Giornalista sgambettò un immigrato: ora chi chiederà scusa all’Ungheria?

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Il caso fece scandalo, e tutti a ricordare che, del resto, l’Ungheria è il Paese di Orban e in aria di deriva “fascista”. Poi però scopri che la giornalista colpevole di aver sgambettato un immigrato (irregolare) non solo è stata licenziata ma, rischia ora fino a 5 anni di carcere. E allora, come la mettiamo caro pennivendolo “radical”, alla Saviano e soci? Non esalti la magistratura magiara? Non ti complimenti per quello che avresti tanto voluto? Ah no, non puoi. Perchè l’Ungheria è fascista e tu sei solo un prezzolato servo del regime.

(www.repubblica.it) – Fece sgambetto a migranti in fuga in Ungheria, giornalista rischia fino a 5 anni di carcere.

E’ stata formalmente incriminata Petra Laszlo, la giornalista che mentre riprendeva con la telecamera la fuga di alcuni migranti in Ungheria, fece cadere un uomo con un bimbo in braccio.

Confine tra Serbia e Ungheria. Alcuni migranti, frustrati per la mancanza di assistenza da parte del governo ungherese, tentano la fuga dal campo di Roszke e dalla polizia. Petra Laslzo, reporter ungherese di N1TV, sgambetta un padre in fuga con in braccio un bambino. Era l’8 settembre dello scorso anno, il video fece il giro del mondo.

Dopo esser stata licenziata, a un anno di distanza, Petra Laszlo è stata formalmente incriminata per “disturbo dell’ordine pubblico” dalla Procura di Csongrad (Ungheria) e rischia fino a 5 anni di carcere.

Le motivazioni – Al termine dell’inchiesta la magistratura ha ritenuto che il gesto della donna, filmato da altri giornalisti e che ha fatto il giro del web, non fosse “motivato da considerazioni etniche o dallo status di migrante delle persone colpite”. Secondo la procura lo sgambetto della giornalista, che lavorava per un sito online vicino all’estrema destra, “non comportò un danno fisico, ma il suo comportamento provocò l’indignazione e la rabbia dei presenti”. Licenziata poco dopo il folle gesto, Laszlo si difese dicendo di “essere andata nel panico”.

Lieto fine – Osama Abdul Moshen, l’uomo fatto cadere a terra dalla Laszlo, era stato l’allenatore dell’Al-Fotuwa, squadra di calcio della prima divisione siriana. A prendersi carico di lui e della sua famiglia è stato il Cenafe, il Centro nazionale di formazione degli allenatori in Spagna. Pochi giorni dopo il Real Madrid, oltre a donare un milione di euro per i rifugiati arrivati in Spagna, realizzò il sogno del piccolo Zied, di 7 anni, caduto insieme al padre dopo lo sgambetto della giornalista, di Incontrare l’idolo Cristiano Ronaldo.