VIDEO | Monarchia norvegese a tinte arcobaleno

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(a cura della redazione di AT.com)

C’era una volta la monarchia: oggi ne è rimasto solo un insignificante simulacro, è cosa risaputa. Tra i tanti fantocci che insozzano quotidianamente i troni, la funzione, l’immagine, la grandezza, che appartennero ai grandi Re sacrali della Tradizione, si mette in evidenza in questi giorni Re Harald V di Norvegia, che dall’alto dei suoi 79 anni si lancia in un ammiccante discorsetto alla nazione a tinte arcobaleno e pieno di tanti bei cuoricini, che spopola su internet (anche se il video del discorso che vi presentiamo, tratto da Youtube con sottotitoli in inglese, presenta al momento molti più “non mi piace” che “mi piace” …) e che ha mandato in visibilio tante migliaia di cialtroni innamorati del mondo contemporaneo e dei suoi “valori”.

Ecco alcune delle più significative parole del sovrano Harald: “Non è sempre facile dire da dove veniamo, a quale nazionalità apparteniamo. ‘Casa’ è dove sta il nostro cuore. E questo spesso non si trova all’interno dei confini di uno Stato … I norvegesi sono ragazze che amano ragazze, ragazzi che amano ragazzi, e ragazzi e ragazze che si amano l’un l’altro” (la Norvegia è dunque un’ammucchiata selvaggia?!). “I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto e in nulla … i norvegesi sono anche immigrati da Afghanistan, Pakistan, Siria  …  La mia più grande speranza è che saremo in grado di prenderci cura l’uno dell’altro. Che potremo ancora fondare il nostro Paese su fiducia, solidarietà e generosità”. E via così.

Un discorsetto in linea con i canoni del più becero politically correct odierno, il tronfio trionfo del nulla, del relativismo più facile e più insulso: la Norvegia è tutto, e dunque non è più nulla, non ha più identità. Parola di re (con la r rigorosamente minuscola).

Un’ultima cosa: a chi continua a riempirsi la bocca con la parola “populista” per bollare con disprezzo determinati movimenti politici che, validi o meno che siano, quando vengono scelti dal cosiddetto “popolo-sovrano” improvvisamente diventano pericoli da abbattere, alla faccia della cosiddetta “sacralità” del voto democratico, diciamo: guardatevi in faccia, ipocriti. Perché il vero “populismo” è quello facile facile dei discorsetti come quelli del re di Norvegia, è quello che è alla base delle campagne elettorali per blandire gli elettori, è quello su cui si fondano le democrazie parlamentari, è quello dei messaggi più o meno subliminali che puntano a scuotere l’animo delle masse stimolandone i sentimenti e la parte più irrazionale, con i nuovi mantra tutti laici dell’accoglienza, del rispetto, dell’uguaglianza di tutto e tutti, dei “diritti”, e così via. Tutti fraudolenti cavalli di Troia funzionali solo ed unicamente a raggirare le persone, a nascondere verità scomode, a falsificare la realtà, ad instillare nelle menti degli individui i germi della peggiore sovversione, spacciandoli per progresso.

Ipocriti populisti della peggiore specie, tacete!