno.

tiro alla fune ludi campo

Ma ancora un ultimo cimento attende tutti proprio l’ultimo giorno: i Ludi! Tiro alla fune, tiro con l’arco,  lotta, questi sono i giochi in cui si fronteggiano le stesse squadre che durante la settimana si sono adoperate nei vari lavori del Campo Militante. Adesso, con sorriso olimpico (e non olimpionico!) e sano agonismo, potranno verificare la loro resistenza contro gli avversari dall’altra parte della corda, misurare la capacità di concentrazione e riflessione centrando il bersaglio con la propria freccia, mostrare coraggio, lealtà e lucidità nella lotta corpo a corpo. Ogni squadra con uno stendardo diverso, e con l’intento di vincere l’agognato alloro, o per lo meno di non meritare il famigerato cucchiaione di legno fornito solertemente dagli addetti alla cucina per la premiazione di chi arriva ultimo…!tiro con l'arco campo

Al termine della settimana è impossibile non provare della nostalgia, ma più forte è la consapevolezza di tutti è che l’esperienza del Campo di Formazione Militante va portata nella routine della vita quotidiana; in ogni gesto, scelta, pensiero per il resto dell’anno deve vivere lo spirito che ha animato ognuno in questa settimana, affinché si possa essere veramente certi che la propria militanza è 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, e non un passatempo o un capriccio di gioventù.

Il nemico è forte ed abile, per questo il Fronte della Tradizione vuole dei veri soldati che sappiano forgiare la propria spada nel fuoco del vulcano e portarla nel mondo del lavoro, della scuola, della famiglia, dell’amore, della lotta politica, per essere esempio e riferimento di stile guerriero, per non far spegnere mai il fuoco che custodiamo.

Pro aris et focis!etna heliodromos